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sabato 24 settembre 2016

"Il gobbo di Notre-Dame"

"Quand vous ouvrez une ècole, 
vous fermez une prison" 
V. Hugo

Questa sera, 24 settembre 2016, a partire dalle ore 20:30, 
si terrà lo spettacolo: 
"Il gobbo di Notre-Dame" del Nirvana Club, 
presso il teatro La Fenice, a Senigallia. 

L'ingresso è a offerta libera, e il fine è quello di raccogliere fondi da destinare all'Orfanotrofio Mahanaimi, per la cura e la protezione di 18 bambini orfani e disabili nella poverissima periferia della capitale Freetown Sierra Leone Africa. 
Nb: non sapevo che parte del ricavato andrà anche ai bambini colpiti dal recente sisma, sicché lo aggiungo adesso! 
A capo di questa impresa, c'è la ONLUS I compagni di Jeneba, del grande Massimo Max Fanelli e della sua compagna di vita, Monica Olioso, che di recente ha assunto il ruolo di presidente dell'associazione.
Una delle tante versioni italiane...
Mondadori. 
Non posso dire molto sullo spettacolo perché non ho avuto modo di vederlo, ma so che deriva da una lunga tradizione di adattamenti e rivisitazioni di un noto capolavoro della letteratura francese. Si tratta di "Notre-Dame de Paris" di Victor Hugo, pubblicato nel 1831 a Parigi.
Questo libro viene ristampato ben otto volte fra il 1831 e il 1832, quando infine approda alla sua versione definitiva. A seguire, nel 1836, viene rappresentato a teatro, senza avere troppo successo. Negli anni tornerà sotto forma di muscial, di film (1956, per la regia di Jean Delannoy, fra le versioni più fedeli all'originale, anche perché conserva il finale tragico) e di cartone animato, come è stato per la Disney e lo stra noto Il gobbo di Notre Dame, che, come si intuisce già dal titolo, tende a spostare il soggetto dell'opera, dalla cattedrale al suo sfortunato abitante Quasimodo e, per necessità di copione, si sceglie di abbellire il finale con un necessario happy ending. 
Colonna di luglio. Parigi -1840-
Piazza della Bastiglia.
Con questa colonna, Luigi Filippo vuole ricordare la caduta dei Borbone
 e quindi della restaurazione, che permette l'avvento al potere grazie alla
monarchia di luglio. (Lo stabile a destra è: L'Opéra), e
 il museo dedicato a Victor Hugo, è molto vicino a questo luogo. 
Ogni testo ha il suo contesto... 
Durante il XIX secolo la Francia conosce tre rivoluzioni importanti: 
1_Quella del 1830 detta: "Le tre gloriose"  di cui si conserva una colonna a Parigi, nello stesso luogo in cui, nel secolo precedente, ovvero nel 1789, la presa della Bastiglia aveva generato la rivoluzione per antonomasia,  "La" rivoluzione francese. Non certo la sola, come dicevamo, ma fra le più importanti.  
2_Quella del 1848 Che mette fine alla monarchia di Luigi Filippo d'Orléans, riportando la Repubblica in Francia, che tempo tre anni, si convertirà di nuovo in Impero per via del colpo di stato di Napoleone III. 
3_Quella del 1870, che mette fine al secondo Impero (di Napoleone III) in nome della III Repubblica, di cui Hugo finisce col rappresentare lo spirito, almeno nell'immaginario collettivo, visto che trascorrerà tutto il tempo dell'Impero, esule a Guernsay, fra Francia ed Inghilterra [che gode di uno statuto speciale]
Victor Hugo negli anni 
Senza troppo tergiversare, negli anni che precedono la monarchia di luglio, un ragazzo di provincia, Victor Hugo, nato a Besançon nel 1802, figlio di un generale napoleonico e di una monarchica, è invaso da un'ambizione straordinaria che lo porta a voler essere uno Chateaubriand o nulla (autore e uomo politico di spicco a inizio ottocento), ma anche un Napoleone o un Cromwell delle lettere, e perché no? un Walter Scott di Francia. E' inutile precisare che finirà col diventare tutto ciò che desidera e anche di più, pagando un prezzo, come è nell'ordine delle cose.
Hugo Scriverà poesie, opere teatrali, romanzi, saggi critici, racconti di viaggio, dipinge e si occupa di politica, riuscendo a raggiungere vette importanti in tutti i settori citati. 
Mettendosi contro Napoleone III, sarà costretto per decreto di espulsione, a vent'anni di esilio, guadagnandosi per altro una dedica importante nella poesia Il cigno di Charles Baudelaire, allora quasi disprezzato, e di lì a poco riscoperto dai giovani poeti per i suoi Fiori del male e la loro ingombrante eredità. 

Ispirato ed ispiratore, con la stoffa del leader ed uno sguardo dal respiro epico, Hugo occupa tutto un secolo, attraversandolo, e trovando sempre il mondo per mettersi in luce. "L'immenso vecchio", come lo definrà l'autore di Madame Bovary, Morirà nel 1885, e verrà sepolto al Pantheon, fra i grandi della patria, lasciando un patrimonio artistico piuttosto consistente e raro per importanza e qualità. 
E. Delacroix La liberté guidant le peuple. 1830
Quando nasce Notre-Dame... 
Nel 1830, l'autore è a capo di un gruppo di artisti che desidera mettere fine al classicismo nelle arti, e soprattutto a teatro, dove le "regole" di composizione soffocano ogni possibilità creativa. 
Nb: ricordiamo che in questo periodo Stendhal, outsider delle lettere francesi, dava alle stampe Il Rosso e il Nero, scegliendo di narrare episodi di cronaca locale in un romanzo, laddove la regola generale includeva grandi affreschi di storia, possibilmente datata. Passeranno altri 27 anni prima del successo di Mme Bovary, a sua volta figlia di un fatto di cronaca, ma con tutti i distinguo del caso.

