sabato 24 agosto 2013

Tu che testa hai?

Ovvero...che hai in testa? 
Liscio, crespo, lungo, corto, medio, bianco, rosso, giallo o nero? ...Rado, folto, indifferente? Calvo? 

Quante opzioni per ogni singola testa! E' che la risposta che deriva da ognuna di queste domande, non è così indifferente alla bocca che le enuncia. Per magici motivi, i capelli sono il punto in cui, una parte di "identità" - mi si passi l'enorme della parola- si manifesta. 
Niccolò Fabi della prima ora fece una canzone su questo tema, ed andò bene. "Vivo da sempre coi miei capelli", fra le tante cose dice: "Io senza capelli sono una pagina senza quadretti". Da allora è cresciuto di età e spessore, ma posso capire il senso di una canzone scritta da un ragazzo coi capelli "scapecci" e ricci -allora come ora- "Sono la parte di me che mi assomiglia di più". 

Il tipo che lavora in banca, sembra destinato al giardino ben custodito, l'artista, secondo il cliché... folte chiome maltrattate e diversamente intrecciate agli elastici. Poi c'è il tipo "Trivago" che anche con barba e capello, si cura in modo così maniacale che viene da sperare che si tagli tutto quanto prima. Il calvo invece, reo di aver fatto di disgrazia virtù, ti sbatte in faccia il suo bello sguardo, la barbetta stile Saviano-Montalbano alias Zingaretti... e a male non ci va di certo! Per le donne non è così facile camuffare questo problema, e la brutta notizia è che pare che siano destinate ad aumentare di numero. Lo stress è la causa ufficiale, sebbene, mangiando di merda, respirando di merda,  indossando merda, il resto non può che essere una logica conseguenza. 

Quanto a me... passando per una prima infanzia molto castigata, tipo San Francesco è tornato, ma senza vocazione, ho deciso, appena avuto il minimo potere di coltivarmi come meglio ho creduto, che non avrei mai più tagliato i  capelli, e così ho fatto. Due volte solo ho deviato da questa ferrea regola, le classiche crisi da "cambio tutto", e l'unica cosa che ci ho rimediato è che hanno cominciato a chiamarmi "Signora". Mi vedevo orribile e mi sentivo ospite in una testa che non riconoscevo più. Ci stavo scomoda. 
Rivedendo le foto, sospetto di essere ingiusta con la mia idea di me coi capelli corti, ma la percezione del proprio aspetto ha le sue logiche e chi prova ad ostacolarle è un po' folle e un po' razionale, tipo 50 e 50. 

Riflettendo, è venuto fuori che molte delle artiste che amo di più, portano i capelli come li porto io, cioè raccolti, perennemente raccolti in un elastico, e sono certa che non si tratti di inconscia emulazione, perché li portavo così quando di loro non sapevo nulla, esistenza inclusa. 

Nascono in prossimità della parte più importante del nostro essere: il cervello, il motore centrale, il quartier generale, e da lì si calano numerosissimi e sottili, come funi di salvataggio, o di evasione. I più audaci si allontanano parecchio dal punto di partenza, ma non possono andare troppo lontano, è una specie di destino. Lucidi o spenti, forti o deboli. Sfibrati o di solida struttura, comunque destinati ad essere recisi svariate volte nel corso della vita, ma mai smettono di ricrescere. 

Perché uno si tiene i capelli lunghi se poi li deve castigare?  Forse, e dico forse...perché mi piace l'idea di poter raccogliere in un unico nodo la matassa di tutti i miei pensieri, e di poterli liberare a mio piacimento, possibilmente quando c'è vento. 






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