domenica 30 ottobre 2011

Marco Simoncelli, sette giorni di non vita.

"Volano le libellule,
sopra gli stagni e le pozzanghere in città,
sembra che se ne freghino,
della ricchezza che ora viene e dopo va,
prendimi non mi concedere,
nessuna replica alle tue fatalità,
eccomi son tutto un fremito hei"
 Il giorno del suo funerale.
 Sono passati sette giorni dall' incidente a Sepang, e ancora si respira un'aria surreale. Nel frattempo sono accadute un'infinità di cose più o meno gravi in Italia e nel mondo, ma un angolo di mente non fa che pensare a lui, a Marco, con una nostalgia che mi sembra tutto sommato inspiegabile,  forse un po' eccessiva visto che non era mio amico. Non lo conoscevo che come sportivo. Verso di lui ho nutrito da subito una grande simpatia, ma questo è quanto. 
Come me lo spiego allora tutto questo magone che, come in "Ovosodo" non va ne su ne giù?  E' da un po' che ci penso, soprattutto perché noto che non sta capitando solo a me. Su Facebook è un impazzare di gruppi a lui dedicati, e il numero d'iscritti è enorme, su you tube è pieno di video che lo riguardano, in Tv, ben due reti, una nazionale (Rai 2) una commerciale (Italia 1, dove lo si è sempre visto correre) seguono i funerali in diretta, e a partecipare ai funerali ci sono più di 10.000 persone, anche se non conosco il numero esatto. Di qua dal video, siamo tantissimi. Non mi sembra la solita speculazione sulle disgrazie altrui. Noto una partecipazione sobria e molto sentita da parte di tutti, e molto dipende anche dai genitori di lui, che hanno mostrato davvero che si può fare scacco matto a chi cerca la lacrima che fa audience, giacché loro "l'audience" l'hanno fatto con un sorriso, ovvero... grazie al figlio, che era tutto un sorriso.

Il fenomeno Simoncelli non lascia indifferenti neppure gli altri paesi, e i giornalisti stessi si chiedono il perché di questa immensa simpatia che emerge prepotente proprio quando il SIC non c'è più. Forse come per tutte le cose -e persone- per capire quanto ti mancheranno, le devi perdere in modo definitivo, come è successo in questo caso.


Kate, la fidanzata del motociclista, ormai nota quanto lui, ha detto che Marco era troppo perfetto, e le persone perfette non possono stare con noi comuni mortali. Mi fa tenerezza. E' molto giovane e i giovani si lasciano affascinare dagli assoluti. M'ispira simpatia e dispiacere. Non so che significa perdere un ragazzo con cui stai da quando hai 15 anni, ma lo posso intuire, perché conosco il senso della perdita.
Continuo a chiedermi perché siamo tutti così dispiaciuti per questo ragazzo, in fondo, cinicamente parlando, ne muoiono tanti, e per le ragioni più disparate (moto e macchine incluse). Forse ai grandi numeri ci si rassegna, non so che pensare, certo che le parole di Kate e quelle di tutti coloro che del SIC hanno parlato in questa settimana, mi sono rimaste impresse.
Sono certa che non sia stato perfetto, perché nessuno lo è, ma "Semplice" lo è stato, di quella semplicità che confina col genuino, con l'onesto e lo schietto. Usando una frase che di solito non amo troppo, penso a lui come a "una bella persona". 
Ricordo anche che in principio questa semplicità è stata criticata e considerata un difetto, una cosa da grezzi.
In questo link, la spiegazione del Sic su Callaghan.

Ma in meno di un anno sono stati davvero tanti quelli che si sono ricreduti, perché iniziava a vincere, e soprattutto un ruolo chiave l'ha avuto la sua simpatia, che era contagiosa, e per capirlo basta rivedere uno dei mille video che lo riguardano su you tube.
Ne riporto alcuni che mi sembrano molto divertenti.
(Clicca sui link per vederli... e poi torna su questa pagina, o ti perdi gli altri!)
Simpatico al punto che inizia a fare spot pubblicitari, e questa è la prova ufficiale che ormai piace su larga scala.  


