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venerdì 15 novembre 2013

L'impressione giusta al momento giusto, e fu subito...storia!



Si parla del più e del meno, più o meno, così, fra le mille cose, mi si dice che il passato non è di quelle entità che alla lunga ci stira le gambe, e un po' me ne dispiace. 

Mi si dice che se uno "viene con te" la prima volta che ci esci, poi che vuoi pretendere? Davvero? Vale anche a 40 anni?! Sgomento. Già a 20 mi sembrava una logica molto argomentabile. Voglio dire... lo sfregamento, per paradossale che sembri, non è la cosa più logorante che possa capitare. 

E' che bisogna aspettare almeno il terzo appuntamento per dare l’impressione giusta al momento giusto:
-Seria, interessata ma non morbosa. E si… il sesso esiste, ma chi se ne cura? L'uomo è cacciatore e la donna, una vergine strappata alla santità dall'obbligo coniugale, e vale anche nel secolo in cui l'obbligo non c'è più e le donne guardano porno quasi più degli uomini stando alle statistiche, ma diamo la colpa alla sociologia! 

Certo, dopo tre incontri,ovviamente uno capisce meglio con chi ha a che fare, ma è altrettanto vero che dopo una vita, ancora non si è capito con chi uno  abbia a che fare (Vai alla voce “Chi l’avrebbe mai detto” ed infinite declinazioni) dunque si tratta solo di assecondare uno schema: istintivo o schematico, e la scelta, mi sento di dire,  viene direttamente dal lontano DNA, parcheggiato ovunque e “Nulle part” nel corpo di chi lo campa a 'sto bastardo.

Mi si dice che la spontaneità  sia la più bella virtù del mondo. In teoria, è un sentimento molto, molto incoraggiato, poi in pratica, mi si dimostra a parole, opere o  missioni (Per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa)  che per vivere bisogna essere giocatori di scacchi e d’azzardo e mai, e sottolineo MAI  troppo spontanei, concetto che inevitabilmente va a cozzare con la sincerità. Penso quindi sono, e quel che sono in questo secondo, siccome sei tu e non un altro, te lo voglio dire, ti faccio questo regalo. 
Ma no, no! Errore!!  Non lo vuoi sapere e non te lo devo dire! 

-Vediamoci, ma non è tempo per una relazione. “in questo periodo” è un casino, dice lui e si guarda bene dal precisare in che decade è iniziato sto casino, né se mai passerà. 
-Io mi affeziono come i cani. Dovrei scappare. dice lei. (...) 
La domanda logica ora potrebbe essere… uno che "cogita" a fare se poi fa sempre il contrario di quello che l’istinto gli urla nel chiuso di una zona ristrettissima del cervello?!!  
Queste le coordinate di partenza e, svaniti di fumi, ognuno dei due tornerà a questo punto, alla prima volta che si sono detti il nome dei confini che mai si sarebbero attraversati, le sole due cose che dovevano fortemente "ascoltarsi" a vicenda. 
Perché non l’hanno fatto?  
Prima di entrare in un altro, ci si sente molto forti, padroni di sé, e poi la curiosità di scoprire se c’è almeno un grammo di verità nella bocca di chi parla con tanto e fastidioso ardore di orgasmi da spavento  dovuti alla semplice alchimia del caso! E se fosse lui il portatore sano di cotanta speme, uno lo lascia andare via solo perché ha detto quella cosa là? Poi “gli umori” si intrecciano,  il corpo si scivola addosso, gli odori, i sapori, il tatto, il respiro, il calore, le mani, tutto il resto, e soprattutto… addio lucidità, addio ragione...quale che sia la resa "orgasmica" dell' introvabile mister G! 
Try again, you'll be lucky enough...maybe.

Dall' #affetto all'affezione... basta un niente e diventa 
un'infezione,
 motivo di (quasi sempre) inutile
#afflizione. #io

-Dove ho sbagliato? Dove ho sbagliato? Dove ho sbagliato?
Non è una preghiera orientale, ma il rosario che si sgrana quando è chiaro, in un qualunque “giorno dopo” che di là è calato un sipario e uno più uno non fa più due, ma uno più uno. E’ ovvio come il sole che la colpa può essere sempre e solo di chi ci sta più male, non perché sia vero, ma perché è così che chi ci sta più male se la vive. Non è altrettanto ovvio il motivo per cui uno che era partito tanto prudente, poi ci stia male. Non è chiaro nemmeno se ci sta realmente male. Forse è un alibi come tanti, per coltivare il romantico mito della decadenza. Certo è, che uno ci sta come un cane. Il respiro non sale, e se sale si affatica. La voglia del tutto scema, e il caso vuole che “Scema” sia il complimento che più sovente ci si tiri davanti allo specchio. Poi comincia la conta di quelli per cui tutto ciò è già accaduto… ben più dei canonici tre che fanno di una donna, una santa donna. E vaffanculo pure alla santa donna.
-Dove ho sbagliato?  E da lì, un lungo ed ininterrotto flashback, come al cinema, ma in pratica è sempre meno bello che sul grande schermo, dove sembra che stare di merda sia davvero una favola, con quel capello che ti casca sulla fronte, un po’ sfatto, ma comunque seducente, e quella faccia decomposta, eppure bella. In pratica non è così, forse perché manca una regia decente, non so.
… Il primo incontro. Il primo sms e i trecento a seguire, la cena, il pranzo, le infinite colazioni, i film visti insieme, quella volta in cui forse c’era da capire… e quell’altra in cui, porca troia!!! Uno poteva uscirne vincente, perché tutto era predisposto in quel senso. Ma poi, il vizio di rimandare a domani… ed ecco che è troppo tardi. La porta si chiude, ma dall’altra parte, e fuori certi giorni fa veramente freddo.
-Dove ho sbagliato?
La verità  è che “se stessi” spopola sulle bocche del mondo perché se  è vero che "qualche volta è importante vedersi più belli" è ugualmente vero che nessuno, assolutamente nessuno desidera incontrarsi col vero “se stesso” dell’altro. Anche il più sregolato fra gli artisti, sta seguendo un suo schema, che è uno “sregolamento ragionato”, si deduce che questo tipo umano, andrà in cerca di sregolate come lui, che si mettono la sua stessa posa sregolata, e insieme faranno  sempre finta che tutto li tocchi e niente li tocchi, perché guai a dire chi sei, come sei, in cosa stai inciampando proprio ora.
-Vietato avere paura. E’ sbagliato! Non ...averne, ma farlo notare.

