Visualizzazione post con etichetta #ApproccioSemiserio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #ApproccioSemiserio. Mostra tutti i post

lunedì 15 giugno 2015

Meteo.com_e?! Emergenza cinese.

Oggi pomeriggio, al mare.
Complottismi... 

“Sta arrivando una tromba d’aria da Fano” è il refrain dell’ultimo quarto d’ora in zona lungomare, che è dove sto leggendo il mio libro in pace. Il messaggio è ripetuto con insistenza, con la fermezza di chi comunica un impegno inderogabile col meteo.it

Questione di minuti e arriva, dicono! La gente scappa via dal mare e le nuvole si tingono di un bellissimo grigio di payne, di azzurri vari e impasti di bianco degni di certe maestose tavolozze. Panteismo, ecco che vado a pensare. Mi è sempre piaciuto come suona, è un termine poco fanatico  che, a conti fatti, ha il sapore del compromesso.  Il mare sta assumendo toni sempre più decisi di quel famoso "verde acqua" che tanto mi piace, intanto il vento allontana l'afa appiccicosa degli ultimi giorni.
"Tromba d'aria" è il ritornello, "da Fano" la codina del discorso. "Quando arriva sta tromba d'aria?", "... una decina di minuti. Vedrai che arriva... è a Fano!" Confesso, mi sto divertendo, non per la notizia, ma per i modi in cui si propaga. Per quanto mi secchi mettere in pausa il libro, mi piace osservare i miei simili in stato di metereopatia avanzata, collegati al web in tempo reale per sapere come butta e dove, mentre corrono a mettersi in salvo.
Davanti agli occhi ho un paesaggio di calcinacci, impalcature e nuvoloni che praticamente stride col resto. Dalla parte del mare invece è un fiorire di colori da "foto ad effetto", ma il telefono si spegne, che la batteria è scarica. Non resta che tornare alle consuetudini novecentesche, cioè osservare punto e basta, e forse mi piace l'idea che questo breve lasso di tempo dovrò sforzarmi di ricordarlo senza ulteriori testimonianze. E' diventato difficilissimo per tutto e tutti fuggire dai fotoreporter di turno ultimamente. 
…questione di secondi, se questa gente ha ragione.

Mi trovo per caso in uno stabilimento VIP e sono per questo, singolarmente fuori luogo. Fingo di non farci caso e mi ricambiano la cortesia. Due uomini parlano fra loro e uno dei due si accorge di me, così trova il modo di rendermi partecipe delle sue riflessioni. Dice che la colpa per questo clima di merda è tutta dei cinesi, prova ne è il fatto che capita sempre il sabato e la domenica, e in una città che vive di turismo...
Chiaramente scherza, penso, e sorrido per cortesia, lui insiste, pare serio. La teoria è che stanno facendo esperimenti per decidere loro che tempo farà, e se ci riescono è fatta. Siamo fottuti. Se uno vuole ti affoga, e se decidono di non far piovere per un anno? Poi so' cazzi nostri!
Temo di avere una di quelle facce che, senza volere, dicono ciò che penso, così sorrido in modalità plastica, lui però scambia la mia cortesia per un invito a continuare. Insiste, serissimo. Scie chimiche a parte... non capisco mai se sia da limitati non cogliere il senso ultimo del "complotto ad oltranza" oppure no. A me risulta che sia l'inquinamento a modificare il clima dunque cosa nostra e di tutti i paesi industrializzati e cannibali, evidenza che includerebbe "anche" la Cina, ma "anche" noi. Lui insiste senza neppure citare le fonti -…- e si è incartato senza possibilità di fuga, dentro ai reticoli del filtro magico della ripetizione ad oltranza: Cina.clima.Cambiamento.Soldi. 
Dalle parti del bar, il solito vocio ripete i concetti vari di: "tromba d'aria... da Fano... dieci minuti!" (Sono passati da un po'.)
Sto sognando? Mi sono addormentata sul libro e sto sentendo cose? ho perso il senno? No. Inizia a piovere, solo qualche goccia, ma devo andare che se rimango finisce che gli rido in faccia. Per come butta oggi, riderei fino a vergognarmi al posto suo, di quelle risate che non si fermano più. Rumorose, lacrimose, sentite fin dentro le budella, e pure commentate! Avrei dovuto. Mi avrebbero internata, ma avrei dovuto!

Sono passati diversi minuti, e devo dire, questi cinesi non sanno il fatto loro come vogliono farci credere. Però ho saputo, e mi dispiace, che a Civitanova ci sono arrivati per bene. Non vorrei che fosse perché lì hanno molte industrie! Forse stanno migliorando la tecnica per scegliere i punti in cui scatenare l'inferno, non so.

