lunedì 27 settembre 2010

La mezza mela... la vera storia.


Nel mezzo di una foresta incontaminata della Francia del Sud, viveva circondata da fiabesca miseria, una ragazza bella, giovane e molto sfortunata.
Cenerentola -questo il suo nome- trascorreva le sue giornate sfregando il pavimento della vecchia casa paterna, sperando di accontentare la terribile matrigna, di natura molto irascibile. La vita della ragazza era piena di lavoro, nient'altro che lavoro. Un giorno, seduta a terra, con le ginocchia indolenzite, la gonna bagnata e i capelli unti, si accorse di possedere qualche grammo di rancore nei confronti di sua madre che era morta lasciandola in balia della giovane e terribile matrigna, e pensando al padre, partito per lontane avventure e mai più tornato, quasi le scoppiò il cuore di rabbia. Si mise a sfregare quel dannato pavimento sporco fin quasi a scolorirlo e intanto pensava a tutte le rinunce patite. Colta da fulminea illuminazione, pensò a una strategia vecchia ma consolidata nei secoli. Decise di conquistare un uomo ricco che l’avrebbe salvata dalla miseria e, peccando di ambizione, scelse il più ricco di tutti: il principe! Si chiese perché diavolo non ci avesse pensato prima. Lo corteggiò senza tregua, ma con classe. Usò la solita tecnica della verginella sprovveduta, imbronciata e timida e il pesce dagli occhi azzurri non tardò ad abboccare, conquistato dalla semplicità di lei che era per altro molto più eccitante rispetto alle pompose damigelle di corte. Malgrado le resistenze della regina madre, il sogno di Cenerentola si avverò e per lei finirono i guai. Nozze da mille e una notte, abiti luccicanti e meravigliosi, scarpe di cristallo –praticamente importabili- gioia e promesse di fedeltà che col tempo non sempre il principe avrebbe mantenuto!
Le ore correvano, i giorni volavano. Trascorsero mesi, e poi anni. Cenerentola finì col dimenticare i passati tormenti, in cambio però scoprì, non senza stupore, di trovarsi molto a suo agio nelle vesti di tiranna...
-finalmente libera di fare ad altri quello che per anni, altri avevano fatto a lei-
In un paese non molto lontano dal suo, viveva una splendida fanciulla, il suo nome era Biancaneve, la sua pelle chiara ricordava la purezza della neve, anche se tutti nel villaggio la chiamano EVA per via di certe sue abitudini che sapevano di peccato e tentazione. La gente del villaggio mormorava, non senza indignazione, delle sue frequenti visite ai nani-minatori che vivevano nel bosco. Uomini soli e depravati che avevano conosciuto grazie a Biancaneve le gioie dell’amore. I sette nani erano tutti pazzi di lei, e qualcuno diceva di aver visto e udito cose inenarrabili vicino a quella casa… Come nelle più liete tradizioni, le malelingue non si risparmiarono: dettagli a non finire, sempre più leggende pesavano sulla fanciulla, senza che lei neanche se ne avvedesse. Viaggiavano col vento le voci più indiscrete, di bocca in bocca, di paese in paese… Finché, superando lontani confini, raggiunsero il castello e si insediarono nelle orecchie del Re, seduto a un passo dalla sua regina, la sempre splendida e autoritaria Cenerentola. Il principe, sposato da molti anni, avvertiva ormai il peso della monotonia coniugale, mal sopportava le indelicate arroganze della moglie e, attratto dalle promesse di buon tempo che il nome EVA per sua natura sembrava suggerire, decise di avventurarsi alla ricerca di lei. Cenerentola, informata dai servi circa l’improvvisa partenza del Re per una battuta di caccia, perse le staffe ma, padrona delle apparenze, non si mostrò sorpresa.
Appena sola però scaraventò con forza un vaso pregiato sul tavolo di cristallo e quasi lo ruppe. Era furiosa all’idea che qualche occhio più cerbiatto del suo, coi soliti vent’anni in meno, potesse rimandarla a fare la sguattera. Convocò d’urgenza Merlino e i migliori maghi della contea, amici provvidenziali che qualche anno prima l’avevano tramutata in angelo per il ballo che le aveva cambiato la vita. La donna si fece trasformare in una vecchia orribile e così conciata corse nel bosco in cerca di Eva. La trovò a casa dei nani, com’era prevedibile. Cucinava per loro e intonava melodie soavi che gli uccelli e tutti gli animali della foresta ascoltavano in silenzio, attorno alla casa. Cenerentola bussò, Eva la fece entrare e fu molto gentile con la vecchia nonnina che le parlò del suo viaggio nel bosco, di quanto fosse stanca e infine le donò un frutto prelibato e succulento come ricompensa per la sua ospitalità.
