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sabato 11 aprile 2020

Follia. Romanzo di Patrick McGrath.

Follia/Asylum
Adizioni Adelphi
Edizione 2012
Tradotto da  Matteo Codignola
Si può fare meglio, si può fare peggio, si può anche scegliere di non fare nulla, in ogni caso, il tempo scorre e ci cancella, un'ora la volta. Chi ci sta attorno può scegliere a sua volta di osservarci, di farci a pezzi, di camminare con noi, o può limitarsi a raccontarci, riscrivendoci una storia addosso. Ci può giudicare o ci può assolvere. Ci può ignorare, anche. La domanda che mi pongo, ancora di più, alla luce di questo libro, è se ci può aiutare davvero, dopo che abbiamo allungato lo sguardo al di là dello specchio ed abbiamo visto, fino alle vene, la realtà di ciò che ci circonda. Esiste gente incapace di compromessi. Questa gente, da secoli, è malata di follia.

Il corpo del reato. 
Ho opposto più di vent'anni di resistenza al libro di McGrath, e non saprò mai per quale motivo è successo, o forse si. Temevo un'accozzaglia di sensazionalismi e di cliché sul tema follia. Non ne sentivo l'esigenza e non so su che basi le dessi per scontate. Due mesi fa, senza apparenti motivi, devo averci ripensato, così l'ho acquistato, ed è rimasto sulla scrivania per un mese ulteriore. Infine, il nove aprile del duemilaventi, a un passo dalla mezzanotte, l'ho preso fra le mani come chi si ricorda all'improvviso di avere un appuntamento, e mi è parso naturale consumarmi gli occhi in penombra, riempiendo ore gelide, claustrofobiche, incerte, potenzialmente contaminate da virus aerei e chissà da che altro ancora, ed ho continuato, incessantemente, quasi senza pause, fino al giorno dopo, cioè oggi, dieci aprile, a pochi minuti dalle diciassette. Anche gli orari, alla luce di qualche dettaglio dell'articolata trama del libro, per me hanno il sapore delle strane coincidenze.
Non divoro i libri e detesto l'espressione, non associo la lettura al piacere, dunque tempi così brevi per un testo di 296 pagine, dipendono da due possibili fattori, forse intercambiabili. Il primo si chiama Insonnia, ed è l'incubo che sembra, il secondo si chiama bisogno di proseguire la lettura per capire che accadrà a quella gente. 
I miei libri li associo spesso a corpi del reato, perché hanno un prima e dopo di me. Li sottolineo, li evidenzio, ci scrivo, li coloro, ed alla fine, a guardarli, sembrano vittime di un abuso. Li ho contaminati. Loro, quando possono, mi ricambiano lasciando segni ovunque, come se un assassino mi si fosse accanito contro per aprirmi e farmi vedere certi confini che ho dentro. Non è piacevole come immagine, ma quando avviene, molto di rado, è questo il meccanismo. Io ci metto la spesa, la vista, il tempo, e lui mi fa l'autopsia, da viva. Ne usciamo entrambi più vissuti. Anche per questo, tendo a rigettare l'idea del piacere della lettura. Preferisco i testi che non si fermino alla superficie, e per insediarsi in  profondità, bisogna che facciano un po' male. 

Personal Soundtrack.
Per tutto il tempo, ho avuto nelle orecchie un brano che continuava a ripetersi come un mantra, portandomi in altri luoghi rispetto alla mia stanza ed al libro, e anche ora, in effetti, ascolto Rain plains, di Israel Nash. L'ho captato in un frammento di film che voglio rivedere quanto prima, ovvero Captain fantastic, col divino Viggo Mortensen, e mi è scesa nelle vene, facendosi spazio fra i globuli rossi con discreta arroganza. Mi piace quando accadono questi strani innesti, perché d'ora in avanti, questa musica sarà per sempre la strada che mi porterà da Stella ed Edward, e mi ricorderà di questa notte irrequieta dalla quale io ed il mio corpo del delitto, siamo usciti a fatica dalle trame di un altro, sentendoci entrambi più vissuti, come dicevo. 

