martedì 16 agosto 2011

London Time- perfette imperfezioni (3)

                                          Tate modern

COME DUE MONDI -PERFETTE IMPERFEZIONI (3)

Camicia bianca, pantaloni grigio gessato, cravatta scura.
Non male -penso-. Sorride, sembra un tipo tranquillo e socievole ma quel sorriso nasconde isteria, si capisce dal modo in cui sì tocca i capelli, dallo sguardo fisso e dalle rughe d’espressione intorno alle labbra, una sorta di smorfia involontaria del volto mentre, ridendo di qualcosa, parla con l’amico. I suoi occhi guardano ma non vedono che se stesso, OVUNQUE. Nessuno vive più di lui, nessuno lavora più di lui. Tutto il mondo ad immagine dei suoi desideri, un mondo della sua taglia: XL, occhio e croce! Io che scrivo lo vorrei come me il mondo. Qualche X in più. Magari! Obeso d’idee nuove e quadri con gente nuda sopra, uomini o donne -vere- Lo vorrei infinitamente vero il mondo…- Perfette Imperfezioni - Vorrei ridisegnare i canoni, le leggi. Vorrei che ad essere frustrati fossero quei due uomini su dieci che ancora hanno miliardi di capelli in testa e non i restanti otto che ogni giorno si ritrovano alle prese con pubblicità ingannevoli, trapianti miracolosi, ovvero grandi depressioni per via di ideali inimitabili o per uomini come il Dottor Stranamore che fa disperare belli e brutti: tutti democraticamente invasi da un malsano senso d’invidia.
Non lontano da me prosegue la conversazione del tipo di cui sopra col suo amico. Fingo di guardare una vetrina mentre ascolto attentissima i due e li osservo riflessi nel vetro dello shop.
Tengo la radiolina spenta. Cuffie in testa, comunque.

OFF

Ascolto…
Uomo ricco, mezza età -mediocre.
Parla di sua moglie. La sopporta -Sembra-
“… Si, il solito problema…”
- indica con la mano uno spazio geografico non lontano -
“Si, capisco…” dice l’altro.
- mano fra i capelli, sembra imbarazzo -
“…ho provato a lasciarla… è affezionata… ci siamo abituati a stare insieme...”.
“Si, capisco…” annuisce l’amico.
- sorriso malinconico/ironico -
“…Mi sono rimesso in discussione… E’ necessario… E’ bellissima, mora giovane e…”
- si… arrivo –
“…Devo lasciarti, mi chiamano al lavoro”
- mani fra i capelli… va -
“Si capisco...” – rimane fermo a guardare l’altro. Sembra stia pensando alla SUA occasione…
s' intuisce dagli occhi, guardano molto lontano.


Intanto dei gran nuvoloni e poi la pioggia…
Continuo a camminare lungo le strade di Londra, la grande città.
Penso alla conversazione dei due; mi dispiace per quella donna che ha avuto la sfortuna d’incontrare un uomo adorabile al punto da abituarsi a lei, e intanto mi diverto a riprendere immagini, caratteri, figure, scoiattoli, immondizia e sculture….tò!!! Il Tate museum, Tate modern, invero: Moderno dentro, brutto fuori.

Arte moderna. Non piove più. Sole.
A un passo dal fiume Tamigi, altrimenti detto: River THAMES, una scolaresca osserva il professore o la guida, non si capisce. Poggiato sul corrimano che dà sul corso d’acqua, l’uomo indica il “mostro” architettonico e si esprime in …a rather posh English, ovvero da snob.
Sta descrivendo l’edificio che ha di fronte. Gli studenti danno le spalle all’arte e guardano più o meno attentamente il prof-guida.
Passo da quelle parti per caso, tanto per passare da qualche parte.
Guardo il cielo, guardo le nuvole gonfie e guardo anche l’enorme e sinistro edificio, custode d’arte moderna. La musica mi narcotizza le orecchie: Genere funk-reggae-simil-rock, gli occhi invece cadono mio malgrado, sul tipo che parla ai ragazzi. Traduco per favorire l’esercizio della mentre:

“The building was built...”…ovvero: “L’edificio fu costruito...”