Perché proprio il teatro? 
Nel settecento il teatro ha generato talenti quali Racine, Corneille, Molière, e rimane il genere più nobile a inizio XIX secolo. Da cui l'esigenza di Hugo di passare oltre,  imponendo proprio a teatro le esigenze creative del romanticismo e la sua libera ispirazione. 

L'Hernani (opera teatrale di Hugo) nel 1830, genera una vera battaglia fra classici e romantici per via del fatto che l'autore non rispetta le regole classiche, e lo fa di proposito. L'episodio rimane alla storia col nome di "Battaglia dell'Ernani":  Abito nero contro giubbe rosse... e fu subito romanticismo! 
Per una specie di ironia, il teatro romantico si spegnerà fra le mani di chi l'ha creato. Succederà nel 1843, con Les burgraves, autentico fiasco visto che il pubblico gli preferità "Lucrèce" di Ponsard, un'opera classica. "Pura reazione" sentenzierà l'amico-nemico Sainte-Beuve. 
Forse non a caso, l'autore non tornerà più a comporre opere da rappresentare sul palcoscenico, ed è altrettanto vero che ci saranno altri episodi di teatro romantico dopo questa data, ma non per mano di Hugo. 

Quanto al romanzo, la Francia sembra posseduta da Walter Scott, infatti quasi tutti gli scrittori della prima metà del secolo, sognano di diventare uno Scott di Francia.

Hugo ha già scritto diversi romanzi prima di Notre-Dame de Paris, anche se qui per la prima volta darà l'esatta misura del suo genio, in un romanzo ambientato nella delicata fase di passaggio fra il medioevo ed il rinascimento, a un passo dalla nascita di uno stato moderno, quindi gli scontri fra potere e borghesia servono a ridistribuire i poteri in una nuova Francia. Da questo gioco però sono esclusi gli ultimi, i vagabondi e gli zingari. In un certo senso, le tre gloriose sembrano fare eco all'attacco alla cattedrale! 
Una scena dello spettacolo del Nirvana in merito a Notre Dame.

Trama del romanzo. 
(Si svolge in un breve lasso di tempo, nel 1482) 

Il 6 gennaio 1482, giorno dell'epifania, si tiene a Parigi la Festa dei folli! 

In zona di  periferia si stanziano degli zingari (di origine franco-spagnola) e Clopin Trouillefou, ladro ed assassino di professione, è a capo del gruppo. Questo posto diventa: "La corte dei miracoli"  e gli spettacoli che gli zingari offrono alla popolazione, servono in realtà a coprire le loro malefatte visto che gli introiti maggiori del gruppo derivano da furti ed omicidi. La sola a prendere le distanze da questo stile di vita, è Esmeralda, bellissima zingara che danza in piazza con la sua capra Djali. 

Quasimodo è un ragazzo deforme, ed ha a sua volta origini gitane. Come Esmeralda è stato abbandonato dai genitori davanti a Notre-Dame, ed è stato raccolto dall'arcidiacono Claude Frollo. Disprezzato da tutti, è cresciuto appollaiato vicino ai gargouilles (i mostri di pietra della locandina), come fosse egli stesso uno di loro, dunque materia vivente della cattedrale, e  facendo il campanaro è diventato sordo per via del rumore a cui le sue orecchie sono state a lungo sottoposte, e quindi muto. 
Gli zingari eleggeranno Quasimodo "Papa dei folli" per via delle sue stranezze. 

Frollo, l'arcidiacono, pur odiando gli zingari e nonostante la sua carica ecclesiastica, ordina a Quasimodo di rapire Esmeralda, essendosi invaghito di lei e provando un desiderio morboso. 
Phoebus, capitano delle guardie, fa fallire questo intento, e la zingara si innamora di lui ma sposa il poeta di corte Pierre Gringoire, per salvarlo dalla condanna all'impiccagione stabilita da Clopin che così intende punire il poeta introdottosi furtivamente nel campo degli zingari. 
Quasimodo viene fustigato e messo alla gogna per il suo tentativo di rapire la zingara che, colta da pietà, gli porta dell'acqua, facendolo innamorare di lei. 
Phoebus a sua volta, decide di sedurre Esmeralda, ed approfittando della sua ingenuità, la invita in una locanda ambigua dove si nasconde Frollo, intenzionato a spiarli da un armadio, salvo poi essere invaso da gelosia e pugnalare alle spalle Phoebus prima che la donna gli cedesse. Esmeralda rimane sola con Phoebus, creduto morto e viene arrestata con l'accusa di omicidio e di stregoneria. 
Secondo la testimonianza della locandiera, erano entrate tre le persone riunitesi in quella camera, e non due, quindi la terza non poteva che essere il demonio in persona. 

Frollo assiste al  processo religioso di Esmeralda accusata di stregoneria e torturata al punto che, credendosi spacciata, e pensando che Phoebus fosse morto, confessa di aver ucciso il capitano con la complicità del demonio.
Frollo le confessa tutto infine, offrendole la libertà in cambio di favori sessuali che lei rifiuta sdegnata, finendo così sul patibolo.  
Di nuovo è rapita da Quasimodo che prova a salvarla nascondendola dentro Notre-Dame, il cui suolo è inviolabile per via del diritto d'asilo.
Gli zingari, guidati da 
Clopin, si riuniscono davanti alla cattedrale con l'intento di chiedere la grazia per Esmeralda. Quasimodo gli lancia piombo fuso addosso dall'alto della chiesa perché è convinto che vogliano farla uccidere.
A questo punto interviene il re, Luigi XI che ordina la morte della zingara, motivo di disturbo pubblico e considerata strega da tutti. L'esercito decima gli zingari, uccidendo anche il loro capo. Esmeralda è salvata da Frollo, travestitosi e non è riconoscibile. L'arcidiacono rinnova la sua proposta: Sesso in cambio di salvezza, e ancora lei rifiuta preferendo il patibolo al compromesso. Frollo la consegna ai militari. 