L'autore. 
L'autore di Asylum, Follia in italiano, si chiama Patrick McGrath, è nato a Londra nel 1950, ha settant'anni, e vive fra gli Stati Uniti e L'Inghilterra. Suo padre, psichiatra con ruolo dirigenziale in un manicomio criminale, lo fa crescere in un ambiente presumibilmente simile a quello che egli racconta nel libro, ricordandomi la figura del piccolo Charlie, figlio di Stella e Max. Il padre si aspetta che il figlio segua le sue orme, ma egli si laurea in Letteratura inglese ed americana, a Birmingham, e sceglie di raccontare  il disagio psichico in questo splendido libro, piuttosto che provare a curarlo. 
Follia viene pubblicato nel 1996, ed è un successo di fama internazionale, che molti già definiscono un classico, a ragione. Anni fa, in classe, qualcuno chiese all'insegnante di letteratura americana, se non ricordo male, come fa un libro a diventare un classico. Lei rispose che un classico diventa tale perché oltre alla storia del suo tempo, racconta qualcosa che è proprio dell'umanità, dunque è atemporale. 

Fuggi lontano da questi miasmi morbidi;
vai a purificarti in un'aria superiore,
e bevi, come un puro e divino liquore,
il chiaro fuoco che colma spazi limpidi.
Elevazione. Charles Baudelaire. III strofa. 

Il titolo
Asylum, è stato tradotto Follia, in italiano. Immagino che dipenda dal fatto che la follia sia più vendibile rispetto ad un qualunque concetto di asilo, ma sono mie supposizioni.  La Adelphi ha scelto di porre enfasi sulla causa piuttosto che sul rimedio, o dovrei dire, sul sintomo piuttosto che sul luogo preposto al suo contenimento, ed è un cambio di prospettiva importante, perché accresce l'idea dell'isolamento di chi soffre di questa patologia e, apparentemente, non ha un asilo nel quale andarsi a rifugiare. 
Da un libro che si intitola Follia, ci aspettiamo storie di confine , magari torbide, in cui la ragione subisce gli effetti di una debordante immaginazione, e in cui la normalità diventa un concetto astratto. Più di uno, negli anni, ha evidenziato quanto spesso si sia fatto uso del termine follia per punire chi non si conformava alle regole sociali, e quindi è difficile stabilire con esattezza, in quale punto della storia di un individuo, la linea si spezza, ed egli si avvia verso la strada del non ritorno. Siamo fin troppo affezionati al cliché del matto saggio, di colui che vede cose che noi non vediamo o che non osiamo pronunciare. Poi ci sono i matti che fanno cose strane, che ci minacciano con la loro alterità, e allora ci sentiamo più relativi, spaventati, o diversi, quindi ci occorre sapere che queste persone vivono tutte raggruppate in luoghi nascosti allo sguardo, magari fuori città, lontano da noi.  


Personaggi chiave. 
Stella, Max, Charlie, Brenda, Jack, Peter, Edgar. 
Stella, Max e Charlie Raphael, sono rispettivamente moglie, marito e figlio, e sono legati a Brenda Raphael, madre di Max, benestante e motivata ad orientare le scelte di vita del figlio finché morte non la separi da lui. Sono legati anche all'Istituto di recupero mentale, di cui Max è vicedirettore, e vivono a pochi metri dalla follia. Max ci è raccontato come un uomo ambizioso che aspira al ruolo di direttore dell'Istituto, visto che ne ha le doti, come marito però, è un uomo senza fantasia, e si intuisce che chi ce lo racconta, per motivi fin troppo facili da individuare, non lo ha particolarmente in simpatia.
Jack Staffen è il direttore dell'Istituto, ed è in buoni rapporti con Max, ma anche con Peter Cleave, psichiatra a sua volta, amico di Stella e di Max, nonché nostra voce narrante. Ho trovato divertente oltre che indicativa, la parte in cui racconta di aver chiesto a sua moglie di fare il giuramento di Ippocrate, usualmente riservato a chi abbraccia la professione medica, così che al loro matrimonio, non sarebbe successo nulla di male.

