martedì 7 settembre 2010

C'è p@sta per me.

Per capire quanto ti manca una  situazione, devi perderla al punto da dimenticarti di lei. Ritrovarsela davanti, in modo del tutto inatteso, sarà come fare un salto sulla luna dopo aver visitato la tomba di Tutankamon, passando per la muraglia Cinese pensando che sia normale. Parlo di “missive”, di “lettere”, e più in generale della sensazione di scriverne e riceverne.
Se qualcuno scrive una lettera, in verità di lettere ne usa tante, e per comprendere il peso specifico di ognuna di esse, bisognerebbe guardarsi il film: “Lo scafandro e la farfalla”, ma qui non stiamo parlando di gesti epici o straordinari, solo di quella routine che ci abitua sin da molto piccoli, ad ammucchiare tante lettere e svariati segni d’interpunzione, così da formare un un testo, un significato, una lettera. Le “lettere” non si usano più. L’ho capito sta sera, quando distrattamente ho aperto l’apposita buca in cerca di bollette, tasse o pubblicità. Con indescrivibile sorpresa, ho trovato tre lettere per me! Arrivano da molto lontano ed è li che mi portano, lontano. Il solo vederle mi rende allegra come i bambini davanti ai pacchi di natale. Mi ridono anche i capelli e sono sorpresa. Erano secoli che non mi sentivo tanto privilegiata da ricevere un regalo di questa misura. Sono passati dieci anni, forse di più, dall’ultima volta che ne ho ricevuta una, e oggi... TRE. Ne annuso l’odore. Tocco la carta per indovinare il tatto di chi l’ha toccata prima di me. Ho la testa piena di nomi, situazioni, artisti... Penso molto, forse troppo, ma sono pensieri creativi. I neuroni si danno a un' orgia di natura alfabetica che a momenti mi si intasa il cervello. Serve ordine. Da quanto tempo... Apro la prima lettera e sono così agitata che non capisco cosa c’è scritto. Devo ricominciare almeno tre volte. Che strano.
La grafia del mio interlocutore suggerisce un carattere come dire...mentalmente “ordinato”, una specie di “Caos calmo”. Leggo frasi che solo un cervello molto allenato a pensare potrebbe elaborare, una mente originale. E' raro viaggiare lungo le stesse vie, vedere gli stessi colori. E' la mia idea di amicizia. Parlare in silenzio. Riempie...
Partito in una notte di fine estate, uno dei tre Re Magi si dirige verso la mangiatoia, guidato da una stella per portare una lettera alla figlia di Dio. Macché... ho origini più umili e non me ne dispiace. Penso agli averi come a qualcosa che potenzialmente guastano gli esseri, e io sono... e sono contenta, e  ho voluto metterlo per iscritto, perché non capita tutti i giorni.

Grazie a te, gentile viaggiatore.




ps: quanto al testo... 
Se lo scrivessi oggi lo chiamerei "lettere bovariste" Ovvero...dell'inganno delle parole e gli darei tutt'altra inflessione. Ma lo tengo così come l'ho concepito a mo' di promemoria. Così che non mi passi mai di mente che per tante pesone le parole sono solo perle da incastrare a fili trasparenti per farne belle collane da regalare a chiunque in quel momento passi per la via, senza che per forza esse abbiano il benché minimo senso. 
Quel momento passavo io.  

@_Luisa

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