In prigione Esmeralda incontra una prostiuta, la sachette, che riconosce in Esmeralda sua figlia, rapita dagli zingari anni addietro. Ciò non servirà a salvarle la vita.
La ragazza verrà impiccata, e sua madre morirà nel tentativo di salvarla. 
Frollo morirà spinto nel vuoto dall'alto di una torre di Notre-Dame da Quasimodo che lo sente ridere per l'esecuzione di Esmeralda. 
Phoebus, ripresosi dalla pugnalata, sceglierà un matrimonio di convenienza. 
Gringoire, simbolo dell'arte formale e classica, continua a scrivere. Ma Hugo preferisce un'arte libera da vincoli creativi. 


Esmeralda verrà gettata nelle fosse comuni, e qualche anno dopo verrà rinvenuto vicino a lei il cadavere di un uomo con la spina dorsale deforme ma non spezzata alla nuca, come accade in caso di impiccagione. E' il corpo di Quasimodo, che in queste nozze mistiche e tragiche, si è lasciato morire accanto alla sua sposa.  


Il finale, come si può notare, è molto più triste della versione Disney, e come in un'opera romantica che si rispetti, qui si muore per amore! 


Esmeralda è contesa da tre uomini. (succede spesso nelle opere di Hugo) 
Frollo incarna la chiesa teocratica ma anche un desiderio malato e forte. E' come un Don Giovanni rimasto vergine. 
Phoebus è un libertino a cui l'autore concede un destino tragico: un matrimonio di convenienza. 
Quasimodo personaggio fra sublime e grottesco, incarna dedizione e passione. Vive fra le campane, ed e come pietra viva della cattedrale, rappresenta dunque una possibilità di rigenerazione della chiesa, anche se l'avvenire religioso dell'umanità appare incerto. 
Il suo essere "mostruoso" somiglia alle fattezze di un popolo bambino la cui forza è ancora male impiegata e la cui bruttezza è primitiva.  Quasi-modo... 


NB: 
Nel 1832, Hugo aggiunge un capitolo importante, dal titolo: Ceci tuerà cela laddove "ceci" è la stampa, e "cela" è la pietra, l'architettura. La stampa, ovvero: "L'invenzione di Gutemberg", risale al 1448, e cambierà per sempre il modo di narrare presente, passato e futuro dell'umanità. 

Notre-Dame è  un sole dormiente confuso con l'aurora, mentre il libro è la seconda torre di Babele del genere umano! (Nel 1836 nascerà la stampa moderna.). La cattedrale è il vero personaggio principale del testo. Il libro nasce da una fantasia dell'autore davanti alla chiesa. 
Grazie al romanzo, l'arte gotica, denigrata nel settecento dai classici, viene pienamente riabilitata, e Notre-Dame viene salvata da distruzione per abbandono!  

Parigi, centro nevralgico del romanzo e della vita di Hugo, che ne è ossessionato, come il suo coetaneo Balzac, che ambienterà la sua commedia umana quasi interamente a Parigi. 



La versione teatrale invece... sta sera, presso La Fenice, Senigallia. 

Aggiungi didascalia
Per un evento speciale... una partecipazione speciale ! 
Special guest di questa sera MR LizHard Sennin!!!!! (Giorgia D'emidio, via Facebook) 


Anche qui abbiamo parlato di questo spettacolo! 


Link you tube al film di Delannoy, in francese!  Essendo un link you tube, rimarrà finché qualcuno non lo cancellerà! 


giovedì 31 marzo 2016

Oh Dio mio! Spettacolo teatrale.

Venerdì 1 aprile 2016 si terrà, presso il Teatro "La Fenice", in via Cesare Battisti,19, Senigallia AN, lo spettacolo teatrale "Oh Dio Mio", adattamento della commedia di Anat Goy "Oh my god". 
Nb: I biglietti sono acquistabili anche la sera stessa dello spettacolo, al botteghino, dalle ore 17:00! 
       Oppure si può contattare Morena Belogi, su facebook/ cell: 348 703900 
                                             
Regia ed aiuto regia: Diego Ciarloni ed Ilaria Verdini. 
        Inizio dello spettacolo: ore 21:00.  
           Costo del biglietto: 10 euro.  
       Cerchiamo di esserci! 
Ognuno di noi ha
 almeno un altro 
nome da
dare
alla
 speranza.
Gli incassi della serata saranno devoluti alla ONLUS "GOFAR" al fine di promuovere una raccolta fondi per studi di ricerca scientifica sull'Atassia di Friedreich, malattia degenerativa progressiva del sistema nervoso che provoca atassia, cioè mancanza di coordinazione dei movimenti. Essa compare in genere durante l'infanzia o l'adolescenza, ma talvolta si presenta anche in età adulta. 
Al momento non esistono cure per la malattia, ma si stanno effettuando degli studi su una molecola specifica per una cura che ha avuto successo sui topi, e va sperimentata sull'uomo.  Si tratta della prima sperimentazione mondiale, e verrà realizzata a Torino. 
-in fondo al post troverete dei link di riferimento-


