giovedì 18 giugno 2015

Risveglio comandato

La foto è mia, e anche le intenzioni. 

Quelli che di notte si svegliano sei, sette volte ed ogni volta, chiudendo gli occhi si collocano in situazioni perlomeno surreali. 
Il settimo risveglio, quello comandato, pare uno scherzo di cattivo gusto.

Il più delle volte, i deliri della notte svaniscono, questa volta invece no. Nel mio ultimo incubo, quello dalle sei alle otto, ero a Parigi. Che bello! Però ero alle prese con la frontiera come in epoca pre Euro. Con me c'erano mucchi di italiani che facevano da matto pur di provare ad entrare in Francia, alcuni pensando fosse un valore aggiunto, gridavano oltre il cordone, che erano del nord. Inutile, soprattutto se in italiano. Lingua straniera.
La polizia usava forza e manganelli, mostrando una palese antipatia per gli italiani che, in numero importante, andavano a sommergere la loro nazione, e che quindi venivano rispediti a casa con ogni pretesto. Nel sogno ero nel panico, quel panico che ti rimane un po' anche da sveglio. Non trovavo i documenti e le guardie, incuranti degli anni che ho dedicato a studiare la loro cultura, non mi avrebbero fatta passare. Infine, omettendo la traccia concreta del passaggio -nei sogni come nei film, si può fare- non so come, ero finita in città, e mi pareva tutto un gran luna park, meno bello del solito, a tratti grottesco. 
Cercavo una metro per andare da qualche parte, e ovunque incrociavo gente col documento in mano, bene in vista perché i gendarmi erano in ogni dove, intenti a scovare italiani abusivi. Stretta nella morsa della carta d'identità, ho attraversato un punto della città (Linea Nation se non ricordo male) in cui la metro esce da terra come un bruco veloce, e tempo qualche minuto a destra, improvvisamente compare la Tour Eiffel in tutto il suo splendore. Ogni volta che sono passata in quel punto, un senso di meraviglia, provata solo ai tempi della prima infanzia, mi ha riempito gli occhi, e per questo ci sono passata molto più del necessario, perché la meraviglia vale carati, di quelli che non si pagano col sangue di nessuno, e che tuttavia sono per sempre -almeno in memoria- come lo sono i diamanti negli spot. 
Essendo nel mezzo di un brutto sogno, difficilmente pilotabile, sono passata in questo luogo d'incanto senza neppure ricordarmi l'incanto, giacché circondata da umanità ridotta a terra di burocrati e carte ambulanti, confini in perenne linea di confine, niente altro che geografia e luoghi di turismo, che in questo senso, è mera economia... poi sono successe cose, ho divagato, e infine ho "diretto il mio sogno" come diceva Nerval prima di impazzire, per ritrovare la bellezza.

Sogno a parte, dell'Europa, quando venne al mondo, avevo apprezzato l'illusione della morte dei confini, anche se ne temevo gli effetti collaterali, e infatti, a quanto pare nel nostro DNA esiste un'insopprimibile esigenza di darci un limite e di imporlo agli altri.

In quanto sogno, non può avere una morale, al massimo un sentimento inconscio che di notte prevale (e sbaglia chi pensa sia una finzione scenica. Sta notte ero davvero a Parigi) e il mio è un sentimento di empatia verso il viaggiatore che perde la sua terra, rischia di affogare in mare e quando trova un'altra terra, viene respinto, rimandato in mare verso la terra madre che più volte l'ha abortito. Non c'è politica, non c'è geografia, non c'è giustificazione, solo sentimento.
Sto con gli ultimi dal giorno della mia nascita perché in loro vive un tipo di umanità che posso sentire meglio di altre.

Sopravvivere per legittima difesa anche se il resto del mondo non ti vuole che morto o altrove, a morire con calma, circondato da esotica atmosfera. 




2 commenti:

  1. l'empatia verso gli ultimi dà la misura del grado di umanità di una persona. chi questa empatia non ce l'ha, o peggio, gode delle disgrazie altrui, è una persona piccola che affoga nell'odio e nel risentimento, e va lasciata morire.
    o.

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    1. Non so bene che dire. Io ultima ci sono nata. Pro e contro, come tutte le cose.

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