giovedì 11 agosto 2011

London Time- Il volo (1)



Check-in, saluti e poi l’imbarco.
Mi siedo vicino in zona finestrino mentre gli altri si sistemano. La hostess inizia il suo balletto coreografico fatto di cinte, gesti e un po’ di noia. Sembra che danzi sulle note monotone dello steward che intanto parla al microfono in perfetto ed incomprensibile Inglese/Irlandese. Qualcuno fra i passeggeri commenta, qualcuno si distrae. Quanto a me, ascolto e mi adatto come posso al freddo artificiale che mi congela le tempie. Rombi di motore ed un rumore assordante. L’aereo si muove, gira su se stesso, si ferma qualche secondo, all’ improvviso prende velocità ed infine, la magia.
Quasi mi sento senza peso  in virtù di un istante, quello in cui l’aereo inizia a correre, soprattutto il secondo in cui si stacca da terra e si avvia verso strade astratte che lui solo sa indovinare: quello è il momento esatto in cui sembra davvero di volare, non solo col corpo, ma con la mente anche. Una magia lunga un secondo che mi rende quasi immortale. Il mondo si allontana per gradi e sempre per gradi si trasforma nella pagina di una qualunque cartografia. Verdi d’ogni sorta, azzurri, poi di nuovo appezzamenti di terreno divisi a rettangolo, a triangolo, a quadrato o confusi col mare, con le nuvole o con altra terra, tutto in stile 3D, cielo, terra, mare.

La mia vicina legge un giornale, poi quasi si addormenta, io non riesco a pensare. Peccato non avere una penna e un foglio, scriverei parole sufficienti a riempire metà del mare che ho sotto gli occhi, anche se non credo saprei renderlo più bello e luminoso di come lo vedo. Fra le nuvole bianche e grigie, osservo i confini che separano le acque dalla terra e perdo il senso delle cose. Mente contorta e avida di passato -Tutte le volte che ho dovuto accontentarmi- facce bellissime e vuote, una soprattutto, che a suo tempo sembrava un tormento, finché si è persa, neanche fosse destino. Decido una volta per tutte che il mio primo amore sarà il terzo, quello sognato e mai avuto, l’ideale.
A un passo dall’atterraggio, un’improvvisa turbolenza. Nuvole grigie e minacciose. Ci entriamo e comincia la danza. Qualcuno urla. Comprensibile, ovunque cadono aerei. La pioggia crea tensione. Per la prima volta sono davvero fra le nuvole. Me ne sto seduta, relativamente serena e scopro con stupore misto a tranquillità che morirei senza troppi affanni lì dove ho sempre vissuto, per aria, intendo. Non sarebbe poi così male morire in un momento di totale benessere come questo. Sarebbe anche più bello non dover pensare simili idiozie per allontanare il panico -Stress da attentati-
Il rumore dei motori si fa più forte, l’aereo comincia a dondolare, ma dipende dal fatto che stiamo atterrando. La cartografia torna paesaggio e le strade, sempre più vicine, si riempiono di macchine, TIR, autobus e tutto quello che vi può circolare.
Vuoto allo stomaco, atterraggio quasi violento e qualche movimento brusco e involontario del corpo. Ragazzi entusiasti nel sedile davanti al mio, e poi l’arrivo, ovvero il punto esatto in cui si smette di volare. Emozioni e qualche lacrima, ma giusto per reazione inconscia, a un minuto dal volo.
London time, eventually.

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