Edgar Stark, l'artista, la voce fuori dal coro. Per una strana coincidenza, stark in inglese, significa forte, netto, crudo, e quindi egli somiglia al suo nome. Stark è uno scultore, e lo scultore, per creare forme dall'informe, è costretto a riscrivere la realtà con simboli personali, deve operare una incessante sottrazione di materia, modellando forme dall'argilla, come secondo la Bibbia, fece il nostro creatore, a martellando la materia fino a renderla simile alla propria idea di creazione. "Martellare" è d'altronde, l'altro nome dell'ossessione, la quale, come l'arte, si crea a volte a tavolino e col ragionamento. Edgar finisce in quell'Istituto per aver ammazzato brutalmente la sua compagna e modella, Ruth, per causa della sua gelosia ossessiva, raccontataci come immotivata. Quando conosce Stella, non può resisterle, e soprattutto, i due vivono una pulsione reciproca e sensuale che nasce sulla pista di ballo, quel giorno di giugno, e parte dai suoi pantaloni, per istinto, per motivi di sangue che pulsa, e che a fatica si riesce a reprimere.
"Che fosse rimasta con lui mi sembrava tutto sommato logico. In fondo credo che, nonostante tutto, lo amasse, o almeno, si dicesse che lo amava, e in queste cose le donne sono ostinate" Pag. 150.
Certo, bisogna considerare, col narratore, anche l'ipotesi che lei gli facesse comodo per arrivare al suo obbiettivo, cioè la fuga, una nuova vita, e una nuova modella per completare la sua Opera, ma vale fino ad un certo punto.

Ho trovato molto incisiva l'idea di far convergere i personaggi, letteralmente, fra le mani di Edgar intento a terminare una statua. Edgar era rimasto a metà dell'opera quando Ruth era morta, ed ora, per completarla, doveva usare la testa di Stella, quindi eseguiva schizzi a matita, subendo tutte le fasi del travaglio creativo, e alla fine, aveva iniziato a lavorare l'argilla, senza mai arrivare alla fine del lavoro. Anche i medici in quel posto, lavorano sulle teste, cercando o illudendosi di essere totalmente sani, di aggiustare gli altri usando medicine, metodi, studi pregressi in ambito psicologico e psichiatrico. Spesso falliscono, così come gli artisti, così come le modelle, che si prestano e poi non si riconoscono nello sguardo dell'altro. 
"Edgar passò l'intero pomeriggio nello studio, a lavorare la testa. Credo di immaginare quale sforzo sovrumano gli sia costato dominarsi. Penso che tutto quel suo accanirsi sulla testa fosse in realtà un modo per cercare di vedere Stella con chiarezza, di cogliere la sua verità, nella speranza di riuscire prima a dominare, poi a sconfiggere la pazzia".  Pagina 161
"La colpa di tutto tutto era nella testa, pensò". pagina 155 "...Aveva passato altri tre giorni nel sottotetto, lavorando senza interruzioni alla testa..." Pagina 279  "...Come fosse un blocco di argilla umida." pagina 281.  E soprattutto: "..." pagina 296 

Stella, la storia di un altro. 
Stella,  come Edward, somiglia al suo nome; è un punto di luce che brilla nel buio e che, nel culmine del suo splendore, così come a un passo dallo schianto, desta attenzione in chi la osserva. Non è una persona comune, non segue le regole, non ci riesce, e forse non le interessa poi tanto. La donna incarna la storia di un altro, anzi, di diversi altri. Ufficialmente, a parlarci di lei è un medico psichiatra esperto in ossessioni sessuali e relative storie d'amore catastrofiche ad esse connesse. A questo punto il lettore potrebbe aspettarsi scene torbide, erotiche, che per fortuna non ci sono, a tutto vantaggio della tensione sessuale che viene trasmessa per cenni e che arriva potente come non avrebbe potuto fare se ci avessero riempiti di dettagli anatomici e meccanici. Il sesso, come tutto il resto, dimora nella mente prima che nei corpi, perché è mosso dal desiderio, ed il desiderio è uno stato d'animo profondo, per quanto mi riguarda. 
Da un medico, esperto in quel che sia, ci si aspetta una visione oggettiva, clinica, distaccata, eppure sin dall'inizio, quest'uomo parla di lei con trasporto emotivo. Nonostante la sua lunga carriera, ci dice che quella di Stella, è una delle storie più tristi che abbia mai conosciuto, e che lei era una donna romantica, con tutto ciò che ne consegue, penso a tantissime eroine romantiche ed al loro destino. Sappiamo anche che è figlia di un uomo fallito per uno scandalo, è moglie di un uomo ambizioso e senza fantasia, ed è madre di un ragazzino, che di fatto farà fatica a seguire, salvo poi scegliersi un amante che si comporta come un ragazzino da accudire. 
Figlia-moglie-amante-madre, e questo è quanto. E' anche bellissima, e molto desiderata.

