giovedì 30 maggio 2013

Storie di ordinato binge, se solo fosse ordinario.

Col senno di poi:
Questo link piuttosto lungo e personale, racconta di cose che ho avuto addosso (e perché mai uso il passato...) quindi, con la logica del testimone che assiste all'omicidio, ne so più di voi e racconto alla giuria impassibile, un pezzo di questa strana deformazione visiva che, prodotta da uno specchio, non può che rimandare una sola immagine, in prima persona, che come tale va intesa. 

La voce "obbiettiva" è della ragione, e rimane in mano alla scienza, più precisa e fredda di me, però per quanto mi riguarda, se il soggetto è "disturbi alimentari" non associo neppure la scienza all'assoluto, visto che i risultati di questi studi - e non solo- si fondano su delle percentuali. Ovvero, se iin seguito ad un comportamento "X", le risposte di 8 persone su 10 sono state positive, allora "X" somiglia ad una soluzione praticabile su larga scala. 

Un minuto di solidarietà per quei 2 rimasti fuori, e valutiamo, prima di iniziare quel che sia, che uno di quei due potremmo essere noi. Non per questo ci dobbiamo limitare, scoraggiare a priori o bloccare, tuttavia, e parlo per esperienza,  saperlo prima, aiuta a limite nel non rimanerci troppo male "dopo".

Il vero dramma di certi incidenti consiste nella recidiva, o se si vuole, nella coazione a ripetere.




Colgo l'input di un articolo su "La Repubblica delle Donne" che fra un triliardo di pubblicità, non manca di pubblicare articoli interessanti, e mi accingo a trattare un argomento spinoso. Direi "Pesante", ma sarebbe troppo a tema con tutto il resto. 

L'articolo compare nel numero 842 del 25 maggio 2013 ed è di Claudia Bortolato. 
Subito prima e subito dopo: Foto di donne praticamente emaciate che ci piace chiamare "moda", ma non siamo polemici, è solo la vita! 

L'intento dell'articolo, ed il motivo per cui ne parlo anch'io, è di promuovere centri d'aiuto come l'AIDAP (Associaz. Italiana Dist. Alimentazione) - www.aidap.org , o siti web gestiti dal ministero della salute come: www.disturbialimentarionline.gov.it in cui sono illustrate le possibili soluzioni per chi, in stile dantesco, ha perduto la retta via, o come Andrea (De André) "non sa tornare". Altra opzione:  www.anoressia-bulimia.it 

Mi sento di aggiungere alla lista il sito: http://gold.libero.it/bricioledipane/ perché è esplicativo in merito alle dinamiche del purgatorio ed aiuta a prendere coscienza. 




Cos'è questo BINGE? Si staranno chiedendo quei due, tre che non lo sanno ancora. E' una fortuna! Si perché almeno oggi si può dare il nome esatto alla cosa, e ciò aiuta per lo meno chi la vive.
Per anni si è parlato di obesità uguale ingordigia come unica opzione.
Sarebbe magico se così fosse. L'ingordigia parte dal presupposto del piacere procurato dal cibo, dal gusto di masticare, invece chi soffre di binge spesso detesta il cibo, ed è capace di mangiare tutto quel che trova in ordine alfabetico o a caso. Una fetta di torta, poi una polpetta al pomodoro, passando per un pezzo di  baccalà in potacchio (non so nemmeno se esiste, ma è per rendere l'idea), a seguire, un cucchiaio di marmellata, e poi del pane col solito pomodoro, e poi, perché no? ancora torta, biscotti (il pacco); infine la tregua, il divano -sensi di colpa inclusi- e molto paradossale senso di vuoto che spinge il malcapitato a tornare all'attacco anche se vorrebbe tagliarsi le mani pur di non usarle più, anche se vorrebbe cucirsi la bocca pur di disarmarsi.

Niente impedisce a chi soffre di questa patologia di mangiare fino a sentirsi esplodere, e più esplode più ha bisogno di mangiare. Pertanto è a dir poco estenuante sopportare consigli idioti del passante/tuttologo che ad ogni situazione propone una soluzione. Carote lesse, patate, movimento yoga! Lo scoop di oggi è che Binge non significa Idiota!! Idem per eventuali pilloline che danno senso di pienezza prima dei pasti. Oltre ad essere inutili, incoraggiano la causa, perché sentirsi pieno non è per tutti un  punto d'arrivo. Da simili dettagli si può capire se si ha a che fare col medico giusto al momento giusto. MEDICO, non giornali, non consigli di amici, non dieta a zone, non dieta del minestrone, non droghe, non sigarette, ma medico esperto in disturbi dell'alimentazione, anzi no, di BINGE, perché l'anoressia e la bulimia sono sorellastre dei binge, ma hanno un carattere diverso. 

