mercoledì 17 aprile 2013

Presa per le trecce.

Lei ha una treccia bionda e spessa, di quelle che fanno pensare ai cartoni animati. Non supera i dieci anni di età, forse non li raggiunge.
E' bellina, magrolina e corre veloce come una lepre.  
Non sta nel piazzale con tutti gli altri bambini, ma gioca nel prato, sotto la rocca, con un gruppetto di bambini suoi coetanei. Mi pare una scelta ragionevole. Sull'erba si gioca meglio che sul cemento armato.

Io sono al telefono. Seduta su un muretto osservo la scena... e quel che capita mentre parlo di tutt'altro. La bambina sembra stanca di giocare e si avvia verso le scale. 

Uno dei tre ragazzetti la raggiunge e la prende per la treccia. Roba che cado dalla parte sbagliata del muretto. Continuo a parlare al telefono, inserisco l'argomento nella mia conversazione. Cerco di capire in che misura si tratta di un gioco. Mi chiedo se ho gli occhi viziati e vedo il male ovunque. Aspetto insomma... e poi, la bambina ride.
Non che sia una giustificazione, ma non mi decido ad intervenire prontamente. Forse spero che lo faccia qualcuno che, come me, ha tutti gli elementi per vedere tutto e magari, perché no, in quanto genitore o parente di quegli scalmanati, avrebbe più diritto e dovere di farlo - E non mi sto giustificando, mi sto solo raccontando.
Io sono piuttosto lontana da loro. Continuo a non capire se vedo cose che non esistono. Infine, la bambina cade con la faccia sul prato e un piccolo stronzo biondo e mediamente selvaggio la tira con forza per i capelli.

Parlo al telefono, guardo la scena e non so bene quale incantesimo mi mette sotto gli occhi un inventario di tutte le fate, le principesse e fiabe che hanno a che fare con chilometri di capelli raccolti in una treccia.

Che pensa la bambina di quelle fiabe che nelle sue orecchie sono ancora fresche? 


Si rialza, per dolore e per urgenza suppongo. Ancora tirata come un cavallo, si trova in balia del piccolo "Branco". La strattonano, la tirano su e giù poi, coscienti di essere "visibili" la spingono sotto il muretto per mettersi più in ombra. Quanta malizia in quelle piccole menti.

Mi alzo dal mio posto e cammino per andargli incontro. Lei non la vedo più, ma vedo le sue scarpe. L'hanno messa a testa in giù. Rimango gelata per due motivi: 
Il primo: Su quel muretto, cioè in teoria, dietro le loro spalle, ci sono molti adulti seduti. Danno le spalle alla scena ma non si gira nessuno. 
Il secondo: La bambina non emette un solo lamento. Sorride sempre, di un sorriso mesto che supplica perdono per chissà quale colpa. Spera di imbonire i nemici, che si calmino, ma non succede. Prova a scappare e quando arrivo io l'hanno ripresa ancora una volta. Tocca a me di rovinare la festa: Urlo e chiedo: "Che succede laggiù?" Non risponde nessuno. Insisto tre volte e alla fine uno di loro si gira e dice: 
"Io non ho fatto niente. E' stato lui"
 - Vigliacco al quadrato, penso. 
Tutto quello che so dire è "Non si fanno queste cose, ricordatevelo". 

La bambina è scappata da loro, sale le scale, che è dove sono io, e come un'anguilla mi sfugge di mano. Non riesco nemmeno ad incrociare il suo sguardo. Scappa dalla madre che è molto lontana da tutto quel che è successo. Mi giro esterrefatta ed inchiodata a terra e vedo la madre che la sgrida. 
Riassunto: Tirata per capelli, messa sottosopra, strattonata e poi sgridata.

Mi passa davanti con la madre o chi che sia, ha gli occhi bassi e lo stesso tipo di sorriso che le ho visto addosso per tutto il tempo. Mi si ferma il sangue per qualche secondo. 
Il piccolo demonio che l'ha messa sottosopra è rimasto in ginocchio per un sacco di tempo. Sapeva che lo guardavo, non sapeva chi fossi e temeva conseguenze. Gli è andata bene. La prossima volta si sentirà più spavaldo e sarà anche colpa mia. Avrei dovuto scendere nel prato e fare la "Grande" come ha fatto lui col suo gruppetto. Avrei dovuto parlare con la bambina, guardarla negli occhi e dirle in modo fermo e deciso di non farsi mai più trattare in quel modo, di cacciare unghia e denti per difendersi da aggressioni di qualsiasi tipo, ma nemmeno questo ho fatto. 
Avrei dovuto parlare con la donna che l'accompagnavo, ma non ho avuto parole. Non ne ho mai davanti alla violenza gratuita. Mi sento sconfitta dentro e fuori. Vorrei piangere al posto suo, che invece sorride come fanno le vittime di domani. 

La morale? 
L'otto marzo ci riempiamo la bocca, fra adult-E ad auto-educarci su cose che già sappiamo. Ci sfugge un piccolo dettaglio, e non è da poco. Quella bambina va educata a difendersi da ora, o domani potrebbe finire in una di quelle liste nere. Quei bambini soprattutto. Quanta perfidia, quanta malizia! Andrebbero educati anche loro, non a rispettare le bambine, ma le persone e gli animali. Tutti insomma. 
E io? Devo imparare a non rimanere impalata davanti alla gratuità del male. Neanche riguardasse anche me. 


@_Luisa.

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