L'architettura morale, ovvero l'Asylum. 
Entriamo nel vivo della storia, passando da una sala da ballo, con la leggerezza e l'euforia che si addice agli eventi mondani. A stonare è l'ambiente. Siamo in una struttura psichiatrica, un posto spaventoso, ci è detto, un Istituto di massima sicurezza, una cittadella fortificata, in cima ad una collina, costruito in stile vittoriano. 
"... è un architettura morale, che esprime regolarità, disciplina, organizzazione" Pag.10 
La casa di  Max, Stella e Raphael, si trova solo ad un centinaio di metri dal cancello principale, a un passo dalla linea di confine, che Max, per lavoro, non fa che superare, salvo poi rientrare a casa, ogni sera, nella sua famiglia, e anni di studio sulla psiche non gli hanno suggerito alcuna evidenza sul fatto che la sua famiglia sia solo una struttura sociale.

Mental Health act. 1959. 
L'abilità del narratore fa combaciare la data in cui una legge viene approvata ad un ballo liberatorio. Ho aggiunto dei link a fine post, comunque si tratta di un primo passo legale importante, sulla via di una crescente umanizzazione di questi luoghi infernali, di cui abbiamo sentito raccontare da Virginia Woolf per esempio, se vogliamo rimanere a Londra e dintorni, che è dove la nostra storia si svolge. Trovo che questo elemento sia importante, perché ci dice che gli eventi combaciano con un momento storico in cui la linea che separa la follia dalla normalità, veniva ammorbidita. Qualche effetto collaterale andava messo in conto, qualcosa tipo l'evasione del detenuto più irrequieto, vestito con gli abiti del vicedirettore, al quale, in qualche modo, porta via tutto. La cosa mi ha portata sul circuito dell'ovvio, ovvero, a pormi domande del tipo: dove finisce l'integrità mentale e dove inizia la pazzia? Chi, fra questi due è realmente pazzo? E quanto, la pazzia combacia col bisogno di libertà assoluta?

La voce narrante del Dottor Peter Cleave, parzialmente amico di tutti, sembra una voce inadeguata rispetto agli eventi, anche un po' scettica quando parla di amore, riferito a persone ossessionate dal sesso, come Stella ed Edgar. La storia di Stella è la più triste che abbia mai sentito perché riassume anche i suoi più grandi fallimenti, quello di uomo e quello di medico, che però plana al sicuro sulla routine del suo lavoro, della quotidianità. Mancando di forti emozioni, o evitando di raccontarcele, egli è praticamente al sicuro.

Stella ci viene mostrata in tutti i suoi rapporti umani, come amica di Cleave, come amante di Edgar, e dello stalliere del Galles, ma anche di Nick, amico di Edgar, pur essendo la moglie di Max, e la madre di Charlie. Sembra mancare di qualcosa in ogni occasione, è raccontata come fosse anaffettiva, ed il punto di non ritorno per lei, è quello in cui evoca la tragica e per me spinosissima Medea.
Mi chiedo, nel solito girone delle ovvietà, esiste davvero un modo per aggiustare una testa? la gente cambia davvero, o siamo noi che cambiamo attorno all'illusione di voler vedere altre verità?

Struttura circolare.  
A fine lettura mi sono sentita una mosca sulla tela del ragno. Difficile liberarsi. Ho chiuso tutto, ho guardato la copertina, poi ho riaperto il libro ed ho ripreso a leggere la prima pagina, scoprendo che i dati essenziali sulla storia di Stella Raphael, mi erano stati dati sin dal principio, ma li avevo dimenticati, perché questo fanno i bravi scrittori; ti danno degli elementi, poi ti conducono lungo un sentiero, ti lasciano supporre cose, te ne raccontano altre, e alla fine, tornando indietro, ti rendi conto che gli elementi li avevi tutti.
Consiglio quindi di rileggere le prime pagine appena finito il libro, così da apprezzare meglio la circolarità della trama, e quindi il ritorno di elementi, a partire dalle stagioni, passando per il ballo,  un evento che si svolge soltanto una volta l'anno, a giugno, e che permette a tutti, degenti e personale, passando per direttori e medici, di riunirsi per ballare insieme, tipo l'ora d'aria collettiva, prima che ognuno torni ai suoi posti, ed è un ballo che, al pari di quello di certe favole, genera l'inizio di cambiamenti irreversibili per alcuni dei partecipanti.