Mi distraggo.
Osservo una nel gruppo degli students che fa finta di ascoltare, ma di certo sta puntando il prof/guida a giudicare dalle sue pose  molto “Guardami…here I am!”. Certo non posso biasimarla.
Lui: Capelli castani medio/lunghi e mossi -uno dei due uomini su dieci che dovrebbe correre a radersi la testa in segno di solidarietà verso i calvi del mondo- occhi azzurri, come si conviene ad un inglese made in England, pelle chiara ma non troppo, bocca a dir poco seducente. Barbetta irregolare che dà a quel volto ultra-sensual un’irresistibile aria di enfant terrible.
Giacca marrone chiaro, stile mezza stagione, bluejeans scuri… rallento il passo. Il tizio in questione mi piace parecchio. Per l’occasione e per caso lo chiamerò …Mr Brown... come la sua giacca. Parla un inglese incantevole.
Lo ascolto.
Pause sapienti, sorrisi, battute di spirito fra storia e luogo comune.
Cita Shakespeare e con una mano indica qualcosa alla sua sinistra. I suoi occhi si alternano fra l’edificio e il gruppo di ebeti-studenti che, soprattutto per parte femminile, pendono dalle sue labbra. La parte maschile pare addormentata, senza impulsi. Guardano tutti -boys & girls- il look degli altri. Tutti squisitamente alla moda, fashion all over…glamourous. Pare che quest’anno in estate s’imponga il calzone a trequarti da accoppiare con adorabili e costosissime scarpine da tennis, basse e molto colorate.

La maglia, ovvero T-shirt, sarà a mezza manica e per le donne sarà d’obbligo mostrare almeno cinque centimetri di vita bassa. In caso di freddo londinese si opterà per una giacca di pelle color carne o marrone da sovrapporre alla maglietta, senza peraltro coprirla del tutto. Il nero è out, così pare. Lo porto solo io e non è manco di pelle.
Il prof. non indossa una bombetta in testa come ci si aspetterebbe dopo anni di “Mr English” in Tv - …è bello davvero! Sorrido sola come una demente, lui incrocia il mio sguardo right now e mi fissa.

Abbasso gli occhi ma … BINGOOO! Ha capito.
Alzo il volume della radiolina che attraverso le cuffie mi sta riducendo sensibilmente la capacità di ragionare. Forse fra un minuto sarò sorda, ma è importante che lui, il tipo, non senta il mio imbarazzo! Ecco perché mi salasso la mente, se la confondo magari gli istinti si azzerano, tacciono, magari mi risparmiano la pena di arrossire, e quello non mi legge -Meglio soli che...

“…non avrò altro Dio all’infuori di me…” - penso -

Proseguo la mia passeggiata, il prof mi sorride mentre mi allontano. Fuck… ha capito! …Che imbarazzo!!! Ora quasi corro verso il Tower Bridge - Kind of magic-



Lungo fiume, lato sinistro, quello di Shakespeare e il suo teatro, per capirci. Giocolieri e una che suona la chitarra con uno che suona il violino. Turisti che fanno foto ai due, al fiume e per sbaglio pure a me e al mio walkman -haute antiquité- sonorizzato sulle note celebrali di una walk-woman! Scatto qualche foto a mia volta, per ricordare-immortalare. Vorrei esistesse un modo per registrare l’odore dell’aria e le esalazioni aromatiche e romantiche dell’inebriante fiume marrone che mi scorre sotto gli occhi e quasi mi dà la vita se per vita s’intende il fluire di forti emozioni o meglio la più sfacciata delle libertà: l’egoismo!!!

Gran senso di benessere che mi piove addosso, God knows why, che pronuncio /gad nous uai/ e interiorizzo come : Dio sa perché!