Il luogo delle meraviglie. 
La nostra Fenice a Senigallia, l'ho sempre vissuta come "il" luogo delle meraviglie, ed è anche un luogo democratico per antonomasia, perché se è vero che dopo il terremoto lo stabile è stato ricostruito senza palchetti, ori e strutture aristocratiche bellissime all'occhio, è ancora più vero che siamo passati ad una dimensione in cui ciò che si impone alla visione del pubblico in sala, è uno spazio sostanzialmente neutro che predispone la mente a prendere le distanze dalla realtà, se non proprio a perdersi in qualche fantasticheria. Intanto le luci si abbassano, e sul palco succede qualcosa. lo spettatore a quel punto è comodo abbastanza da potersi concentrare sull'opera che sta andando in scena, senza distrazioni, e se mai fossi un'artista, lo apprezzerei. 
Un luogo democratico, dicevo, perché lo spazio che separa il più facoltoso da quello che si arrabatta per campare, non è siderale, né circolare, e nemmeno perpendicolare; tutti hanno diritto alla stessa identica poltrona, e non occorre, a meno che lo si desideri, creare un contatto quasi carnale con lo sconosciuto della seduta accanto, vedi palchetto tradizionale, nella speranza di intravedere almeno il lembo della camicia di quel povero e splendido attore, laggiù, che recita per la sua platea, e per i privilegiati che gli stanno di fronte, laddove quelli ai lati... si arrangino pure fra crampi alla schiena, pose da contorsionisti, e un costante senso di nevrosi malcelata che presto si traduce in un generico "Ma quando finisce?" 
Per dirla tutta, sto riportando sensazioni sperimentate di recente oltre che in passato, ma le avevo dimenticate. Mi è piaciuto contemplare i pulviscoli di polvere nell'aria che sembrava ferma da secoli. Ho amato l'atmosfera che precedeva lo spettacolo, perché c'erano tante cose belle da guardare: Gli affreschi, il lampadario enorme, le statue, l'arricciatura delle tende rosso fuoco e relativi enigmi su quanti acari una roba del genere possa contenere, e poi un pezzo di palco quello di destra che, neanche a dirlo, era la parte opposta rispetto a dove il mio eroe si sarebbe seduto per dire la sua su Céline, ma questo è divagare... si, perché dovrei parlare anche delle due donne che avevo vicino, e delle volte in cui ci siamo sfiorate pur di vedere pezzi alternati di uno spettacolo che ci ha lasciate meno che spettatrici, con un senso di incompiuto addosso. Alla Fenice non sarebbe successo, ho pensato, ed era un pensiero razionale e giusto. Alla Fenice non esistono nemmeno gli "impiccati" del loggione, appesi al muretto, a testa in giù, fra vertigini e mal di schiena, poveracci!  Da noi le poltrone, ribadisco, sono identiche per tutti, servono solo una vista e un udito più allenati. Insomma, è da un po' che volevo dirlo a pieni polmoni: Amo La Fenice. 
Il simbolo che rappresenta il teatro poi, è la figure simbolica più bella che mi venga in mente. Rinascere dalle proprie ceneri e poi volare è l'altro nome della speranza, che è l'opposto della competizione, perché conserva qualcosa di ostinatamente umano, e per questo, non fosse che per questo, dovremmo custodire con più attenzione la Fenice che riposa in tutti noi quando ci sentiamo persi, addormentati, spacciati, praticamente perduti, ma anche quando siamo in volo, affinché ci sia chiaro che volare è un privilegio. 

L'altro nome della speranza. 
...dicevamo, la Fenice, Phoenix, che si pronuncia /ˈfiː.nɪks/ o l'Araba Fenice o come ci pare. Il punto è che esistono felici coniugazioni fra il mestiere di risorgere, quello di volare, e ciò che succede su alcuni palcoscenici. Ognuno di noi ha almeno un altro nome da dare alla speranza, e il teatro spesso, ci manda a casa con lo stomaco pieno di farfalle, con la sensazione che grandi cose siano ancora possibili, non solo da parte degli altri, ma anche e soprattutto da parte nostra. 

Domani sera, alle 21:00, sarò al teatro La Fenice dopo tanto tempo. Andrò a vedere un'opera che viene da molto lontano.  Nasce infatti in Israele, la terra di Ari Folman, che di recente ho molto amato col suo "Valzer con Bashir". La terra delle mille contraddizioni, di quelle che hanno a che fare col nostro lato oscuro e con la precarietà di ogni illusione di semplificare la nostra natura. Una terra affascinante. 
"Oh my god" è una commedia di un atto, scritta da Anat Goy, ed è stata presentata sulle scene a Tel Aviv nel 2010, due anni prima della sua morte, quando aveva solo 56 anni.  
Anat Goy, drammaturga ed autrice televisiva, è stata in vita un'attivista, pacifista, che si è battuta per la parità dei diritti per i cittadini arabi di Israele e per una pacifica relazione coi paesi vicini. (ognuno d noi ha almeno un altro nome da dare alla speranza). 
         
Anat Gov
Nata a Tiberiades -Israele- il 13 dicembre 1953
Morta a Tel Aviv -Israele- il 9 dicembre 2012.
Dal ping pong di informazioni che passano dal paziente al suo analista, sono nate nel tempo tantissime opere televisive, ed anche, come in questo caso, teatrali.
Qualcuno anni fa mi ha detto di pensare allo psicologo come ad un prete della modernità, perché deve subirsi le paranoie di tutti, e invece della questua e le libere offerte, propone un tariffario preciso. Quanto alla privacy, entrambi ne sono vincolati.
Mi era parsa una chiave di lettura non del tutto assurda. In quest'opera, curiosamente, vediamo la coesistenza del rimedio "antico" della fede, passando per l'altissimo in persona, e di quello moderno della psicologia. Per sapere come andrà a finire, fra sorrisi e riflessioni ... a teatro! 

Regista ed interprete: Diego Ciarloni 
Aiuto regista ed interprete: Ilaria Verdini . 
Interpreti: Simona Paolelli, Noemi Boncompagni. 
Collaborazione tecnica: Angela Ursi, Paola Giovenchi. 

Il legame fra gli artisti e l'associazione ONLUS "GOFAR" nasce grazie a Morena Belogi, delegata territoriale alla raccolta fondi nelle Marche.   

Guarda il trailer! 