E poi ci sono quelli del mondo dei giusti. Loro si che sono sempre giusti. Conoscono i tempi, i moduli da compilare, le frasi da dire, le procedure sociali. Che invidia! Loro vivono come se davvero fosse la cosa più semplice del mondo. Siccome tutti ci fanno, ci faccio pur’io. Ma  tutti chi sono? E che fanno esattamente? Quanto mi interessa vivere così? E’ questo il punto, a limite.

Fare sesso dopo un’ora o fra tre anni, non inciderà in alcun modo nel rapporto fra due individui che solo prima di conoscersi possono illudersi che avranno qualcosa di lungo e prolungato da dirsi, e non è cinismo ma qualcosa che ha detto Stendhal nel milleottocento e qualcosa e che mi sento di condividere. L’hanno detto in tanti in verità, ma lui viveva nel fiorire del romanticismo che ancora oggi ci sfiata, quindi lode al coraggio del pensiero sregolato.

 L’assenza di sesso enfatizza la fratellanza, la presenza di sesso enfatizza il piacere, pertanto, sarei per non demonizzare niente. Spero solo di perdere oggi stesso l’istinto all’attrazione. Sono stanca che non si racconta. Sfinita. Esausta. Impossibilitata ad accettare che con una mano mi devo aprire, e con l’altra mi devo armare e con entrambe devo abbracciare quel che non conosco. Posso fidarmi oppure no. 
Una persona posso volerla, oppure no. Posso stimarla, ed è necessario affinché sia una cosa vera, e se per mille motivi, la mia fiducia dovesse venire meno proverò a capire, perché non sono dio e non voglio il suo strapotere. Io sbaglio, tu sbagli, egli sbaglia, e tutti noi sbagliamo, dunque non voglio fare il giudice, non  voglio mettere in croce nessuno, ma voglio capire o divento matta. Il problema è che gli schemi non si rompono mai, il passato non muore mai, e se uno mostra il lato fragile, lo specchio si rompe sempre dalla parte di chi guarda, e io sono stanca. 
Questa sono io. L'idea è di "andamento". 

PS: Quello che scrivo in casi come questo (ovvero sempre) deriva dall'intreccio di riflessioni fra cose sentire, parlate, provate, ma non per forza insieme, non per forza ieri.


Per la cronaca, sto ascoltando: "Everybody's gotta learn sometime". The Korgis

martedì 29 ottobre 2013

Notebooks are woman's best friend?

Certo che si! 

Era una volta che uno cercava il principe azzurro o in bianco e nero! Era una volta che per campare serviva un migliore amico... facciamo cinque!! Oggi serve un portatile, nella borsa o fuori santo iddio! NO Touch Screen, grazie! Non ho tutto 'sto tempo da perdere! Voglio il Pc coi tasti, come questo. E' una priorità assoluta, perché senza non è vita, ed io, dopo 13 anni di relazione felicissima col tanto amato Acer, che mi ha lasciata nel caldo pomeriggio di un ormai lontano agosto -chi se lo scorda più? Inconsolabile fui!-  sono passata ad una relazione complicata col più sobrio e quasi palloso Toshiba satellite, durata meno di 4 anni -Poco! Dannatamente poco!- Più piccolo e maneggevole, batteria più resistente...ma sopporta il caldo meno di me, e non è positivo, perché così facendo mi cresce lo stress estivo ed esco pazza due volte. 
Ora mi chiedo, a seguire che dovrò sopportare? Chi sarà il prossimo a lasciarmi? Sarà un Asus? un qualunque Hp? Lo stiloso Sony? Sarà ancora Acer o Toshiba?
Non ne posso più di cambiare partner con la velocità della luce! 
Di questo ho consumato i tasti. La A so che è lì perché qualcuno ce l'ha messa, ma chi la vede più? e la S? A grandi linee... perché è subito dopo la A, e non parliamo della E, che per chiunque altro passerebbe per una qualunque F visto che si è mezzo cancellata! e vogliamo parlare del tempo che occorre per abituare la mano al tocco che serve per premere ogni singolo tasto fino a potersi fare una corsa fra le lettere che ormai sono a prova di occhi chiusi e luci spente? 