Divagazioni 
Leggendo alcuni passi dell'opera, mi è venuto da pensare alla figura tormentata di Heatcliff, in Cime tempestose, ossessionato per la sua donna anche dopo morto. Ho pensato anche a Dracula e alla sua Mina. Storie romantiche, dicevamo. In ultima analisi, essendo lievemente fissata con l'eremita di Croisset, mi è parso di scorgere nel mestiere di Cleave, tracce dell'ormai vecchissimo Flaubert, ancora impegnato nel tentativo di ammazzare il romanticismo con l'espediente del solito veleno, con scarsissime possibilità di successo.

L'ho molto amato, si sarà capito.
Non consiglio niente a nessuno di solito, ma questo libro, fossi in voi, me lo leggerei, e fossi in me,  lo rileggerò fra qualche tempo, ascoltandoci sopra Rain plains.


Follia. 
Patrick McGrath.

XII capitoli, 296 pagine. 
Tradotto da: Matteo Codignola.

Edizioni Adelphi.
Periodico mensile 408/2012.
Prima pubblicazione Adelphi: 1996 



Dipinto in copertina: 
Pierre Soulages. Peinture,1963. (Centre Pompidou, Paris)





Link: 
Open library  Testi dell'autore in lingua inglese. 
Mental health act. 1959 Allego il primo paragrafo qui di seguito...In sintesi, questa legge vuole abolire la distinzione fra ospedali psichiatrici ed altri tipi di ospedali, e vuole in qualche modo ridurre le distanze fra la vecchia idea di manicomio, e nuove soluzioni di cura, più umane. 
"The Mental Health Act 1959 was an act of the Parliament of the United Kingdom concerning England and Wales which had, as its main objectives, to abolish the distinction between psychiatric hospitals and other types of hospitals and to deinstituitionalise mental health patients and see them treated more by community care."
Mental health act, articolo in italiano.

Rain plans. Israel Nash.  Finché rimane su you tube, questo è il link. 

giovedì 2 aprile 2020

Il senso di una fine. Romanzo di Julian Barnes.

Il senso di una fine/ The sense of an ending 
Einaudi Super ET 
Tradotto da Susanna Basso
 Edizione 2011.

"Mi conosceva meglio di chiunque al mondo. E aveva lo stesso voglia di pranzare con me". Pag 101.

Julian Barnes
Il senso di una fine
Einaudi Super ET
Il libro vince il man Booker Prize 2011. 
Tony Webster, inglese, sulla sessantina, definito in quarta di copertina, un uomo senza qualità, è la voce narrante della storia che andremo a leggere. Una storia piacevole e scorrevole, lunga appena 150 pagine, divisa in due ampi capitoli. Fra battute di spirito ed intrigo della trama, la prima parte racconta della gioventù del personaggio, la seconda parte invece, ci parla di un uomo maturo, che cerca di fare il punto sulla sua esistenza alla luce di un evento che gli accade 
"...esiste una scuola di pensiero secondo la quale, l'unica affermazione possibile riguardo a un evento storico qualsivoglia... è che "qualcosa è accaduto" -pag 7.
Secoli di grandi classici, ci hanno abituati al personaggio "X" che, ad un certo punto, eredita soldi e palazzi dalla lontana zia di turno, o dal benefattore più improbabile, penso a Pip, di Grandi speranze - Dickens, e fine del problema economico, così che egli possa dedicarsi anima e corpo alle varie paturnie sentimentali ed alle sue ambizioni, al netto di spiacevoli questioni monetarie.
Tony eredita una somma modesta, da una persona praticamente estranea, cioè la madre di Veronica, la sua ex dei tempi dell'università, che si è messa col suo migliore amico, Adrian Finn, subito dopo che loro due si erano lasciati. Tony non la prende bene, ma volta pagina. La morte di Adrian, suicida, a 24 anni, rende le distanze definitive. Tony invece, va avanti. Si sistema, nel senso più borghese del termine. Lavoro, moglie, figlia, routine, noia, finché un giorno arriva questo strano lascito, ovvero, una modesta somma di denaro, dicevamo, ed il diario di Adrian, da cui la domanda, ovvero: perché me? e l'altra domanda, ovvero: cosa c'è scritto su quel diario che Veronica non vuole fargli avere?
Questo è il motore che genera gli eventi.
Tony è uno storico, pertanto dovrebbe essere in grado, più di altri, ad indagare sul passato, analizzandolo in base alle fonti di cui dispone. Esistono però, passati diversi. C'è un passato prossimo che, sebbene più vicino, risulta difficile da vedere con chiarezza, e c'è anche un passato remoto, sul quale, più o meno, gli storici, nel tempo, si sono messi d'accordo. Tony è più a suo agio coi fatti del passato remoto.

