venerdì 19 ottobre 2012

Capire che...


Odilon Redon. 
Balloon. -1878-
Museum of Modern Art NY 

Svegliarsi una mattina e capire che... è ancora notte, e che per Svegliarsi bisogna prima aver dormito, santo Iddio. 
Svegliarsi una sera, prima ancora di andare a letto e capire che non ci hai capito assolutamente un cazzo. Mai! Anche quando sembrava di si, perché la gente è quello che è, inclusa te. 
Sentire che i romanzi sono nocivi perché ti raccontano mondi che sono belli anche quando li si dipinge brutti, perché vivere nel brutto è molto più brutto di leggerlo su un libro. 
Capire che l'arte è bella ma inganna, perché racconta "altezze" che sono solo delle aquile. Capire che pensavo fosse mattina perché il pomeriggio l'ho dormito e ora mi tocca ridormire anche se non ho sonno perché, dicevamo, mi sono svegliata a ora di dormire. E' successo all'improvviso.
E' quando vedi i colori così come sono, senza sfumature. 
E' quando alla fine devi dirti le cose in faccia, urlarle e piangerci sopra, tremare di rabbia perché sembra che se non fa male non capisci, e va a capire perché dopo un po' risali sulla giostra in cerca di altre situazioni identiche alle precedenti. Capire che non so più dove sbattere la testa perché si rompe, altro che cazzi! Capire che non  sono cose da dire in pubblico perché la gente si nasconde quando si sente vulnerabile o gli altri gli appioppano etichette di "vulnerabilità" che significa aggettivi tipo: "Strana", "Matta" e giù di lì. Capire che non te ne frega un cazzo. Capire che fa male persino una testa come la tua. Un male sordo che arriva fino alle budella, che si srotolano anche se non si può. 
Capire che quell' acqua del cazzo che ti esce dagli occhi, non c'è verso di cementarla dentro. Esce e basta. Esce e si porta via un po' di veleno. 

Chi l'avrebbe mai detto? Capisco tanto e non mi serve a niente.

 @_Luisa

5 commenti:

  1. la letteratura invece è utilissima perché ci innalza e ci rende meno gravoso vivere nel brutto... poi sul fatto che la gente etichetti le persone più sensibili come "strane" o "matte" è un fatto che è sempre accaduto da che mondo e mondo: gli allineati e coperti si sentono al sicuro nella loro sicurezza piccolo borghese, nelle loro manie moralistiche e non accettano il fatto che uno può essere diverso da loro e fuori dagli schemi. quindi c'è da essere fieri ad essere diversi, e fottersene del giudizio degli altri. per il resto sono d'accordo, sfogarsi, anche piangere, non fa che bene.
    o.

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  2. Grazie Orlando. I tuoi commenti sono sempre graditi. Ovviamente sono d'accordo con te, o non avrei vissuto come ho fatto negli ultimi 20 anni, ma a volte, nei momenti di sconforto, mi sembra che queste visioni dal punto di vista "dell'aquila" mi abbiano reso difficilissimo vivere fra i "mortali" che vivono di cose più concrete rispetto a me, e che si aspettano meno. Io sto sempre sulla gradella. A volte vorrei essere libera per davvero. Credo abbia inciso "On the road" visto al cinema 'sti giorni. Se ti capita vacci, che merita.

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  3. è difficile vivere in mezzo alla mediocrità dei "mortali". lo dico senza problemi a costo di sembrare uno snob, ma con l'età sono diventato molto più esigente nei rapporti con le persone, anche solo nei rapporti di semplice cortesia. nel senso che se una persona è sgradevole, mi sta sulle palle o la trovo insulsa non ho voglia nemmeno di scambiarci due parole di circostanza fuori dalla scuola o in altri luoghi dove sei "costretto" a vedere gente. preferisco di gran lunga starmene da solo.

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  4. Non so con chi parlo, comunque capita sempre più anche a me. Preferisco facce ruvide e dirette ai sorrisini di circostanza, ai "Ciao come stai" col coltello fra i denti. Un sincero "Vaffanculo" è più gradito.

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