Vogliamo parlare, se tutto ciò non bastasse per farsi venire l'esaurimento nervoso, dell'ombra di Windows 8 che non solo non desidero, ma proprio... non desidero???  E la tentazione Apple che sta sempre dietro l'angolo, se non fosse che le mele al giorno d'oggi si pagano in karati? Ma vogliamo parlare dello stress di doversi trovare al bivio tecnologico ogni 13, 4, 3, 2 anni?
Sogno un mondo in cui almeno il portatile invecchi con me. Perché nemmeno questo mi è dato?  Da che ho iniziato il post ad ora mi sono spuntate tre rughe e diversi capelli bianchi...senza contare la fretta, che se non mi muovo il Pc si spegne, causa dannata scheda madre (perfida!) e mi lascia a piedi, ovvero a bestemmiare.

Sconsolata me! 


(HP infine...vediamo quanto dura) 

mercoledì 21 novembre 2012

Pì-Pì-Pì...PIN, PASSWORD & PUK.

By Kosmur
.. link di riferimento.


Il PIN dicevamo... 
Prodotto  Interno Netto? No, quello è Lordo! 
Partorito  In Novembre? Con molta fantasia... 
Pescato   In Norvegia? Se e quando... a limite! 

Il PIN ha, nell'animo dei più, lo steso valore affettivo che si è soliti concedere ad un cane. Lo chiameremo:"Fido", perché di lui ci fidiamo. 
Il PIN è il minimo comune denominatore fra noi solidali verso il male fatto agli altri, e noi che ci proteggiamo dal male che altri potrebbero fare a noi, laddove "Male" sta per furto... di oggetti, di profili virtuali, di identità. 



The human tuning
by Kosmur 

PIN è il fratello maggiore di PASSWORD perché forse, e dico forse, è nato prima, appena un po' prima. 
PIN si basta da solo. 4 cifre gli sono più che sufficienti. A volte ne bastano addirittura 3. Ciononostante, questa eccellenza della sintesi, non è di alcun aiuto per chi non possiede una  memoria più che ottima. Potrei parlare di quella volta in cui ho dovuto rubarMi la bici perché avevo dimenticato il codice del lucchetto...

Il massimo della fatica è stato spiegare ai passanti che mi stavo derubando di mio. E' MIA! E via da Marcello (Barista, intrattenitore e all'occorrenza, demolitore di lucchetti bloccati) per correre poi  a comprare un nuovo lucchetto, in stile "anziano", con tanto di chiavi piccoline, che se le perdi, in sostanza il disagio è uguale, però si elimina il magone della primavera, metti caso che il codice durante l'inverno si sia scolorito diventando così irrecuperabile, perché... anche il foglio di scorta, non si sa com'è... è andato perduto!  

La PASSWORD è una specie di purgatorio della modernità computerizzata. 
C'è stato il tempo degli ingressi furtivi al profilo facebook in cui stavo impazzendo. M'è capitato di creare anche due password in un giorno più quella della mail numero uno e numero due, per poi scordarmele tutte e dover ripartire da zero, fino al punto in cui, per disperazione, ho creato l'ennesimo indirizzo mail, che deciso di usare per il blog!.. e perché mai uso il singolare?
La morale della storia è che oggi l'ingresso alla mia vita è depositato su cara, e se perdo "la carta", sono fottuta, perché non ricordo niente di niente, nemmeno i mio nome, la mia età, il mio indirizzo e la mia ragion d'essere. Nulla! 
By Kosmur 

In sintesi, mi alzo la mattina ed accendo il cellulare. 
Codice PIN. 4 cifre. 
La forza dell'abitudine è tale che se anche dovessi scrivere qua i 4 numeri, non me li ricorderei. Li digito per inerzia, seguendo uno schema visivo più che numerico. Una sola volta mi si è svuotato il cervello davanti alla tastiera e m'è toccato ricorrere al PUK! Che, manco a dirlo... era in fondo in fondo, nel cassetto della scrivania! 
...
A seguire, la porta e il portone. 



Da noi ci sono ancora le chiavi, ma a Parigi, per esempio, il portone esterno si apriva con un codice a 4 numeri, che m'ero ovviamente scritta su una mano... Tanto per evitare di restare per strada nel mezzo della notte, che nel mio quartiere -dico mio con tanta malinconia- non era proprio un'operazione sicura. 

Poi la bici...ed ho già scritto com'è andata. 

Tutto ciò per arrivare a parlare di un articolo di domenica 18 novembre 2012, scritto da Silvia Truzzi, a pagina 18 (Come il giorno!) nel giornale: "Il fatto quotidiano". 

Ready-made
by Marcel Duchamp.

"Lo scontrino per andare alla toilette" s'intitola. 
Più che altro, è un articolo che svela un tabù, e lo s-vela alla lettera. 

Noi umani, oltre a vedere cose che non sempre esistono, ci sforziamo anima e corpo -corpo soprattutto- di negarne altre, che invece esistono e come! Le nostre esigenze fisiologiche per dirne una. Mangiamo, beviamo... ma arriva sempre il punto della storia in cui quel che passa dalla bocca, deve uscire da qualche parte. Non è colpa nostra! Non c'entra nulla con l'educazione. E' la natura che l'ha deciso, però dirlo ad alta voce... e si fa fatica! (Direbbero a Firenze) 
Nei film, le donne vanno in bagno per: 
- Rifarsi il trucco. 
- Riflettere sul da farsi col tipo che le ha portate a cena.
- Parlare con le amiche.
- A limite... farsi una striscia di coca.
- ...Sesso naturalmente! Che fa molto "Trasgredisco" ... e mai che trovassero la fila o un bagno sporco ("Trainspotting" a parte, ma lì si parlava di droga e sfascio mentale!) 