"CLAET" è un acronimo che sta per: Centro Lettura Attività Espressive Teatrali, ed il suo nome per esteso è: Teatro Claet, compagnia nata nel 1987 ed attualmente composta da cinque artisti che nella vita esercitano altre professioni e che, tuttavia, considerano il teatro come un'esperienza di umana molto importante, in quanto mezzo di ricerca artistica e personale. Si tratta ad oggi, di un'organizzazione no profit, anche se in futuro le cose potrebbero cambiare. 

Diego Ciarloni, organizzatore, regista, attore, si avvia alla carriera teatrale nel 1993 e già dal 1999 raggiunge i primi riconoscimenti per il suo operato artistico. Ottiene grande successo di critica e di pubblico con "Xanax", spettacolo teatrale che rappresenta anche il punto d'incontro con l'associazione ONLUS GOFAR, per tramite di Morena Belogi, che nel 2008 aveva osservato la compagnia all'opera dal pubblico a Chiaravalle, trovandola interessante, e così ha contattato gli artisti per chiedergli di collaborare a questa raccolta fondi. Gli artisti hanno accettato, e nel 2012 lo spettacolo "Xanax" è stato presentato presso il teatro la Fenice di Senigallia, quindi "Oh Dio mio" è la seconda prova che li accomuna. 



Dopo il grande successo di critica per "Xanax", Ciarloni ottiene diversi premi nel 2015 anche per la commedia: "Oh Dio mio!" realizzato, ribadiamo,  senza fini di lucro. 
Consiglio di guardare il trailer per capire che "amatoriale" non vuol dire "di fortuna".


Qualche link: 
ASSOCIAZIONE ONLUS GOFAR: Qui troverete una quantità di informazioni utili sulla ONLUS di riferimento, sulla atassia di Friedreich.
TELETHON: Qui troverete, come sopra, delle specificazioni sulla malattia, ed eventuali possibilità di contribuire. 
TEATRO CLAET  (Centro Lettura e Attività Espressive Teatrali) gruppo teatrale amatoriale di  Ancona. 

LINK A TEATRO LA FENICE.



Per ulteriori INFO: 
Teatro la Fenice: 071 7930842 
MAIL: infofenicesenigallia@it 

MORENA BELOGI 348 703900 
MAIL: morenabelogi@me.com 

Scrivendo queste riflessioni ho ascoltato: Ezio Bosso "Following a Bird" 





martedì 21 luglio 2015

A come Srebrenica - Teatro Documentario

Roberta Biagiarelli
Foto di Luigi Ottani. 

Questa sera, presso la ‪#‎MEMO‬ a Fano, Roberta Biagiarelli tornerà ancora una volta sui sentieri scomodi e dimenticati di ‪#‎Srebrenica‬, in quella che un tempo era la Bosnia, e che poi è diventata "teatro di guerra" fratricida, sanguinaria, incivile, e politica più che religiosa, perché è così che funziona.
Roberta si occupa di quel pezzo di mondo da tanti anni ormai, e lo fa nei due versi. A noi porta la "memoria", e attraverso la drammatizzazione, ci conduce lì dove non siamo mai stati, narrando eventi, esperienze umane, e destini andati a male o sopravvissuti, con tutto ciò che la cosa comporta a livello psicologico... A loro invece, alle donne e i bambini di Srebrenica (che gli uomini sono stati decimati) lei porta attenzione da parte di chi li ha dimenticati, o non li ha mai conosciuti, e soprattutto, gli porta... le mucche, con una simbolica "transumanza della pace", e le mucche sono latte, formaggio, poi carne, e quindi vita!
Non so bene quali siano i compiti di un'artista, ma so per certo che Roberta è una gran persona, e a lei rinnovo la stima, e a voi l'invito ad andare a Fano. Tanto per essere venali, non si paga nulla, ma non è un gesto "gratuito". Lo fa perché da allora sono passati vent'anni, e per molti di loro, sembra solo ieri; lo fa perché la memoria è un dovere per chi se lo ricorda. 

Ps. Causa spazi limitati, si consiglia di prenotare al seguente numero
Tel. 0721 887 343


Dicono di lei: 


"Roberta Biagiarelli ci mostra con sguardo onesto, senza compiacersi del fare cinema, una piccola storia di transumanza che la poesia del suo narrare trasforma in epopea. E’ la scoperta che le genti semplici si riconoscono nella solidarietà e che tutti abbiamo bisogno gli uni degli altri. Ed è così che Gianni Rigoni Stern, attraverso il suo esempio, ci testimonia che la pace è un bene di cui tutti possiamo renderci testimoni."
Ermanno Olmi
Asiago (VI), 31 giugno 2012


http://www.babelia.org/  Questo il sito ufficiale di Roberta. 

sabato 7 febbraio 2015

Souvenir Srebrenica.

"Io sono nata in un paese davanti al mare, il mare Adriatico. 
Da bambina io mangiavo poco, e allora mia nonna mi rincorreva con il cucchiaino in mano fin sulla riva del mare, ma lì ero costretta a fermarmi. Dov'è che va tutta quest'acqua? cos'è che c'è dall'altra parte? Cosa c'è dall'altra parte? allora pensavo che proprio davanti a me, dall'altra parte del mare c'era una terra, e su quella terra una spiaggia, dove una bambina correva.... 
...Per un po' di tempo io me la sono scordata quella terra di là dal mare. Io di qua, lei di là..."

-Souvenir Sebrenica 2006- 
Souvenir, come ricordo, ma in lingua "straniera", perché sempre il ricordo, si trova altrove. Srebrenica, come geografia, perché è un luogo prima ancora che una questione numerico contabile. I numeri da contare, sono le vittime di una guerra che vent'anni fa, abbiamo sentito raccontare in TV alla voce "Guerra nei Balcani" per poi dimenticarla, e passare ad altre guerre, altri fatti, da digerire in mezzo ai pasti, fra cronache varie, e crisi economiche. 