-una mela rossa e luccicante, naturalmente stregata!-
Al primo morso  (c’è da giurare che non resistette a lungo) Eva si addormentò. L’incantesimo non era letale però. Eva non sarebbe morta né invecchiata, ma solo il bacio di Adamo, principe di una lontana contea l’avrebbe risvegliata dal sonno stregato! La poverina attese l’arrivo del suo principe e salvatore per un tempo infinito, ma questi non si presentò. Già in tempi remoti un certo Adamo si era mostrato codardo oltre misura, gettando sulla sua compagna, la responsabilità di tutti i mali del mondo…
Mossa da pietà, Cenerentola ormai invecchiata e sicura del fatto suo, tornò a far visita ad Eva. Volle darle una nuova opportunità. Le concesse di vivere ad occhi aperti, come un tempo, ma senza poter disporre appieno della sua libertà giacché gli anni per lei non erano passati, né l’avevano invecchiata, e quindi rappresentava pur sempre un pericolo in quanto donna! L’incantesimo della mela fu rotto solo per metà. La parte mancante rimase in seno alla  ragazza -come veleno- che la condannò alla ricerca eterna dell’ altra metà in un uomo, uno qualsiasi …eccetto il figlio e il marito e della regina, che sebbene invecchiato, non smetteva di fare il gradasso in giro. Non soddisfatta, Cenerentola decise che la sindrome della mezza mela sarebbe stata ereditaria. Contagiò così l’intera popolazione femminile del sistema solare con quella che storici, letterati e scienziati di ogni dove avrebbero definito all’unisono come l’ultima grande sciagura: Tutti alla ricerca della loro metà! Portatori sani di follia, destinati a infinite delusioni.
...
Eva spaventata, promise obbedienza, almeno queste erano le intenzioni! Ma tanto per iniziare prese una nave e corse lontano dalla sua storica nemica, sicura che altrove la vita le avrebbe sorriso. Dopo un lunghissimo viaggio in mare, approdò su una terra meravigliosa del nuovo mondo: New York. Luogo incantevole, città dove tutto sembrava possibile. Qui la gente non viveva nei boschi ma in enormi costruzioni di cemento, con miriadi di finestre di vetro, qui tutti correvano, come invasi da una magica frenesia che presto la contagiò. Biancaneve decise di vivere nei piani più alti di un grattacelo, quasi a voler esorcizzare tutti quegli anni trascorsi nella bara di cristallo nel bosco, e si cercò un lavoro per vivere. Si abituò ai gusti poco genuini ma economici e trendy di Mc Donald’s. Alla poco pratica gonna a campana, sostituì abiti Dolce & Gabbana, tagliò i capelli secondo i dettami della moda e imparò alla perfezione l’arte del make-up. Tutto le sembrava meraviglioso a New york, visto che lì le donne sapevano vivere anche senza l’angoscia del principe azzurro, e la Francia, sua terra natia, non le mancava affatto, solo i sette nani, ogni tanto(...che nel frattempo erano morti di follia, incapaci di vivere senza la loro candida amica!)
Ma le favole, si sa, non esistono che nei libri, così un giorno, la notizia. Per poco non le prese un colpo quando a lavoro le spiegarono che era approdata, fra tutti i posti della terra, nella città che tutti da sempre chiamano: LA GRANDE MELA! La più seducente, sensuale e irresistibile città del pianeta!
Vittima della sua nemica, Biancaneve provò un forte senso di sconforto e si rassegnò all’idea che la vita senza desiderio non era concepibile. Iniziò così l’eterna ricerca dell’altra metà.
Si lasciò sedurre tutte le volte che le fu possibile, ormai rassegnata al suo destino… Infondo la malizia dell’ l’incantesimo della perfida Cenerentola, stava tutta lì!


Luisa

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