Nel corso delle sue indagini, alla ricerca di un senso, Tony conversa con noi lettori, ci rende partecipi dei suoi ragionamenti, delle sue analisi. Fra i vari: "se...", "pensavo...", "mi son chiesto..." e "non trovate?", si confessa e non risparmia a se stesso nessun colpo basso, per questo motivo, ai miei occhi, non è un "uomo senza qualità", è solo un uomo come tanti, che non brilla per perspicacia.

Facendomi condizionare dall'indicazione dell'editore, ho cercato in Tony Webster, tracce tipiche di un uomo senza qualità, e per familiarità col tipo umano, ho pensato a Charles Bovary, anti eroe per antonomasia, sempre sfocato rispetto ai fatti della sua vita. Poi ho scoperto che  Barnes, ha scritto un libro intitolato "Il pappagallo di Flaubert", ed immagino tragga ispirazione dal racconto: "Un coeur simple", dell'autore di "Madame Bovary", quindi forse, qualcosa di Charles potrebbe averlo ispirato. Resta il fatto che il confronto non regge, ed il motivo è presto spiegato. Charles non ha coscienza dei fatti, non li vede né li sa analizzare,  neanche di fronte alla tragedia, quando incolpa la fatalità per la morte di sua moglie, ricadendo su uno dei tanti cliché romantici che hanno ucciso Emma. 
Tony, a differenza di Charles, diventando grande, sembra essere consapevole dei suoi limiti, li elenca con cognizione di causa, ciò lo rende un personaggio cosciente, in qualche modo drammatico, e la coscienza è, a mio avviso, una importante qualità. Egli non ci nasconde le sue debolezze, incluso il fatto che, quando ha la verità sotto gli occhi, non riesce ad interpretarla, "non ci arriva", e può succedere che alcuni fatti, siano chiari a noi che leggiamo, prima che a lui che ce li racconta. 
"...Se non avessi già optato per la cremazione e la successiva dispersione delle ceneri, avrei potuto utilizzare la frase* come epitaffio, incisa su una lastra di pietra o di marmo: "Tony Webster -Che Non Ci È Mai Arrivato", ma sarebbe suonato un po' troppo patetico, vittimistico, quasi". 
*"Ancora non ci arrivi. Non hai mai capito, e non capirai mai. Perciò lascia perdere, è inutile". Pag 114  Veronica a Tony. 
Come il titolo ci suggerisce, il personaggio è alla ricerca di un senso, e la mia impressione è che, interrogandoci di tanto in tanto, nelle vesti di lettori, ci suggerisca di fare lo stesso insieme a lui, sulle nostre vite oltre che sulla sua. Non stiamo cercando un senso, in generale, ma il senso di una fine. 
Penso si possa parlare di romanzo introspettivo, percorso, in lungo e in largo, da un' incessante analisi dei fatti, alla maniera di scavi archeologici nei sotterranei della memoria. La prima parola che incontriamo è infatti: "Ricordo". Il termine  compare tre volte nelle prime due pagine. 
  • Ricordo, in ordine sparso... 
  • ...Quel che si finisce per ricordare non sempre corrisponde a ciò di cui siamo testimoni. 
  • ...su alcuni ricordi approssimati che il tempo ha deformato in certezze. 

Siccome il ricordo, è strettamente legato al "tempo", anche questa parola compare più volte nelle prime due pagine del libro. Quattro volte, per l'esattezza, e per puro caso, tre è il numero degli amici a scuola, prima dell'arrivo di Adrian, il quarto elemento. Tony ci informa che il tempo ha deformato le sue certezze, quindi non può garantire sulla verità dei fatti, ma sulla verità delle impressioni. Il dato, a limite ironico, potrebbe derivare dalla sua laurea in storia, e dall'evidenza che, uno storico, dovrebbe focalizzarsi quanto più possibile, sulla verità dei fatti, passando per l'analisi dei documenti a disposizione, per le testimonianze varie, da interrogare fino a trarne logiche e sensate conclusioni. 