Della guerra, come concetto, sappiamo la "nostalgia", che riviviamo oso dire, "volentieri" guardando un bel film, di quelli che già dalle prime note, si sa come andranno a finire. Il cappottino rosso della bambina di Schindler's list, e tutta una serie di uomini a righe dominati da uomini armati, in divisa e feroci. Lì ci sono i forni crematori - li vediamo- i fucili -li vediamo- le docce, il male contro il bene, l'arroganza contro la resa. Vince il bene. E' quasi "facile" da gestire, è tollerabile, perché poi arriva la fine, e l'illusione di poterlo chiamare "passato".

Nei giorni della "memoria", inventati in un'ora di malafede verso la collettiva e compulsiva coazione a ripetere, siamo soliti proclamare che cose simili non devono succedere mai più! Eppure, con numeri diversi, o meno raggruppati, e  modi diversi ed ugualmente "fantasiosi",  ma non meno atroci, quelle cose non hanno mai smesso di ri-succedere. Ricordo ancora un gruppo di profughi bosniaci all'Hotel Torino, a Senigallia. Anche loro raccontavano di piccoli campi di concentramento, nei garages di condomini, che oggi forse sono tornati ad ospitare macchine. Gente uccisa, o seviziata, e poi lasciata libera, perché colpendo giovani e ragazze, si mirava a distruggere due generazioni invece di una sola. 

Le armi non hanno mai smesso di lavorare, da che le hanno inventate, e se è vero che capire è difficilissimo -per me lo è- bisogna pure provare ad umanizzare, ovvero a razionalizzare qualcosa che al momento ci appare lontano, eppure è qui, persino sulle nostre teste. Proprio ieri Monti, col calore che lo contraddistingue, annunciava dalla Gruber, che "siamo in guerra". Senza fare una piega. L'altro ospite, sorridente e ottimista, ha smentito, però che strano, mi sono detta, perché il clima è quello, ed è in linea con ingombranti anniversari, anche se è passato pochissimo tempo dal giorno della memoria e da tutto ciò che accade in luoghi a noi più lontani. Cosa esattamente ci siamo dimenticati, nonostante "la memoria"?  

Forse è una mia impressione, ma il cinema degli ultimi anni in Italia, ha qualcosa dei telefoni bianchi. Una dolce ovatta per soffocare istinti alla riflessione che levi dal proprio giardino. Lì si celebrava la coppia ed il lieto fine, qui invece, in linea coi tempi... Crisi individuali, crisi di coppia, crisi dell'individuo nella coppie, crisi delle coppie fra individui, crisi solitarie, crisi promiscue,  crisi tout court (fa fico e un po' snob, mi scuso). Le crisi mondiali si risolvono spesso con eroici americani che, eroicamente lanciano armi, o le puntano in faccia, ma è tutto troppo semplice e irreale, per provare a dimenticare che si è al cinema. 

Sul teatro ci sarebbe altro da dire, ma sempre crisi mi pare, nel senso che qualcosa anche lì manca, tuttavia, esistono una quantità di progetti utili ed interessanti, che è bello conoscere, ed è giusto promuovere. 



"Souvenir Srebrenica" è il titolo di un'opera di teatro documentario realizzata da Roberta Biagiarelli, artista marchigiana che stimo particolarmente per le sue ricerche storico sociali, e per il modo originale col quale porta in scena soggetti poco convenzionali, eppure molto attuali.

Come si nota nella foto, il titolo "A come Srebrenica" è diverso da quello usato in principio, ma  l'argomento è lo stesso, anche se in un caso si tratta di recita a teatro, nell'altro, si tratta di un video molto suggestivo, ugualmente recitato, ma con l'ausilio di una regia che coordina le  riflessioni dell'artista con scene di vita reale inerenti Srebrenica. Documenti di ciò che è stato, di ciò che è rimasto, a partire da una brutta conta di morti, da parte di gente che ancora oggi, cerca il trovabile del suo passato. 

Consiglio a chiunque la visione di questo lavoro, che nel 2007 è entrato nella rosa dei candidati al premio David di Donatello, nella sezione documentari. Consiglio la visione del video, e se capita, quella dal vivo, perché in ogni caso, non rimarrete indifferenti, né troppo "appagati", come è giusto che sia.

A Tal proposito, per commemorare il ventesimo anniversario del genocidio di Srebrenica (1995-2105) Roberta eseguirà una replica dello spettacolo: mercoledì 11 febbraio 2015, ore 21:30 a Marotta Mondolfo PU, non più presso Villa Valentina, in viale Carducci!! 
CAMBIO LOCATION.
ATTENZIONE!
Per via dell'alta partecipazione lo spettacolo verrà rappresentato presso la sede della CROCE ROSSA di Marotta, in Via Europa (vicino al casello dell'autostrada)
Mappa: https://goo.gl/maps/JoQEm

"Intorno al 9 luglio 1995 l’armata serbo bosniaca attacca la Zona Protetta di Srebrenica e il territorio circostante. L’offensiva si protrae fino all’11 luglio 1995, giorno in cui le unità serbo bosniache entrano in Srebrenica.
Seguono stupri, mutilazioni, esecuzioni di civili, sepolture di vivi.
Ma il massacro di 9.000 civili di quella metà di luglio del 1995 è solo l’epilogo di una storia iniziata tre anni prima, una storia di Assedio.