E poi quella canzone...
"Siamo solo noi, quelli che muoiono presto, quelli che però è lo stesso...".
"Siamo solo noi" omaggio al SIC

E mi viene da dirlo a modo suo: "Dio bò, di tutte le canzoni, proprio questa ti dovevi scegliere come suoneria del tuo cellulare? E che dire della dichiarazione del padre secondo cui, sabato sera Marco era stanco e aveva detto "Voglio tornare presto a casa?" .
Con la ragazza parla di Dio e della morte qualche giorno prima, "Quando hai finito il tuo compito sulla terra, te ne vai" era più o meno questa la sua affermazione... 
E quel video, dalla stanza d'albergo, due giorni prima della gara, in cui dice che vuole il podio più alto, quello centrale, in cui risulta anche meglio dalla televisione? (L'ultima foto che ho scelto per il post risale a quella occasione)
 A posteriori, pare che quei giorni fossero colmi di premonizioni, ma lo dico solo perché poi é successo l'impensabile. Nei cartoni animati i super eroi si rialzano sempre, e vedere questi ragazzi che sfrecciano con tanta disinvoltura su cavalli meccanici che volano invece di correre, ci abitua, a causa della loro incredibile abilità, a pensare che siano indenni da ogni pericolo.
Rotolano a terra, rimbalzano, si rompono ma poi, grazie a "San Costa"  il Dottore dei miracoli, o grazie a qualche suo collega, li si vede riprendere la moto e correre via come schegge. Sta volta è andata male, ma i genitori sanno che fino al secondo prima di morire Marco è stato tutto sommato a suo agio dentro i suoi panni, e questa mi è sembrata la loro consolazione, anche se li aspetta un periodo molto difficile.

"Ultimo pensiero profondo: Ma cosa fare dinanzi a un mai più se non cercare ininterrottamente nelle furtive note?"
...
"Per la prima volta in vita mia ho sperimentato il senso delle parole mai più. Beh, è una cosa terribile. Le pronunciamo cento volte al giorno, ma non sappiamo cosa stiamo dicendo se non ci siamo ancora confrontati con un vero "Mai più". In fondo ci illudiamo sempre di poter controllare ciò che accade; nulla ci sembra definitivo.... Ma quando qualcuno a cui vuoi bene muore... allora posso dire che capisci cosa significa, ed è una cosa che fa molto male. E' come un fuoco d'artificio che si spegne di colpo e diventa nero. Mi sento sola, malata, ho la nausea ed ogni movimento mi costa uno sforzo immane... aveva un'aria stanchissima, più stanca che triste; ho pensato: è così che si esprime la sofferenza sui visi buoni. Non si manifesta, appare solo una grande stanchezza. Chissà se anch'io ho l'aria stanca."
"Penso che Renée avrebbe apprezzato questo momento, ha detto Kakuro. E siamo rimasti lì, qualche minuto ancora, ad ascoltare la musica. Ero d'accordo con lui, ma perché?
Stasera ripensandoci, con il cuore e lo stomaco in subbuglio, mi dico che forse, in fondo la vita è così: molta disperazione, ma anche qualche istante di bellezza dove il tempo non è più lo stesso. E' come se le note musicali creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai"

che c'entra la vecchia portinaia senza sogni, con un giovane ragazzo che ha vissuto tutti i suoi giorni? Niente, infatti queste riflessioni le fa Palomà, una ragazzina mediamente insoddisfatta che perdendo la sua amica, il suo solo punto di riferimento sulla terra, scopre il senso del "per sempre", e per questo l'ho citata.



Qualche testimonianza:


Il Dottor Claudio Costa, responsabile della clinica mobile che segue la Moto GP, interviene a Radio Sportiva il giorno dopo dei funerali, in cui era apparso visibilmente provato, e dice su Marco:  "A me resta l'immagine del sogno di un ragazzo che voleva diventare campione."
"Non era un addio. Tutte le persone che stavano allo stesso tempo applaudendo e piangendo non facevano altro che vedere il suo sorriso. Simoncelli era uno di loro. Nel giorno del funerale è tornato a casa di tutti, nel loro cuore. Sic con il suo sorriso e i suoi sogni non è preda della morte ma è pane degli Dei, pane impastato dalle sue proprie mani. Chi ieri era lì ha avuto la fortuna di ricevere un pezzo di quel pane". Ed anche....

Una grande famiglia quella di Marco Simoncelli: "Per essere quel grande ragazzo che rea ci voleva una famiglia come la sua. Genitori che lo hanno protetto per realizzare il suo sogno. In una casa dove lui ha sempre sentito il calore che realizzava il suo sogno. Ho accarezzato il grembo di sua madre, dicendole, che fortuna hai avuto ad accogliere qui una creatura divina".