Il tempo, quello dei calendari e degli orologi, viene maneggiato da Webster come fosse un elastico, o una visione che passa attraverso una lente deformante. In merito al tempo "ufficiale", ci dice, a pagina 25, che erano gli anni Sessanta, ma solo per qualcuno, e solo in determinate zone del paese. Allude alla libertà sessuale, che molti avrebbero conquistato nel decennio successivo. Il resto del tempo, in senso cronologico, è intuibile, ma a lui interessa il tempo della memoria e delle emozioni.
Gli occorre un intero capitolo, lungo poco meno di sessanta pagine, per raccontarci dei suoi trascorsi scolastici, soprattutto ai tempi delle superiori, quando aspettava che la vita iniziasse. In seguito, quando la vita è iniziata davvero, qualcosa è cambiato in termini di entusiasmo, lo intuiamo dal fatto che gli sono sufficienti due pagine per raccontarci del suo matrimonio con Margaret, della nascita, tre anni dopo le nozze, della loro unica figlia Susie ed, a seguire, del matrimonio di lei, presto madre di due figli. (pag. 55, 56). Si intuisce anche che, come padre, egli sia piuttosto distante. Lo era stato anche come marito, e prima, come fidanzato della sua ex. Con Adrian, forse si era impegnato, e forse neanche tanto. Negli studi, non aveva puntato alla lode, ma non voleva rinunciare al massimo dei voti. 
"Viviamo nel tempo, il tempo ci forgia e ci contiene, eppure non ho mai avuto la sensazione di capirlo fino in fondo... esiste al mondo una cosa più ragionevole di una lancetta dei secondi? Ma a insegnarci la malleabilità del tempo basta un piccolissimo dolore, il minimo piacere. Certe emozioni lo accelerano, altre lo rallentano; ogni tanto sembra sparire, fino a che, in effetti, sparisce sul serio e non si presenta mai più" Pag. 6 
Siamo nella mente del narratore, e insieme a lui, indaghiamo sui fatti della sua vita. "È a scuola che tutto e cominciato", ci anticipa. Sapremo più avanti nel libro che, quando è ormai adulto, riceve il testamento da parte della madre di Veronica, e la cosa lo stupisce oltremodo. Perché proprio a lui? e perché, dopo tutto quel tempo? Così, alla maniera della detective story, Tony va in cerca della verità, del puzzle mancante, che gli permetterebbe la visione d'insieme di questa strana storia, apparentemente poco sensata. 

I "documenti" sui quali "l'indagine storica" dello storico Webster può focalizzarsi, sono dei frammenti di diario di Adrian, delle lettere, scritte e ricevute, una vecchia foto di gruppo, a Londra, e per tutto il resto, non ha che la sua memoria, non può neanche confrontarsi con qualcuno, a parte Veronica e suo fratello, ma lei è sempre irritata e lui è sfuggente.
Non gli resta che tornare fra i banchi di scuola, e di quel periodo, ci racconta soltanto delle ore di storia col vecchio e noioso, Joe Hunt, e delle ore di letteratura, con l'amato professore Phil Dixon. Enrico VIII, contro T.S Elliot. "La storia" e le sue fonti, contro "Eros e Thanatos", ovvero, sesso e morte, e tutte le affascinanti teorie che la letteratura ci racconta nei libri, per poi deluderci, alla resa dei conti, quando capiamo che la vita, quasi sempre, non è in grado di raggiungere quelle vette. Infine, e non meno importante, il problema dell'accumulo, e quello della responsabilità.  
"...Procediamo a casaccio, prendiamo la vita come viene, ci costruiamo a poco a poco una riserva di ricordi. Ecco il problema dell'accumulo, e non nel senso inteso da Adrian, bensì nel semplice significato di vita che si aggiunge alla vita. E, come ricorda il poeta, c'è differenza tra addizione e crescita".  pag 89 
Ed anche: 
"Il problema dell'accumulo" aveva scritto Adrian ...Nella vita, scommetti su una relazione, non funziona, vai alla successiva, e non funziona neanche quella, forse non perdi solo la somma di due sottrazioni, bensì un multiplo di quanto avevi puntato. L'impressione è questa, comunque. La vita non è solo fatta di somme e sottrazioni. C'è anche l'accumulo, la moltiplicazione delle perdite, dei fallimenti". Pag 104  
 Quanto alla responsabilità: 
"Parti dal principio di essere l'unico ed il solo responsabile, a meno di avere prove schiaccianti sul contrario. Adria era molto più intelligente di me - lui usava la logica dove io ricorro al buonsenso -ma credo che alla fine siamo giunti entrambi alla stessa conclusione... Ad Adrian non invidio la morte, ma la trasparenza della vita." pag 104 
Fra i protagonisti "urbani" del libro, c'è il ponte. Ne vediamo uno anche in copertina, è il millennium Bridge, fra i più recenti, costruiti a Londra. All'inizio tremava un po', per il vento, per via della quantità di gente che lo attraversava, e per la sua struttura moderna, poi hanno rimediato, ma a Tony la cosa non dispiaceva. Sapere, tutti, che procediamo su passi incerti, di tanto in tanto, aiuta.

