sabato 9 aprile 2011

Bertold Brecht. Poesie.

Debolezze (1947-1956)
Tu non ne avevi.
Io ne avevo una:
amavo.


A chi esita. (Poesie di Svendborg)

Dici:
per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
Noi siamo ancora in una condizione
Più difficile di quando
Si era appena cominciato.

E il nemico ci sta innanzi
Più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso
Una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può negarlo.
Siamo sempre di meno. Le nostre
Parole d’ordine sono confuse. Una parte
Delle nostre parole
Le ha stravolte il nemico fino a renderle
Irriconoscibili.

Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto? Su chi
Contiamo ancora? Siamo dei sopravvissuti, respinti
Via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
Comprendere più nessuno e da nessuno compresi?

O contare sulla buona sorte?

Questo tu chiedi. Non aspettarti
Nessuna risposta
Oltre la tua.





Elogio della dimenticanza (poesia 1933-1938)

Buona cosa è la dimenticanza!
Altrimenti come farebbe
Il figlio ad allontanarsi dalla madre che lo ha allattato?
Chi gli ha dato la forza delle membra
E lo trattiene per metterle alla prova?

Oppure come farebbe l’allievo ad abbandonare il maestro
Che gli ha dato il sapere?
Quanto il sapere è dato
L’allievo deve mettersi in cammino.

Nella casa vecchia
Prendono alloggio i nuovi inquilini.
Se vi fossero rimasti quelli che l’hanno costruita
La casa sarebbe troppo piccola.

La stufa riscalda. Il fumista
Non si sa più chi sia. L’aratore
Non riconosce la forma di pane.

Come si alzerebbe l’uomo al mattino
Senza l’oblio della notte che cancella le tracce?
Chi è stato sbattuto a terra sei volte
Come potrebbe sollevarsi la settima
Per ritrovare il suolo pietroso
Per rischiarare il volo nel cielo?

La fragilità della memoria
Dà forza agli uomini.

A mia madre  (poesie inedite 1913-1933)
Quando non ci fu più, la misero nella terra.
Sopra di lei crescono i fiori, celiano le farfalle...
Lei era leggera, premeva la terra appena.
Quanto dolore ci volle per farla così leggera!

Constatazione (poes. Del 1947-56)
Quando ritornai I miei capelli ancora non erano grigi
Ed ero contento. Le fatiche delle montagne sono alle nostre spalle
Davanti a noi le fatiche delle pianure.


(Io che nulla amo più) poesie anteriori all’esilio
Io che nulla amo più
dello scontento per le cose mutabili,
così nulla odio più del profondo scontento
per le cose che non possono cambiare.

  Dipinto di Omar Galliani.

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