-Pipì e PoPò? ...Nessuna! Mai! 
Ricordo che in una puntata di "Sex & the city" Carrie dice "I did my number two". Ci ho messo per capire che "numero due" è sinonimo dell'altro canale, quello con cui si fa la cosa che non si dice che sta brutto. 

Okkey... entro nel personale. 
L'articolo, che mi ha fatto sorridere ma solo un po', racconta di una novità McDonnald's in quel di Milano. Per usare i "servizi igienici", o anche "Le toilettes" serve un codice che compare in calce allo scontrino. Con quello si può andare ad incipriarsi il naso per TUTTO il giorno! (Lo scopro solo ora. Saperlo prima!). 
A me questa cosa è successa a Parigi, nel 2009. (La città è stata menzionata nell'articolo, per onor di cronaca), in zona Pantheon e altrove. Ora entro davvero nel personale, e non significa che vi racconterò di quella volta, con quel tipo -Ma poi, è successo davvero?- molto peggio! 
Il tema è "LA CISTITE".
Mesi fa, ho visto trattare il tema in una trasmissione che si chiama "Malattie imbarazzanti". Non per me. Ho dovuto abituarmi alla fine. Si perché è un problema che un po' condiziona la vita, e si è costretti a fare coming out, o si passa per asociali. (Non che dirlo semplifichi granché...)
Per me, ancora oggi, prendere un impegno "sociale", significa sapere che tipo di bagni ci sono in un posto, se ci sono, quanto sono sporchi, se hanno le chiavi e se in genere fa freddo. Non posso sempre spiegare perché dico "NO", ma spesso dico no. Altrettanto spesso mi hanno fatto domande idiote tipo: 

-Ma hai una cisti? Perché non la togli? ... perché è un'infiammazione delle vie urinarie dovuta a germi, non ad una cisti. 
-Ma hai ... l'AIDS? .... ENNNO SANTO IDDIO! NO! 
-Ma è contagiosa? ... ni, so, bo! Comunque non lo sapremo mai, perché non faccio... entrare nessuno, stando così male. 
-Ma ... è una scusa per non uscire? ... E VAFFANCULO! In molti l'hanno pensato, salvo poi chiamarmi mesi, anni dopo per farmi sapere che ...l'altro ieri, per due giorni.... "Ora ti capisco". Ovvero... ieri no, non ti capivo proprio, ma oggi, dopo appena due giorni. 
#DelPiacereDellaComprensioneAltrui. 

La cistite è un disturbo che di fatto impedisce molto del bello della vita. Non si fa niente di male per meritarsela, e se a volte ti arriva per motivi precisi, altre volte arriva dal nulla -più o meno- 
I medici "convenzionali" spesso non sanno di che si tratta, e... peggio, non se ne curano, così risolvono tutto con antibiotici che usati selvaggiamente, peggiorano la situazione. Non mi dilungo oltre, anche perché fra i siti preferiti, ho aggiunto il nome di un medico e di un forum sul web che in questo senso possono essere più utili di quanto lo sono io. Purtroppo, tanto il forum quanto il dottore sono arrivati dopo Parigi che, per questo "Banale" problema, ho dovuto lasciarmi alle spalle, con gran dispiacere. 

Che c'entra con l'articolo su "Il fatto quotidiano"?
C'entra perché tratta la questione "Accesso ai servizi" in chiave sociologica, umana, praticamente ...esistenziale, e questo mi ha fatto pensare alla mia esperienza parigina, come dicevo. 
-Perché è partita da Parigi? Pensa che l'Italia sia migliore da un punto di vista sanitario? ... No, dottore, purtroppo non sono figlia di Rockefeller. Medico idiota e "Specializzato". Venuta meno la fiducia, è svanito il medico, e tanti saluti.    

Quanto costa andarsene in giro con la cistite? 
50 cent per i bagni alla stazione St Lazare, poi una pausa alle Galleries Lafayettes -gratis!- passando per qualche bistrot dove  l'acqua la stimano in carati. 
Succedeva spesso di imbattersi in zone in cui non c'era che arte. Meraviglia! Chi lo nega? Solo che il corpo ha le sue ragioni, e se non le ascolti ti fa smadonnare. 
M'è capitato di spendere euro 3,50 per un bagno "firmato", ovviamente ero in prossimità dei Campi Elisi, e mettiamoci che fuori c'era un "servo" che spruzzava "Chanel de WC" ogni 5 minuti, quindi fra la pulizia estrema dell'ambiente dorato, e lo chic all around, ci voleva un po' per sentirsi a proprio agio e liberarsi di ogni liquidità in eccesso. 
Ricordo un caro signore di un bistrot, che me l'ha fatta pagare carissima la tendenza a "segnare il territorio" ogni 100 metri! 5 euro per una bottiglia d'acqua! K.A.R.A.T.I.  Nessuno ti regala niente in questo mondo, si sa, ma l'abuso fa vomitare.