Per secoli le persone "in carne" sono state associate al benessere, alla ricchezza, quindi erano più che benviste, idem per la pelle chiara, visto che quella "marrone" era delle contadine che lavoravano i campi, e le signore si cospargevano la pelle col succo di limone per tenersi bianche più possibile.  Un giorno, con poco preavviso, il mondo ha invertito la rotta. 
Per motivi vari ed eventuali, anche i meno abbienti si sono ritrovati abbastanza soldi in tasca per mangiare un po' di più. Anche loro hanno smesso di andare per campi, e se pure  ci andavano, comunque avevano più introiti economici, quindi, com'è logico, anche loro hanno incominciato a prendere peso. Però la scienza avanzava di pari passo, e si è scoperto che il sovrappeso uccide. Anche il respiro se è per questo, anche l'inquinamento se è per questo, ma il grasso di più.

Oggi essere grassi viene considerato un fatto di cattivissimo gusto, e certi format (The biggest looser e merde varie a cui intendo dedicare qualche riflessione a parte) lo dimostrano quotidianamente. Il grasso crea in chi ce l'ha emarginazione sociale e tanti altri piccoli scompensi. Chi pensa che esageri, faccia il conto di quanti "ciccioni" ha visto lavorare nei negozi visitati nell'ultimo anno e alzi la mano chi non ha notato i reparti "lazzaretto" nei negozi che ancora si curano di vestirli, troppo umani!...si fa per dire, costa tutto tre volte tanto e fa francamente schifo. Lo so perché a Londra ad esempio, ho visto negozi in cui gli stendini iniziano dalle taglie per bambini e finisco con taglie inverosimili. Ovviamente il prezzo aumenta, ma non del 100% ed i modelli sono identici, e pure i colori. In Italia invece, due pesi, due misure e due prezzi! Siamo pur sempre la capitale della moda, Sfiga!
Non s'è mai capito perché uno che pesa 40 chili abbia bisogno di una maglia a V nera e uno che pesa 100 chili dovrebbe volersi mettere addosso una maglia rosso fuoco tempestata di luccichini e la faccia di MINNIE fra le tette! Un paese democratico il Regno Unito! God save che queen!

Essere grassi, ciccioni, sovrappeso, non in linea, malati di ingordigia etc etc è soprattutto la più palese esternazione di un malessere che non ha peso e non ha tempo. La società ci mette molto di suo nel peggiorare situazioni già difficili perché quello che un tempo era il contenitore di contenuti, cioè il corpo, è diventato contenuto dei suoi contenuti. La linea è tutto, e lo condivido solo nella misura in cui questo combacia con la perdita di qualità di vita. Come dice la signora oggetto dell'intervista di cui sopra "Nessun normopeso può capire quant'è difficile vivere da obesi" . 

Baudelaire, in una poesia senza titolo de "I fiori del male"  (V Amo il ricordo di quelle epoche nude), fa notare che il Dio dell'Utile, le sue creature le fa crescere con la logica della vite, cioè costringendo i loro corpi sin da piccoli, in fasce di bronzo che torcono, deformano la bellezza che un tempo gli era propria, e li plasmano per meglio servire questo mostruoso dio che è il dio della modernità.
"L'utile" è uno strano concetto, perché fonda le ragioni della sua insaziabilità (soffre di Binge anche lui) su cattedrali fondate sull' IN-UTILE, sul superfluo più o meno assoluto, che nel tempo ci siamo abituati a considerare fondamentale.
L'utile per vivere non può prescindere dal concetto di compra-vendita di oggetti. Come ho già detto, chi soffre di binge (e l'utile è uno di loro) ha sempre più fame, così un giorno qualcuno si è svegliato con un'idea geniale in mente: Trasformare il consumatore in oggetto di consumo! La bibbia lo chiamava "Vitello d'oro", ma noi siamo andati oltre. Noi siamo consumatori consumati dal consumo, noi siamo compratori di noi stessi, quindi per capirci... prima avevamo bisogno di casa, macchina, elettrodomestici, vestiti, arredi etc etc... oggi abbiamo bisogno di tutte le cose già elencate, più dosi massicce di tecnologia "comunicativa", ma anche di liposuzioni (quotidianamente consigliate nei vari "Real time" ed affini), rinoplastiche, riduzioni o ingrandimenti di tette, culi e quant'altro... [cit. Alessandro Bergonzoni: "Bisogna rifarsi il senno"]

...la lista prosegue ancora a lungo, ma le cose, si sa, non nascono dal niente. A promuovere questo  tipo di commercio ci pensa la moda! Chi non ha visto "Il diavolo veste Prada"? Io si, e mi è anche piaciuto, perché racconta tutto un cinquantennio (e forse di più). Mi viene sempre da associare il concetto moda al regime. Motivo: Ovunque ci sia un regime abbondano divise, il cui intento è di uniformare anche a livello visivo, un gruppo enorme di persone, facendone un gruppo omogeneo. Chi diserta è fottuto. La moda compie miracoli di questo tipo ogni santo giorno.