Srebrenica
di e con Roberta Biagiarelli
regia Simona Gonella 
produzione Babelia & C.- progetti culturali
consulenza Luca Rastello" - da Facebook- Link

Allego anche un link alla sua pagina: Babelia, progetti culturali , ed allego un piccolo estratto: 

"...Mi sono messa in gioco concretamente, attivandomi com’è nella mia natura, ho fatto la giornalista, l’archeologa, la segretaria, l’esploratrice, la sociologa, l’antropologa, l’addetta alle pubbliche relazioni, l’agente di viaggi, la sceneggiatrice, la produttrice. 
Ebbene io non sono niente di tutto questo. Io sono un’attrice, o meglio, come mi definirono tempo fa, una viaggi-attrice.
In Souvenir Srebrenica ci ho messo dentro quello che credo di saper fare: il teatro e la mia capacità di creare relazioni, di organizzarle nel tempo e nello spazio tra loro." Roberta Biagiarelli 

 "...Il risultato raggiunto è un ibrido, un assemblaggio di differenti materiali, un affresco di Srebrenica oggi, una sorta di tappeto simile a quello sul quale io recito la testimonianza di A come Srebrenica da 8 anni.Ci sono io, col mio modo di fare il teatro, ci sono i testimoni, cioè i cittadini di Srebrenica oggi, le immagini d’archivio, il processo in corso al Tribunale penale dell’Aja, le video-lettere dall’assedio e le immagini della sepoltura collettiva dell’11 luglio 2005. Il film documentario è un intreccio di fili di colori diversi, di trame d’umanità uscite fuori dal telaio della vita e della Storia." Roberta Biagiarelli. 

Dice di lei Paolo Rumiz: 
 "E’ giusto che sia una donna a dirci tutto questo. Solo una donna sa assumersi la fatica della memoria nera. Roberta Biagiarelli ci guarda dritto negli occhi, ci rammenta che la Bosnia è il monumento alla nostra vergogna di europei.Mi onora che sia un’italiana a farlo, figlia di un popolo che con la storia fa spesso il furbo, si autossolve e dimentica come pochi. A Srebrenica sono rimaste le donne. L’unica speranza sono loro. Vecchie e giovani che provano a ricominciare, come niente fosse. Come se gli assassini dei loro figli non fossero più in circolazione, come se i bambini rimasti non dovessero giocare in scuole sporche di sangue, su erba che puzza di morte. Come se il mondo non le avesse tradite, e l’Europa avesse una dignità. Roberta ci guarda, in piedi nel mattatoio vuoto, ci dice che non è finito niente."




Ti consiglio di dare uno sguardo anche a questo link

giovedì 7 ottobre 2010

Non mi fido di un cuore senza cicatrici.

Intervista a Filippo Timi. 
"La Repubblica delle donne". 
Giugno 2010. 
Dal sito: www.klpteatro.it ... link al sito.


Sottotitolo:
Auto-analisi di un attore che voleva essere Di Caprio e si ritrova Amleto. In bilico sul filo della pazzia, senza paura di cadere.
Salto la primissima parte in cui Filippo commenta  una foto...
...
"Sorridete", ci aveva chiesto il fotografo. Ma era impossibile, il sorriso ci avrebbe squarciato la faccia. Meglio così. Ai finti sorrisi ho sempre preferito i veri musi imbronciati. Squallido? Meravigliosamente umano. La vita è tutta una questione di culo e vanità.
Ho provato a omologarmi col mondo, ma proprio non ci sono riuscito. E il culo ce ne avevo anche troppo, fino alla terza media mia mamma era costretta a cucirmi un triangolo di stoffa sulla cucitura dietro dei pantaloni, altrimenti non c'entravano.
All'inizio ci soffrivo, mi sentivo inadatto, un figlio che fa sempre la cosa sbagliata, e un giorno vedo un'intervista di Kurt Cobain vestito da principessa con un abito giallo e ne rimango folgorato. Cos'è che davvero luccica nell'essere? Qual è il motore del desiderio? Che cosa rapisce la mia attenzione e mi costringe a non distogliere lo sguardo?
Camminavo per Milano e fuori da uno squallido bar vedo una donna ancora più squallida, grassissima, addosso aveva una minigonna che la strizzava come un insaccato. Sopra indossava una maglietta attillata, di due taglie più piccola, e la trippa, in tre rotoli di grasso straripava goduriosa e oscena fra l'orizzonte della minigonna e quello della maglietta. Sudava come un agosto in preda a una febbre di colera. Ballava in mezzo alla strada sbattendo contro i passanti. I capelli biondi con la ricrescita. Finalmente la vedo in faccia. Le labbra zuppe di rossetto rosa, gli occhi contornati di una matita nera e sulle palpebre due mezze lune celesti.... orribile, talmente orribile che ne rimango affascinato.
Cos'è che mi attraeva di quell'essere abominevole? Perché le ragazze che mi passano accanto, magre, perfette, vestite con abitini giusti, la frangetta, gli occhialoni e le scarpe abbinate alla borsetta non mi fanno lo stesso effetto? Possibile che un mostro vestito male mi piaccia più di una fighetta all'ultima moda?
Il rischio. Il rischio. Ecco cosa mi attrae. La posta in gioco del mostro è imparagonabile a quella di centinaia di fighette che passeggiano sui navigli. Se non ti smascheri, se non perdi la faccia, se non rischi quello che sei, non sei. L'essere non serve all'essere, senza essere quel che si è! Ma rischiare se stessi è difficilissimo, perché ci si immagina sempre diversi da come si è veramente. Il primo passo per raggiungere l'autenticità è quello di scardinare ogni proiezione, vivere come se i tuoi genitori fossero morti e non ti potessero più giudicare. A forza di giudicarci migliori di quello che siamo, si rischia col diventarlo, e non è mai una buona cosa. E' necessario fare i conti con la propria altezza morale, per quanto bassa essa sia, solo allora puoi rischiare il culo. A vent'anni ero convinto di essere magro, biondo, efebico, una specie di Leonardo di Caprio de noantri, fino a quando un regista m'ha detto, ma la smetti di muoverti come se fossi un cerbiattino, sei ridicolo, comportati per quello che sei, un cinghiale umbro. Cazzo è vero, ho pensato. Da quel giorno m'è cambiata la vita. Ho rizzato il pelo, lucidato le zanne, preso la carica e giù dritto a tutta velocità, di notte, dentro il bosco dei miei desideri! Ho cuccato un casino. Ma nessuna storia mi appagava. Allora ho capito che anche i miei desideri erano fuori fuoco. Erano desideri di qualcun'altro, di quell'altro me stesso migliore che m'ero costruito. Ed è pericolosissimo desiderare qualcosa di sbagliato, rischi che il desiderio si avveri. E dopo tanta fatica e sudore, finalmente stai per accoppiarti... e capisci che non te ne fregava niente, capisci di esserti sbagliato. E' devastante. Per riconoscere l'autenticità di un desiderio, devi trovare il cuore di quel desiderio, insomma, devi metterlo alla prova, il desiderio. Così prima di fare l'Amleto l'ho messo alla prova.