Decido di inventare un marchingegno capace di registrare i profumi. Sarei ricchissima in un minuto -copyright- Ma come lo invento un aggeggio simile? La matematica è solo un’opinione dopo tutto! Prendo la metro. Direzione East finchley: Northern line.

Un Boliviano, così sembra dal modo in cui parla Inglese, si lagna con un suo amico perché trova disgustoso che in metro tutti si mangi come maiali, lasciando ovunque quel terribile odore di spezie, aromi. Concordo, poi però lo sento lagnarsi sugli agrumi nauseabondi?! Non so immaginare un profumo più soave, in metro e altrove.
Scendo.
Amo viaggiare in metro.
Amo quella commistione di corpi …
Che si odiano, cercano di non sfiorarsi eppure…
Si attraggono fatalmente gli uni agli altri, come fosse destino.
Amo i topolini piccoli e neri che passeggiano vicino le rotaie e fuggono prima che arrivi il treno veloce -superata anche 'sta forma di terrore- Roba che mi ammazzo per osservarne due da vicino…
mind the step, mind the gate ...insomma MIND, attenta !
Amo persino l’idea di essere ospitata, giusto il tempo di un viaggio, dagli acari accovacciati nei sedili inglesi, proprio come il signor Brown di cui prima, ma numerosi, microscopici, pelosi, brutti, nutriti da avanzi di Mac-chissàchè… in verità esito un po’ prima di sedermi!

Di nuovo il colombiano con un suo amico.
A due passi da me.
Ascolto.
Lavora coi risciò, come a Calcutta, anche se qui siamo a Londra. Parlano di lavoro. Pare che uno di loro abbia guadagnato nice money… però la pioggia l' ha costretto a tornare a casa. Idem per l’altro che ha approfittato per andare con altri ragazzi in un caffé italiano… nero qualcosa. Uno dei due sussurra una frase e insieme ridono –complici-

Alzo gli occhi d'istinto, e penso a quel tipo: “Gli italiani vestono tutti di marca, no? …Molto gusto per i vestiti…” - salva!- sembro una qualunque, le firme non le metto neppure sui dipinti, figuriamoci addosso! Mi distraggo dai boliviani, dalle loro leggende metropolitane (è il caso di dirlo!) sugli italiani e torno a me.

ON

♫♪…di nuovo musica nelle orecchie, reggae–soft.
 Seduta in metro e diretta ad East-finchley alzo gli occhi e noto -come non potrei?- che tutti leggono… giornali, riviste, libri, liste della spesa, scontrini. Una tiene un mini notebook sulle ginocchia e scrive come fosse in ufficio. Scende dopo una fermata e non mi pare possibile che la donna in questione non abbia cinque minuti al giorno da buttare via- Inoperosi-
Quanto a me, amo perdere ore ad osservare gli altri, anche solo per curiosità, per divertimento, per imprescindibili esigenze sociologiche, umanistiche, artistiche.

Rimango estasiata da un tipo. Legge: Critica della ragion pura- Kant. Ascolta anche la musica da un walkman che gli spenzola dal collo. Dondola ritmicamente un piede e non credo sia per rigore filosofico. La metro è gonfia di gente.
A dieci passi dal filosofo, un chitarrista di chitarra elettrica, con relative mini casse portatili, che suona per tirare su qualche pound; non lontano dai due c’è uno che chiede l’elemosina e tutti ad occhi bassi che leggono o fanno finta. Devo trattenermi per non alzarmi, andare dal giovane ormai da qualche minuto oggetto di ogni mia attenzione e chiedere che accidenti gli riesca di capire di Kant nel bel mezzo di un manicomio. Non lo faccio ovviamente, so bene che da queste parti la discrezione è molto, molto, davvero molto importante.

Scendo prima. Camden town. Mi amalgamo con armonia al flusso di gente che affolla la porta d’ingresso/uscita. Occhi a terra e leggo_ MIND THE GAP.