La magrezza è diventato un dictat, pertanto, non si discute! 
Ho letto di modelle che si nutrivano di FAZZOLETTINI DI CARTA per non ingrassare, e nessuno ci faceva caso. Ballerine indotte all'anoressia per potersi esibire in celebri teatri e/o con note e meno note compagnie, colloqui di lavoro in cui viene chiesta la taglia ... per la divisa! (appunto!)

Vedo foto di modelle che sono l'antefatto della morte, ma la moda continua a proporle come obbiettivo da raggiungere costi quel che costi. La perversione sta nel fatto che la fa sembrare un'operazione innocua, necessaria, molto attuale. Lo capisco. Diventare scheletri è fattibile nei campi di concentramento, dove si lavora molto e non si mangia niente, non  per proprio volere. Nella vita "normale" è faticoso, quindi occorre l'aiuto del mercato e dei media: Palestre, estetisti, psicologi per chi va fuori di testa, e medicina per chi è ormai irrecuperabile.

Ho sentito donne affermare che Marilyn Monroe era tozza, idem per Sofia Loren.
Oggi la Gioconda si chiamerebbe Kate Moss, e il fatto che Kate sniffi cocaina (anzi no, non più ?!), appare un dettaglio secondario, che è commercio pure quello! 

Il consumo ci consuma e ci rende infelici.
Le più infelici sono proprio quelle che più si avvicinano al faticosissimo standard imposto. Si perché da una parte devi essere magro, ma dall'altra devi andare per aperitivi, subirti ricettari in TV dal tramonto all'alba, devi avere il culto del cibo, ma con classe, devi bere vini di qualità ed ostentare conoscenza del sistema, e dio solo sa quante energie vengono buttate quotidianamente nel cesso per cose da niente come quelle elencate. 

L'articolo col quale ho introdotto questo blog, precisa che occorre un distinguo fra Binge e bulimia, perché i bulimici (soprattutto donne, ma aumenta il numero di uomini affetti dalla patologia) hanno il culto del corpo, mentre il binge non ce l'ha, quindi il bulimico mangia più di un binge, ma poi corre a vomitare, a volte si punisce torturandosi parti di corpo più o meno visibili. Ne ho conosciuta una che si bucava la faccia e poi la copriva con chili di fondotinta. Il bulimico si misura il polso per vedere se è ingrassato, il binge abbandona gli specchi, perde cognizione del proprio corpo e prova quanto più possibile a dimenticarsi di averne uno, salvo poi rimanere di ghiaccio davanti ad una vetrina che li "riflette" e li costringe a vedersi. Questo finché il corpo impone le sue ragioni e grida che sta male. Ascoltarlo sarebbe un gesto di carità verso l'anima che contiene, ma solo questo. 

Notavo anche la particolarità di queste sigle. Binge Eating Disorder (Disturbi da alimentazione incontrollata) che siglato diventa "BED" e rimanda foneticamente alla parola "letto" in inglese, ma anche a qualcosa di cattivo "BAD". In italiano li chiamiamo "Disturbi alimentari", ma detto così sembra che il problema sia degli alimenti, non di chi li ingurgita, o anche "DAI" (Dist. Alimentaz. Incontrollata) che sembra voler incitare all'azione, ma nasconde un retrogusto che si compiace di sminuire il malcapitato. Altra citazione di Baudelaire, in merito a Samuel Cramer, un personaggio che secondo il suo creatore, non riusciva in nulla perché credeva troppo nell'impossibile. Le persone non sono quasi mai quel che meritano di essere, ma quel che si raccontano di essere, e così  mi spiego la fitta rete di arroganti e semi analfabeti che comandano il mondo e le sue periferie. Credere è Essere, ed è anche fastidioso da accettare.

In generale, focalizzarsi sulla dieta è come pensare di curare il cancro della pelle con una crema protettiva. Follia. Il cibo è un problema da ingordi, da golosi. Per chi soffre di binge è forse l'ultimo dei problemi, visto che il primo è capire cosa c'è a monte e perché. E va anche detto che scoprirlo non sempre equivale a poterlo superare.  