Mi faceva schifo l'idea dell'Amleto che ci inculcano a scuola. Un ragazzino biondo, magro, emaciato, sensibile, malaticcio, dubbioso di tutto e di tutti, che si fa scrupoli sull'esistenza... che sega. Era il 27 febbraio, pioveva, e tra un video You porn e l'altro, ecco che mi viene in mente un'immagine. Amleto bambino, al buio si sveglia, spalanca gli occhi e impaurito, fra i tuoni e i lampi scende dal letto, attraversa correndo i saloni del castello...e arriva davanti alla camera della mamma e del papà, la porta è socchiusa, e la luce delle candele ancora accesa scalda l'animo del piccolo principe, sta per entrare, ma sbirciando fra la porta e la camera resta impietrito, la mamma  e il papà nudi, grassissimi , in mezzo a tanti amici, si abbracciano, sorridono, si perdono, corpi fra corpi, riconosce gli stallieri, le ancelle della mamma, i cugini e le cugine, i servi e i soldati... forse anche loro avevano paura del temporale e stare da soli nelle proprie stanze? 
Altro che paura del temporale, questa è un'orgia bella e buona! Eccolo il mio Amleto. Altro che magro, altro che emaciato... i reali a quel tempo magnavano come ricci. 
Erano i chili a far la differenza tra quelli che avevano soldi e i poveracci. Amleto c'aveva la trippa, e non era per nulla un santarello, il vizio stava alla base di ogni famiglia reale, e un figlio di re, sa bene che la probabilità di morire per morte violenta è altissima. Di rado la corona passa tranquillamente di padre in figlio. E' impossibile che Amleto fosse scandalizzato per una madre troia e uno zio più porco di un porco. E allora perché non vendica suo padre uccidendo lo zio, sposo di sua madre? 
Amleto è il primo ruolo nella storia del teatro a capire di essere un ruolo, un personaggio, non è padrone di se stesso. Può solo seguire le impronte di un destino che lo manovra. Amleto è l'essere umano schiavo della propria maschera. Sarebbe come se io mi svegliassi un giorno e capissi che mia madre non è davvero mia madre, ma un'attrice che sta interpretando mia madre, un'attrice ignara di farlo, e ogni mio amore è una recita, e ogni giorno io perdo mio padre, mia madre si sposa mio zio, uccido quello che sarebbe stato mio suocero, Polonio, sua figlia Ofelia, il mio amore, impazzisce e si annega, allora uccido anche suo fratello, alla fine mia madre muore avvelenata, mi infilzano con una spada... 
Basta, sono 400 anni che mi metto in scena, che recito la mia morte, basta! E invece no, non c'è fondo a questo precipitare tragico di eventi. Domani sera alla stessa ora, rivivrò tutto daccapo. E per quanto io-Amleto cerchi di ribellarmi, non ci sono vie di scampo. Siamo topi, topi chiusi in trappola e anche se qualche topo sembra che mangi più formaggio, è solo un topo con la corona, ma i topi con la corona fanno ridere i gatti. Siamo tutti spacciati. Ma come diceva Carmelo Bene, è facile e inutile porsi compiti difficili, fondamentale è porsi compiti impossibili. E' impossibile non prescindere mai dal rischio del fallimento, e il rischio non si può fingere.Ecco perché mi fanno schifo gli attori che recitano, impostati nelle pause giuste e nei toni azzeccati, sono come le squinzie sui Navigli vestite bene, ma sciape come lumache senza guscio. Non si può fingere uno stato mortale.
Una volta stavo facendo un monologo in uno spettacolo, e sopra di me a sette metri d'altezza un circense camminava sul filo. Il pubblico giustamente, non seguiva una parola del mio testo, era con la faccia per aria, attirato dal funambolo. Allora ho capito che dovevo andare anche io sul filo, e rischiare di cadere e rompermi il collo. Il rischio lo dovevo trovare dentro di me. Diventare un funambolo con le emozioni, camminare sul filo della pazzia, col rischio di cadere e farmi male, davvero male. Solo nella verità si può dare carne, sudore, sangue ai sogni. E soltanto rischiando di essere se stessi si può essere vivi! 
Per dirla breve, non mi fido mai di un cuore senza ginocchia sbucciate, o senza cicatrici sulla faccia. Amleto cerca di svegliare il suo amore, Ofelia, a questa coscienza, cerca di svegliare tutti gli altri personaggi alla consapevolezza di questa visione, ma viene preso per matto. E ci credo!




In questo link, Filippo Timi legge Alejandro Jodorowsky. Por osmar.html
Nel link qui sopra: Jodorowsky letto da Filippo Timi. (sperando che you tube non faccia capricci)

In questo link: Ancora sulla cattiva strada.  Bellissimo backstage del film "Come Dio comanda". Si tratta di una Jam session, afferma il regista Savatores, che include letture, musica, immagini su grande schermo e grande suggestione. Fra gli interpreti, Elio Germano, Filippo Timi ("Cane"... meraviglioso! verso il tredicesimo minuto), lo stesso Salvatores eccetera eccetera.

http://www.filippotimi.com/