venerdì 30 aprile 2010

Una fatica credimi. Di Virgilio Lilli

Mi sveglio, la mattina,
pieno di sonno.
Vado a letto
la sera,
pieno di veglia.
Il sole mi trova morto,
al mattino,
e faccio il lavoro di Lazzaro
per aprire gli occhi
e guardare il mondo.
Il buio mi trova così vivo,
la sera
che chiudere gli occhi
é come un suicidio
Così va la mia vita,
da mezzo secolo e dieci anni:
una fatica, credimi,
una fatica d'Ercole,
un'altalena
di resurrezioni e suicidi.

Roma ottobre, 1969




Virgilio Lilli è stato giornalista di testate quali "Il resto del Carlino", "Corriere della Sera", "La Stampa" per citarne alcuni. Nel 1972 è eletto presidente dell'ordine dei giornalisti, e muore a Zurigo nel 1976  quando aveva appena sessantanove anni. Il ruolo di  inviato di guerra è forse l'esperienza umana e professionale più importante che gli capiti di vivere. Il giornalismo di allora si pretendeva OGGETTIVO, quindi attinente alla verità, ma che senso ha questa parola in un contesto di guerra? Come dicono gli inglesi "la prima vittima della guerra è la verità". La guerra è indicibile perché non esiste un vero modo di raccontare il cadavere di un bambino, o la sua miseria, la sua vita di stenti, senza più infanzia. Ecco allora che quel male altrui, diventa anche di chi si trova in quei luoghi solo per raccontare fatti. Gli capita di sentire che le sue parole siano inutili eppure fondamentali, e le emozioni vissute al fronte, le trasforma in versi in cui  l'IO ritrova il suo punto di vista, volutamente personale, singolare.

Di cose da dire ce ne sarebbero tante, ma in questo blog mi interessa soprattutto il "flash", l'istantanea, su un autore o su una sua opera. In questa poesia, vedo raccontato in modo quasi divertente il mestiere del giornalista, che lavora di notte e raccoglie dati di giorno, sentendosi sempre spossato, come accade a chiunque abbia l'impressione che vivere di notte sia molto  stimolante a livello celebrale, ma poi il giorno si ritrova davvero a fare il  mestiere di Lazzaro...  

citazione: " La pace risiede nel suo non essere immediatamente percepibile" morale... la guerra fa notizia, la pace no.

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