La medicina moderna, grazie a studi di settore molto mirati, ha capito che questi casi vanno analizzati sotto più punti di vista: Psicologico in primis, e solo dopo arriva la dieta, che preferisco chiamare"Igiene alimentare". Vengono consigliati dei diari alimentari, che non hanno le carte in regola per diventare dei bestsellers, ma aiutano molto a mantenere il controllo. Si tratta di stabilire il giorno prima, o la settimana prima, quello che si mangerà, e lo si farà con delle tabelle di orientamento che permettono di assumere coscienza sul cibo, sui suoi principi nutritivi e sulle sue varianti possibili. In caso di abbuffate, che di certo ci saranno, si è invitati a scrivere qual'era lo stato d'animo del momento, cosa ha spinto la persona verso l'abbuffata, e la si invita a non lasciarsi alle spalle il progetto per il fallimento di un giorno. 
Si è smesso di proporre diete insipide e da fame, perché peggiorano il problema. Si è smesso di proporre interventi molto invasivi (esempio: la riduzione di un tratto di intestino, di cui si parla nell'articolo) perché molti sono morti con quel sistema. Si sperimentano di volta in volta nuovi modi di agire, ora va molto di moda (dicevamo...) il sondino, che trovo mortificante e diseducativo se non si è un caso limite. Se avessi un sondino nel naso notte e giorno per qualche mese, mi abituerei a pensarmi malata di una malattia inguaribile, e non mi aiuterebbe. Per le ragioni suddette, eliminare il cibo dalla vita, non è educativo, anzi... aumenta lo stress e non si sa bene che potrebbe accadere tre mesi dopo, forchetta alla mano. 

Le statistiche sono agghiaccianti.
Due persone su cento (con un rapporto di maschi-femmine di due a tre) sono affette da questa patologia, ma il numero è destinato a crescere e tanti sono i decessi legati al sovrappeso. Fra le cause più comuni: Problemi al cuore, cancri vari, problemi articolari... In America, che sempre ci precede, nel bene e nel male, aumentano i casi di grande obesità, tipo 4, 500 chili a persona - il solito Real time non perde occasione per "Sensibilizzare" mostrando questi poveri individui ormai ...alla frutta. Per questo e  per motivi di benessere individuale, le problematiche legate al rapporto col cibo vanno affrontate SUBITO! I giorni diventano anni e gli anni sono sempre molto prossimi ad un qualunque "Troppo tardi". Non è troppo diverso dalle lezioni di guida. Servono mesi per imparare il gioco della frizione, e un giorno ci si ritrova a guidare pensando a tutt'altro. Dicesi automatismo, e vale per tutto ciò che si ripete ad oltranza. Difficilissimo liberarsene, ma non impossibile. La signora di cui si parla nel solito articolo era arrivata a 164 KG e oggi, grazie a centri specializzati, pare si sia ripresa la sua vita. 

Non è troppo diverso dalle dipendenze di alcol, droga, fumo, solo che il cibo non può essere messo via del tutto. Occorre imparare a conviverci. Molto complesse sono le dinamiche che portano una persona a ridursi in situazioni di estremo disagio per la sua esistenza. Mi dispiace sempre molto quando vedo gente che si presta al circo mediatico esponendosi al ridicolo stile "Grasso è bello". Non è vero, perché non può essere bello ciò che crea disagio e sofferenza. Dovremmo tornare ad imparare il rispetto, ma non va tanto di moda ultimamente. 


Ps: Non è questione di vittimismo, ma di impossibilità che ti afferra per la gola e ti impedisce la vita da un giorno all'altro. Capita a gente di ogni estrazione sociale, di ogni grado di cultura e qualcosa vorrà pur dire.




Link a tema: Nuvole anomale.
e anche: Il dilemma dell'onnivoro.






4 commenti:

  1. questo disturbo alimentare mi era completamente ignoto. io sono un ex magro che negli anni è andato in crescendo (66 kg a 18 anni / sui 70 kg da ventenne, dai 70 agli 80 da trentenne). ora sono a 88 kg... mi collocherei nella categoria "ingordigia" nel senso che per mesi e mesi posso mangiare e bere tutto senza ritegno e poi cerco diligentemente di rimettermi in riga con molta difficoltà, perché mangiare è uno dei piaceri più belli della vita ma sono anche cosciente che quando sono in sovrappeso sto male...
    o.

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  2. Spero che tu non sappia mai di che si tratta, perché il purgatorio non dev'essere troppo diverso da questo. Ci sarebbe ancora tanto da dire sull'argomento, ma ho preferito rimandare ai siti specifici. Anch'io sono una ex magra, ma è di quegli "ex" che non tornano più :-)
    A Parigi, in uno stato di grazia mentale, ero tornata quasi "sa na grazia" e senza sforzo alcuno, ma al ritorno...

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  3. bella parigi, mi è rimasta nel cuore. dovrò tornarci quando i bimbi saranno cresciuti (per godermela, altrimenti se ci vado con loro potrei odiarla)
    o.

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