L'arte dicevo... conosco la geografia più intima del Louvre. Potrei ridisegnare una cartina con i bagni dell'ala ovest. Li ho visitati tutti! Alla fine, presa da sfinimento, visto che la mia era una ricerca di bagni fra stanze fastidiosamente lunghe e piene di quadri che nemmeno vedevo, ho deciso di uscire. Presente le nozze di Gervaise Coupeau (L'assommoir - Zola)? 
Fortuna quel gruppo di ragazze davanti a me che, senza cistite, hanno sbuffato "Ma dove cazzo si trova questa uscita?". Insomma... Sconsiglio il Louvre a meno che non si goda di ottima salute e di grande motivazione!

Ho fatto i miei conti e, salvo qualche fortunato bagno gratuito nei grandi centri commerciali (Roba da esperti, visto che trovarli non è che sia semplicissimo) ho speso circa 350 euro fra bottiglie d'acqua, bagni, medici e medicine durante quel mese a Parigi. L'affitto sui 340. Il viaggio di andata e il ritorno, sui 100 euro ...e la logica faccia il resto dei conti.

Ora scopro che anche a Milano McDonnald's blocca i bagni in cambio di una consumazione obbligatoria, ma ripensando a Parigi mi pare che sia comunque il meno peggio, perché ci sono panini che costano ancora un euro circa, che è 4 euro in meno rispetto ai 5 di certi bistrot per una bottiglietta d'acqua naturale, che se non la compri non ti fanno usare il bagno. Solo uno di loro, a Montmartre mi ha fatto usare i servizi gratis, e se ci ripenso... la ciambella era dorata! Altro che simbolismo, è tutto vero!! 

L'articolo sul giornale finisce così:
" ...Va bene, la pipì a pagamento è un piccolo dettaglio, ma è sinonimo di un andazzo poco edificante: Qualunque cosa ormai ha un corrispettivo economico, anche la più normale, naturale, fisiologica. Ci si chiede dove siano finite la cortesia, la comprensione, l'idea di andare incontro a chi ha più bisogno? Nel WC di un bagno col pin" Silvia Truzzi.  


@_Luisa 





sabato 16 giugno 2012

L'amico è...?

"Qualcosa che più ce n'è meglio è" cantava DariO BaldamBemBO il visionario, in una canzone che, a sua insaputa, anticipava di qualche decennio la trovata miliardaria di Mark Zuckemberg, il tizio con la faccia lievemente da beota (allego foto testimonianza) che, nevertheless, ha ideato la macchina da soldi a tutti nota come: Facebook. Ovvero Fb, o Face, o Faccia libro o come vi pare. In questo social, succedono tante di quelle cose, che è difficile riassumerle in due righe.

Diciamo solo che passando per la tastiera, farsi nuovi amici è davvero facile. Sebbene, pensandoci un attimo, perderli è persino più semplice! Ma non bisogna disperare perché è come avere un serbatoio umano sempre aperto, basta cliccare su una nuova foto e la festa, se uno vuole, ricomincia dal principio, fra un brindisi per ritrovate affinità e il disappunto per prossime, inevitabili e  definitive incomprensioni.
Mark Zuckemberg.
Tornando all'amicizia A.F. (Avanti Facebook... per il post cristianesimo che vive in alcuni di noi, è un'utile unità di misura) Ci sarebbe pure la versione romantico-utopica di Riccardo Cocciante, secondo il quale, se serve "Un amico prende anche le botte, e poi te le ridà". Come no!! 


Esistono sul "mercato" abusi linguistici che finiscono con lo stravolgere del tutto il senso originario di una parola. Parlo evidentemente di Maria de Filippi e dei suoi "Amici". Il titolo è solo un ripiego. La trasmissione nasceva infatti come: "Saranno famosi" ma i produttori del noto e datato serial americano "Fame" hanno reclamato i diritti d'autore, ragion per cui, la nostra si è affrettata a cambiare titolo. Ne aveva in mente uno perfetto, ma per evitare che s'inferocisse pure Ridley Scott ha dovuto rinunciare -non senza dispiacere- a: "Il gladiatore -Vivere o morire" Si perché in quella trasmissione bisogna essere leoni o pecore. Il più debole è massacrato e il più forte massacra con la voce e piange con gli occhi, e lo fa per ogni motivo possibile! Se perde, se vince, se è felice, se è triste, se insulta e/o se è insultato. Piange pure il più debole in verità ma per lo meno, forse quello ha un motivo. No, non ce l'ha, ma fa audience, oltre che sfogo personale, nutrimento del Narciso che vive in tutti noi e danni collaterali di varia natura!!
C'è posta per me?
Non l'avevo considerato!
Ho altri esempi in testa, ma sarebbe noioso elencarli tutti, così arrivo al dunque. Un anno fa una persona mi ha chiesto via mail : 
"Ma quest'amicizia, alla fine... che cos'è? ". 