Valentino Rossi non si esprime granché. E' comprensibile, ma gli sciacalli non mancano mai, così in assenza di dichiarazioni di Vale... se le sono inventati gli altri.
"Il Sic per me era come un fratello minore, tanto duro in pista come dolce nella vita. Ancora non posso crederci, mi mancherà un sacco", questo il suo messaggio su twitter che non dice tutto, ma dice molto. A partire da quella parola, scelta per salutare un fratello minore, dunque più di un amico, quindi non servono dichiarazioni alla stampa, perché é presumibile che quel che c'era da dire, l'abbia detto a lui in persona, quando ancora era vivo, e ora che non c'è più, scrive sul libro delle testimonianze:
"Mi manchi cazzo..." Breve, conciso, sintetico ed essenziale. 

Lorenzo:  Impacciato, emozionato, si reca dal padre e si scusa per i diverbi avuti con Marco.
Questa la sua dichiarazione sul libro delle testimonianze:
"Siempre te ricordare. Perdona por haber discutigo contigo” che tradotto vuol dire “Mi ricorderò sempre di te, perdonami per aver discusso con te”.
Il giorno dopo il funerale il padre di Lorenzo si mette a fare dichiarazioni molto fuori luogo su Simoncelli (che durante l'ultima corsa in Spagna è stato costretto a girare con la scorta perché ha ricevuto minacce di morte, non si sa bene da chi) e Lorenzo si distacca da quelle parole, trovandole vergognose. Finalmente dice qualcosa che me lo rende simpatico.

Inconsolabile Capirossi, che fra tutti i colleghi e quello che esterna di più le sue emozioni. Forse perché é il più grande ed è anche padre oltre che corridore e in ogni caso era amico del SIC.
Andrea Dovizioso scrive:
 “Sei forte cazzo! Mi hai sempre spronato ad andare più forte. Ciao Marco” Anche  lui era un eterno "nemico" in pista, ma ora è finita l'eterna rivalità.

E poi il finale... il viaggio verso un mondo fatto di polvere. Dopo la cerimonia liturgica (che personalmente trovo sempre un rituale freddo e lontano dallo spirito) si è celebrata una cerimonia laica e breve, appena fuori dalla chiesa, con un sottofondo musicale  di Vasco Rossi e la stra nota: "Siamo solo noi", la canzone da lui preferita, poi qualche testimonianza, e pareva quasi una festa di quelle che non vorresti finissero mai perché sai bene che non ci saranno altre occasioni. 

Sono passati sette giorni esatti dall'incidente, e ancora non sembra vero. Non resta che il ricordo e un'incredibile nostalgia.


"Le scarpe piene di sassi" è una canzone che Giovanotti ha scritto per la scomparsa di sua madre, ma il testo è talmente meraviglioso che credo possa valere anche per il Sic.
la canzone.
Volano le libellule,
sopra gli stagni e le pozzanghere in città,
sembra che se ne freghino,
della ricchezza che ora viene e dopo va,
prendimi non mi concedere,
nessuna replica alle tue fatalità,
eccomi son tutto un fremito hei.

Passano alcune musiche,
ma quando passano la terra tremerà,
sembrano esplosioni inutili,
ma in certi cuori qualche cosa resterà,
non si sa come si creano,
costellazioni di galassie e di energia,
giocano a dadi gli uomini,
resta sul tavolo un avanzo di magia.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti al cielo
e non so leggere, vienimi a prendere
mi riconosci ho le tasche piene di sassi.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti a scuola,
mi vien da piangere,
arriva subito,
mi riconosci ho le scarpe piene di passi,
la faccia piena di schiaffi,
il cuore pieno di battiti
e gli occhi pieni di te.

Sbocciano i fiori sbocciano,
e danno tutto quel che hanno in libertà,
donano, non si interessano,
di ricompense e tutto quello che verrà,
mormora, la gente mormora
falla tacere praticando l'allegria,
giocano a dadi gli uomini,
resta sul tavolo un avanzo di magia.
Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti al cielo
e non so leggere, vienimi a prendere
mi riconosci ho un mantello fatto di stracci.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti a scuola,
mi vien da piangere,
arriva subito,
mi riconosci ho le scarpe piene di passi,
la faccia piena di schiaffi,
il cuore pieno di battiti
e gli occhi pieni di te.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti al cielo
vienimi a prendere
mi vien da piangere,
mi riconosci ho le scarpe piene di passi,
la faccia piena di schiaffi,
il cuore pieno di battiti
e gli occhi pieni di te.

2 commenti:

  1. Grazie "Anonimo". In verità è un post che vorrei non aver dovuto mai scrivere. Dire che sono triste per la morte di Marco è poco. Tutto quel che posso fare, disponendo di un blog, è di cercare di tenerne viva la memoria più a lungo possibile.
    Luisa

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