“Camden Town”, ripete una voce al microfono. Mi fermo a contemplare lo scenario fantastico. Un’orgia di colori e immagini sfuocate.
Manifesti
Cartelloni
Gente.
Tutti hanno fretta, tutti, tranne me:
PRIVILEGIATA!!! … FORTUNATA!!! … UNICA !!!
Io che mi credevo l’ultima! ULTIMA!
Sono unica, sola e senza fretta dove tutti corrono.
Corre via la metro con i nuovi passeggeri e un po’ dei vecchi.
Odoro con intensità il benessere dell’ ambiente chiuso e inquinato…
Sono sola, libera, senza tempo e immensamente felice per ogni cosa.

Risalgo.
Scale mobili.
Non accelero il passo,
né salgo due scalini la volta.
Assecondo il mio ritmo e ignoro la frenesia che mi circonda.
Alla mia destra un musicista che suona -Violino- One pound.
Sorride e ringrazia.  Libero e più coraggioso di me.
Penso alla danza e mi rattristo... Sogno un Mondo obeso d’idee, sogni…e coraggio: bravery /breivəri/.

Risalgo…Muro blu, pubblicità sul muro, chewing-gum sulle pubblicità e qualche scarabocchio sopra.
Risalgo… Scale... ticket... luce… e tutto il frastuono delle strade:
Camden town.


Foto presa da: http://www.flickr.com/photos/robinh00d/345651420/
Market town… freak town... freedom town... town, town, town - ...Così canta uno con la chitarra: Rasta, molto nero e coreografico. Proseguo verso il mercatino. Spengo la musica e guardo i colori di Camden. Osservo estasiata e per caso o per magia incrocio un fantastico ragazzo di colore: Occhi brillanti, pelle nera, denti bianchi, capelli neri, bicicletta bianca, cappello giallo. Mi fissa, lo fisso. Fitta al cuore, respiro corto, molto coinvolgimento.

Nooooooooooooooo, il solito cou de foudre!  
In love per cinque minuti. Mi volto, lui mi guarda e  non so nascondere l’entusiasmo.
Fonte di luce, emano luce.

Hi… sorry to bother you …”. Non mi annoi affatto, penso nella mia lingua mentre osservo la sua bocca. Sono rossa come una mela, lo sento dai suoi occhi neri e pieni di autostima. E’ tornato indietro! Per me! “My name is Desmond…what’s your name?”...non ho un nome, ho detto sorridendo, poi ne ho inventato uno tanto per evitare che andasse via. Mio Dio! Mon Dieu! …oh my Goood!

Si va verso una zona di Camden che non conosco, oltre i mercatini e gli odori di Kebab, riso, pollo, noodles, patate fritte, arrosti d’ogni sorta, incensi e molto altro. Dovrei aver paura. Sono con un uomo nero che non conosco -freak- e forse pericoloso, o forse sono in compagnia di un luogo comune, che decido di abbandonare una volta per tutte. Dove si va? A prendere il caffé in un bar.
Suona la chitarra, sogna di diventare famoso. Mi racconta di qualche artista importante scoperto sotto le


gallerie di Tottenham court road -tube station. Non so di chi parli, ma annuisco fingendomi informata. Dice che gli hanno proposto di fare foto per una rivista… insomma sarà ricco e famoso… prima o poi… forse!
Sorride e mi prende le mani.
Sono impazzita, mi lascio deviare.
Sorrido…Dipingo e studio arte. A Londra per imparare l’inglese. Ci starei per sempre. Ci starai... Con me… ORA ci sono io… non partirai più, vero?... non so… incerta…44 anni – Acc…! Non l’avrei mai detto – Folle! penso. Sono sola, libera e senza tempo da investire, ottimizzare - è questo il mio obiettivo, penso. Questa La mia forza… ma non glie lo dico.

“See you tonight at 8.30” ... “See you”
@Luisa -2006

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