Era quasi indispettita a dire il vero. Non pensavo parlasse di noi. Pensavo che la domanda fosse da intendersi in generale. Ci ho riflettuto molto prima di rispondere. Volevo evitare l'effetto Bacio Perugina, ovvero: "Sono banale e cario i denti."
La risposta alla fine, anche in memoria delle mie non proprio riuscitissime esperienze umane è stata"La volontà".
Ai miei occhi l'amicizia è il prodotto alterato dell'immortale romanticismo, quindi è facile che il cervello si faccia idee sbagliate in proposito. Procedendo come farebbe uno scultore... Che cosa l'amicizia non è?
Non è una vocazione
Non è un colpo di fulmine
Non è obbligo di frequenza
Quindi? 
Partendo da punti di vista non troppo dissimili, ci s'intreccia agli interessi di quell'altro, tenendo a mente i propri limiti (e quelli dell'altro) - per evitare la delusione romantica alla fine del capitolo.
Le parole esatte non le ricordo, e non andrò a rileggere tutto l'incartamento per ritrovarle, anche perché, alla fine la pregiatissima amicizia in questione è andata a farsi fottere. Mentirei se dicessi che non ci sono rimasta malissimamente. In ogni caso, la conclusione è che aveva ragione a porsi la domanda. 
"Ma quest'amicizia, alla fine... che cos'è?"

Le persone con cui ti senti del tutto a casa tua, due o tre nel corso della vita, a volte se ne vanno e non ti spiegano il motivo. Questo basta a farmi capire che è giusto che se ne siano andate e che non ha senso esserne dispiaciuti. Alcuni ritornano. Rarissimo che funzioni ancora, che ci sia ancora voglia di perdere tempo a raccontarsi storie su di loro.


Dicembre 2010.
Pieno inverno, ma non si direbbe.

Pensando la cosa più in generale, noto che  c'è una differenza considerevole fra chi si conosce da una vita e da una vita si frequenta, e chi invece s' incontra strada facendo. Ai primi si tende a perdonare più cose. Di solito vince l'abitudine del guardarsi in faccia, del parlarsi sempre di tutto, gossip altrui incluso. Coi secondi si è molto più inclementi. Basta davvero un niente per avviare le pratiche del "Vaffanculo", e ogni volta è un piccolo dolore, perché ci si mette in discussione, ci si sente un po' stupidi per il tempo che si è perso dietro la vana causa. 

Forse come De André penso che sia comunque meglio essersi lasciati che non essersi mai incontrati. Lo penso perché la gente m'insegna qualcosa  in più sui meccanismi che muovono il mondo e sulle mie utopie che non accennano a morire col passare degli anni. 
Non sempre mi piace quello che scopro, di loro e anche di me. Giuda continuo a trovarlo un personaggio fra i più spiacevoli,  ma non posso smettere di scoprire solo perché non mi piace l'eventuale finale.  

martedì 20 aprile 2010

Il Mondo. Precauzioni per l'uso...

Riflessioni semiserie, l'ho definito così. Ė un hashtag mentale, un modo di vedere ciò che un po' mi smuove acido e gastrite, un po' mi fa anche sorridere perché è chiaro che non se ne uscirà, nessuno lo desidera davvero, e allora bisogna trovarci qualcosa di umoristico. In fondo c'è sempre qualcosa di cui ridere.
#Riflessionisemiserie 
#ApproccioAcido
#ScrivoIo
Opera di  José D'almeida.
 Questi in sintesi, i mondi possibili:
A_Il mondo “tradizionale” che da secoli subisce regole ed umori dettati sempre, solo ed esclusivamente dall'uomo in funzione di sé. Dicesi uomo, l’inquilino più egocentrico del sistema solare, nonché il più male-educato fra tutte le creature del pianeta. 
Nel mondo tradizionale è tutto un cantiere, fra case che sempre meno gente si può permettere, centri commerciali per andarci a comprare la felicità –coniugabile col solo verbo avere- e parchi, qua e là, per i poveri animali che ancora resistono alla tentazione di un suicidio collettivo e soprattutto… parcheggi, strade, ristoranti, Hotels e molto altro ancora.

La sottospecie più a rischio nel mondo tradizionale è chi non si sa adattare. Gli animali in via d’estinzione vengono aiutati con vere e proprie mattanze, soprattutto quelli naturalmente dotati di pelli pregiate. Molteplici e sentite le reazioni. C’è chi si indigna, chi sposa la causa, sebbene -matter of fact- le povere bestiole continuano a morire come martiri necessari di una fede fondamentalista: il consumismo, credo fra i più sentiti e praticati in troppi angoli di mondo. 
Fra gli uomini butta male per quelli che non si vogliono allineare, per i non giovani, i non magri, ma anche per i troppo magri i non prevaricatoli, e una delle sottospeci più a rischio è quella che la scienza definisce affetta da depressione. La medicina studia questi esemplari affatto rari e spesso noiosi, tollerandoli con grande accondiscendenza, giacché la loro vita miserevole è fonte di un numero cospicuo di posti di lavoro, nello specifico:

1_Psicologi, la figura professionale più giovane e folta dell’ultimo secolo tradizionale. Ce n’è uno per ogni patologia e le patologie, bisogna riconoscerlo, crescono a vista d’occhio. Ansie, fobie, paranoie fra le più varie e fantasiose, rapporti complessi col cibo, tanto da dare la colpa a lui, vedi "Disturbi Alimentari"... né si può sottovalutare l’uso improprio del termine; tutto ciò che ha a che fare con emozioni troppo forti o troppo rilassate, o semplicemente con una malsana ambizione a vivere fuori dal recinto, diventa “depressione”, termine inflazionato quasi quanto “avere mal di testa” o “essere stanco”, o, abuso degli abusi “essere stressati” che significa poco o niente, tanto è relativo.