Il mio post precedente, su questo blog, è dedicato ad Haruki Murakami, nello specifico, al suo romanzo "After dark". Dicevo in quell'occasione, che i suoi libri contengono spesso delle autentiche colonne sonore. Anche nel libro di Barnes troviamo molti brani, uno su tutti, compare alla maniera di un refrain, mediamente ironico, ovvero:  
Time is on my side, Yes it is, dei Rolling stones. 

Questo brano,  in linea col testo, al punto da somigliare, così mi sembra, ad una sua eventuale colonna sonora, mi fa pensare puntualmente a Denzel Washington, nel film: Fallen del 1998, tradotto in italiano col titolo: Il tocco del male. Alla luce delle sinistre ombre che il Coronaviurs ha gettato sul mondo in questi mesi, non ho potuto non ripensare ad alcune immagini del film, sinistra metafora sul male che si spande fra gli uomini per il semplice fatto di essere vicini, lungo la stessa strada. In quel caso, il male col quale gli uomini vengono contagiati, è di tipo morale, quindi è legato al cattolico Diablo, e serve al regista,  per glorificare un'idea molto amata dagli americani, ovvero quella  del buon poliziotto che si sacrifica per il bene della comunità. Tuttavia, ricordo il dettaglio del metro di distanza fra le persone, e l'inquietudine che alla fine mi era rimasta addosso. 

Esiste una versione filmica anche per il nostro romanzo, solo che io non l'ho ancora visto. Mi accorgo ora che su You tube, pagando, è possibile guardarlo. Il ruolo di Tony Webster è stato interpretato dal "padre" di Bridget Jones, attore sublime, mi piace molto.  



Nb: Il giorno dopo aver pubblicato il post, ho deciso di acquistare il film e di guardarlo via You Tube. Il film è quotato tre stelle su 5, da My movies. Nel film, Tony non è laureato in storia, ma in letteratura, ed il solo poeta citato è Dylan Thomas, invece nel libro veniva citato Ted Hughes a più riprese. Nel film, Tony possiede un negozio di macchine fotografiche usate, che nel libro non esiste. Sua figlia, nel film, non si sposa perché teme di ricreare il modello fallimentare dei suoi genitori, ha un solo figlio, tramite inseminazione artificiale. Nel libro invece, è sposata con un medico, dal quale avrà due figli. Ci sono diverse varianti per motivi di regia. La sua ez moglie è molto più "arrabbiata" con lui rispetto al romanzo, e Veronica, compare sporadicamente. 
Per finirla con tono da bar, nonostante i bravissimi attori, preferisco di gran lunga il libro, perché i personaggi, nella mia mente, erano diversi rispetto a quelli del film. Comunque merita di essere visto. 

🔍🐭🔍🐭🔍
Qualche link su cose citate nel corso del post. 

Link alla pagina Einaudi dedicata a Julian Barnes.

After Dark. Murakami. Dal mio blog. (l'ho citato in merito alla musica nei libri)

Il pappagallo di Flaubert. Einaudi edizioni.

Madame Bovary. Edizioni Feltrinelli.


Time is on my side. The rolling stones.  Sperando che You tube non cancelli il link.
Il tocco del male, film.  Nb. You tube permette anche la visione integrale del film, a pagamento.

L'altra metà della storia. Film.   Versione filmica in italiano dell'adattamento del libro "il senso di una fine".

www.minimaetmoralia.it  In questo link, invece, una recensione drammaticamente negativa sul libro.

Millennium Bridge, Wikipedia.

Grazie per essere passato da queste parti!