2_Agenzie farmacologiche, produttrici di farmaci miracolosi, diffusi sul mercato in modo capillare da informatori qualificati e un sacco ben vestiti, accolti nelle sale d’attesa dei dottori con sguardi gelidi ed inquisitori da parte dei pazienti, sempre meno pazienti per via delle loro lunghe permanenze informative. Ogni malattia, così come ogni sensazione che non sia riconducibile alla “normalità” -qualunque cosa significhi essere normali- è ormai curabile con medicine. Si è scoperto in tempi non troppo recenti, il rimedio dei rimedi: la prevenzione! 
Vaccini, pillole, gocce, granelli omeopatici… esito più evidente, a parte il giro di miliardi in euro o dollari che si voglia, è il proliferare di altri lavori. Gli imballaggi per esempio, certo col tempo favoriscono in modo potenziale l’inquinamento del pianeta, però creano valanghe di posti di lavoro. C’è chi si adopera per idearne di originali e carini, c'è chi li realizza, c’è poi chi li distribuisce sul mercato, infine non può mancare chi questi imballaggi li raccoglie sotto forma di mondezza, la quale, come un' onda anomala, inonda il sistema solare che reagisce con malsana indifferenza, dando la colpa al sole..."malato" e rimpiangendo le mezze stagioni! 

Dall'altra parte della bilancia, si ostinano gli allarmisti-ecologisti a studiarne una più del diavolo per spaventare-rassicurare, prevenire-riciclare…ecologizzare, insomma! Come piccoli Golia imbracciano l’arma delle buone intenzioni e sfidano terre praticamente tossiche, arie francamente irrespirabili, ed oceani drogati di anticoncezionali, antidepressivi, saponi, oltre che da rifiuti industriali e qualche volgare tonnellata di escrementi umani.

3_ SPA o centri Wellness: 
Sulla scia del lavoro svolto dallo psicologo e dal... farmaco, questi centri sono pensati per garantire uno stato di ben-essere a chi ci va. Conti alla mano però, sono soprattutto dei centri bene-stare per bene-stanti, visti i costi, tuttavia, la cura partecipata della propria persona non può che giovare ad un depresso che, presumibilmente, ha fretta di “riprendere in mano la sua vita”, come recita lo slogan, a partire da un migliore aspetto fisico. Per onor di cronaca, molti cadono in depressione dopo aver frequentato questi luoghi inventati da Satana stesso. Chiappe di marmo che nemmeno il più raffinato dei poeti parnassiani saprebbe riprodurre, fisici lavorati a mano da Michelangelo e colleghi, e guai a quel fesso che in un posto del genere ci va per dimagrire. Le regole parlano chiaro. Solo chi è già perfetto ha il diritto di lamentarsi per quegli odiosi e antiestetici due millimetri di adipe cadutogli sulle cosce per via di un destino in-fame. Un grasso che si cura in pubblico, rasenta chiaramente il cattivo gusto. Alcuni studiosi americani stanno perciò pensando di riaprire i “lazzaretti” ottocenteschi allo scopo di curarci i nuovi lebbrosi del duemila. Tutto ciò potrà sembrare un’esagerazione agli occhi di un poco attento abitante del “mondo tradizionale”, ma negli Stati Uniti che sono la nostra maggiore e perenne fonte d’ispirazione per tutto il bene e soprattutto il male, i bambini troppo agitati li calmano col Prozac, e lo stesso fanno coi poveri animali da appartamento, i misteri delle analogie! 
Occhio e croce, se è vero che il bambino di oggi sarà l’uomo di domani, sia chiaro sin d’ora che il futuro sarà grandemente depresso.

B_Il terzo mondo, quello dei poveri per capirci. 
Non si è mai saputo cosa sia successo al “secondo mondo”, che poi, è mai esistito? Comunque, il terzo è abitato da bambini coi pancini gonfi, di solito “negri” dagli occhi ammosciati e per questo compatiti ed amati, giacché innocui, morenti e lontani. Per loro c’è miseria e, grazie all'ignoranza e al maschilismo, praticamente la stessa cosa, ci sono tanti figli. Anche dio, in verità vi dico…ci mette del suo. Molti li decima l’Aids, ma tanti muoiono arcaicamente di fame e fa quasi ridere pensare all'occidente che va in depressione per una legge dispettosa che costringe con l’arma delle multe, a dividere i rifiuti in cinque categorie:
“non differenziabile”, “ organico”, “vetro” , “plastica” e “carta”.
Che strana la specie umana. Per questa gente anche l’acqua è una conquista, e se la devono guadagnare a suon di chilometri da percorrere a piedi, non sarà pilates ma... 
Immagino che loro, di mondezza, non ne producano poi tanta, privi come sono dell’ingombro delle mode per cui ogni stagione vede il trionfo di un nuovo capo e di un colore tiranno! per quei due o tre che non se ne fossero accorti, quest’anno è il VIOLA. (2009-10 e oltre)

Persino il cibo va a mode in occidente. Per esempio, se la nota e bellissima show-girl afferma che la Papaja fa dimagrire, (è già magrissima, chiaramente) ecco che la papaja finisce in ogni dove, lucido delle scarpe incluso.
Il terzo mondo è stato il balocco dei colonizzatori, per poi diventare, quando i tempi erano maturi per una cosciente emancipazione economico/sociale, la gioia di multinazionali che si insidiano su terre floride e le svenano un po’ la volta a spese dei nativi, i quali guadagnano appena un centesimo di ciò che guadagna il loro "padrone". Certo, la storia non può starsene sempre a guardare, prima o poi la gloria arriva per tutti...
- notizia fresca di TG: nell'Ohio “…il Nero batte la Donna”, quasi quasi ci siamo![Si era all'alba dell'elezione di Obama, quando ancora si batteva con la Clinton, e tutto sembravo molto irreale.]
Non si pensi però che il nero siccome è nero, sia sempre e per forza buono. La vera democrazia si avrà quando un primo ministro o un papa nero non sembreranno miraggi, ma anche quando ci si sentirà liberi di dare dello stronzo ad uno stronzo che per coincidenza biologico/climatica è nero, giallo, o addirittura arancione. Sappiamo bene che lo stronzo, come il male si trova in ogni tipologia umana, idem per gli ignoranti!


C_Frutto della più alta tecnologia, arriva infine il mondo virtuale, second life ovvero “seconda vita”, ed ecco spiegato dov'era finito secondo mondo che appena un punto fa avevo sospettato non esistesse. 
D_ L’altro mondo, l’ultimo della lunga saga, quello che al tempo dei dinosauri, faceva la differenza fra i vivi e morti. Nel tempo dei cattolici era meta ambita o affatto temuta, in attesa del solito bene o male. I più ambiziosi, pur di finire ai piani alti, pagavano le indulgenze alla chiesa: dogana autorizzata dell’al-di-là. Incerti gli esiti del transito, ma ancora oggi c'è gente che guarda con fede al futuro, versando qualche soldo ogni tanto. 

Oggi, nel dubbio, si è deciso di dimenticarlo l’altro mondo, a partire dallo scalino che lo precede, la vecchiaia: un male debellato, per sempre! 


Si nasce piccoli come è sempre stato, e da subito si è proiettati nel futuro. Il bambino, durante il primo anno di asilo, è già in grado di scrivere col computer, in prima elementare parla correttamente tre o quattro lingue, fra una partita di calcio, una lezione di danza, un corso di teatro e uno di cucina, e così, diventa adolescente, e continua ad ingoiare nozioni di vita e di scuola, emancipandosi enormemente rispetto ai suoi predecessori. Nella fretta del tutto, dimentica spesso l'educazione. Giunge infine all'età di mezzo, cioè il tempo sacro che va dai venti ai trent'anni, e qui le indicazioni parlano chiaro, deve rimanere fino alla fine della sua vita, o è fuori! Il lavoro, per dire... è interamente rivolto alla formazione del giovane, e ci si aspetta che un ventenne sia già in grado di vantare almeno dieci anni di esperienza nel settore, quale che sia il settore. Occorre un master, ma anche due, una imprescindibile bella presenza, che non vuol dire necessariamente essere belli alla Campbell, ma magri e costosi, cioè molto accessoriati di superfluo 
di marca, come i bovini, col marchio bene in vista. 
Al fortunatissimo possessore del suddetto pacchetto virtuoso è concessa assunzione con contratto determinato che scade dopo sei mesi, ma è rinnovabile in cambio di qualche santo in paradiso. Al decadere dell'ennesimo mandato, che combacia con l'età della vergogna (sui quaranta più o meno) il giovane di ieri diventa altro, solo che a quel punto non interessa più a nessuno, perché in giro ci sono tanti nuovi giovani di cui occuparsi, e a cui regalare un magro futuro. 
Capisco di rischiare lo scoop o forse il gossip, ma è così che a suo tempo nacque la depressione, fra ansie da bella presenza e magoni da contratto a termine presso settori spesso disgustosi, e davvero non è il caso di mettersi a parlare del dramma di avere le ovaie. 
Ma basta divagare! 
Il tema era l’altro mondo, ovvero quello a cui si accede passando dal cimitero, luogo destinato a scomparire, tanto è triste ed inutile. Basta la sola parola per deprimere nel profondo chiunque, soprattutto:

  • La ragazza ventenne, che all'ombra della prima ruga, sospetta una congiura malvagia alla sua eterna giovinezza. Dicesi ruga del ventenne il fatto che egli sia vivo e che ogni tanto rida.
  • La ragazza cinquantenne, che di anni ne dimostra venti, però possiede suo malgrado, scomodi barlumi di coscienza che arrivano ogni tanto a rovinare la serena leggerezza dell’essere.
  • La giovane settantenne, che per quanto possa ingannarsi, sa che è tempo di fare i conti con la coscienza, ed ecco spiegato il valore provvidenziale dei sonniferi.
  • Chi scrive! A forza di narrare così tristi argomenti, la depressione si impossessa anche di me, che sono quasi di mezza e età e non ho troppo a che fare con la canonica bella presenza. Non è il caso di farne un dramma però. La vita è per sua natura bizzarra e fantasiosa, ma l’uomo di più, è per questo che esiste “second life” in cui andarsi a rifugiare. Non è poi troppo diverso dal mondo tradizionale, manca l’aria da respirare, perché non serve, e l’acqua non bagna i capelli. Il cibo non ha alcun sapore, né motivo di essere, e il sesso si può solo osservare… più o meno, le differenze stanno tutte qua!

(L'articolo che segue, è invece del 2013 e non l'ho scritto io, ma delle persone competenti in materia medico/scientifica. E' molto preoccupante in tutta onestà... Morti sospette, antipsicotici, clozapina, risperidone, olanzapina, aripiprazolo e altri sotto accusa.)