Mi fermo da un amico, e due ore dopo esco convinta che sia tutto finito, invece no. Le nuvole si sono ricordate del mio diploma in ragioneria, come Fantozzi, e mi hanno attesa per svuotarsi sulla mia testa, accompagnandomi per quei venti minuti di strada da fare a piedi e senza ombrello. Non so chi le abbia mandate, ma ne ho goduto, perché la pioggia mi ha innaffiato i capelli e anche quel che resta della materia grigia attiva in estate, cioè poca cosa.
So di gente che riflessioni come questa, le prende per "ostracismo" all'estate. Spero di non offendere i cultori di "estate è vita" perché non so i cinesi, ma di certo la pioggia non l'ho mandata io. Mi limito a godere del mio tempo, della mia aria, del benessere che un po' torna, e mi spiace per le città colpite e anche per il mio libro, che meritava di essere letto tutto attaccato.


#ApproccioSemiserio è il nome nel mio blog per riflessioni come questa ...e come tale vanno intese.


sabato 10 gennaio 2015

Maysoon Zaid si racconta.




"Ho 99 problemi, e la disabilità è solo uno di questi: Se ci fossero le olimpiadi dell'oppressione, vincerei la medaglia d'oro: sono palestinese, mussulmana, donna, disabile e vivo nel New Jersey..." 

E' simpatica e merita attenzione per tutto quello che dice, e per come lo dice.
Si chiama Maysoon Zaid. Il resto lo spiega lei. -Inglese, sottotitoli in italiano- 

lunedì 17 novembre 2014

Omaggio alla poderosa.

...a ognuno la sua! 


Stanchi del solito buco dell’ozono? Vi sentite perseguitati dalla minacciosa pompa della benzina, che, self-y- oppure no, come un’arma vi punta le spalle e domanda denaro in cambio di rari chilometri orari? Questo insolito clima dolce vi appare fuori stagione… o finalmente imparerete a vedere il bicchiere mezzo pieno? (Alluvioni a parte e… siamo certi di essere “solo” fuori tema?)
La poderosa!
A ognuno la sua. 
Insomma, il rimedio è semplice e quasi economico. Il mezzo più ecologico dopo le scarpe che sia mai venuto al mondo, si chiama bicicletta! Due ruote, forza motrice a base di muscoli o batteria per i più pigri (anche se in quel caso, si è meno eco-logici), freni per fermarsi, e istinto per non morire ogni volta che si attraversa una striscia pedonale che forse hanno chiamato così, in nome di quello di cui si fanno certi automobilisti quando l’attraversano sperando sempre, a loro insaputa o forse in piena coscienza, di stecchire qualcuno –Vedi i volti smarriti del pedone che, credente o no, poco prima si scopre mistico, e poco dopo, ha quasi sempre una bestemmia in gola-

La bici, se uno ha fantasia, è come una logica evoluzione del cavallo (In versione bipede) che per secoli ci ha trainati, in cambio di poco, e regalandoci la visione perfetta dell’animale-macchina, che bell'animale! e che bella macchina! Col senno (?) di poi è finito in pentola, perché contiene…ferro! Anche la bici, per la gioia degli onnivori compulsivi e fieri, ma vi sfido a farla alla griglia da qui all'eternità!
Come Erri de Luca, penso che il mondo appartenga a chi viaggia a piedi, però a seguire ci metto chi va in bici, e subito dopo, chi usa il treno, infine, chi usa macchina ed aerei che, senza dubbio va più lontano, ma “lontano” è un concetto da rivedere, mi sembra.

Un minuto di seria riflessione:
Il gas serra è ai massimi storici. Entro quarant'anni saremo sulla via del non ritorno, ma nessuno se ne fotte. I TG, che sono ancora il vettore più diretto fra gente a casa e fatti del mondo, enfatizzano in modo romantico, cioè artistico-letterario, i cataclismi naturali, tipo le esondazioni barra alluvioni. Danno la colpa al fato, alle nutrie, al clima che non è più lo stesso. Tendono a personificare questa donna ostile e crudele che uccide famiglie intere, distrugge case, fa crollare strade: La Natura! Il rimedio si limita alla "Massima allerta", poi si passa alla cronaca nera, al razzismo sempre più malcelato, le solite cose insomma.

La parola d’ordine sulla bocca dei più, è ancora “crescita”, e di questa moriremo due volte, come individui e come sistema.

Se vi capita di usare il treno, vi troverete in mano un biglietto lungo due chilometri (10 cm erano più che sufficienti, infatti, ricordatevi di chiedere quelli a fasce orarie se e quando si può!). Nel retro vi informano che il mezzo meno inquinante di tutti, è proprio lui, il treno, però non vi spiegheranno da nessuna parte perché la tratta aerea: Ancona-London Stansted costa 20 euro, e la tratta: Senigallia-Pesaro con un IC costa 7 euro (30 chilometri si e no), e con un regionale attorno ai 3 euro (chi non ha la carta di credito e il web, “paga” 1,50 di penitenza…alla cassa) In tutto ciò, la grande prediletta, incoraggiata, preferita, rimane la macchina, il veicolo, l’automobile. Costa un botto ad personam, e ogni personam che ce l’ha o l’ha avuta, qualcosa ne sa. RC auto, bollo, benzina, tagliando, gomme stagionali, riparazioni varie ed eventuali, batterie scariche o finite, multe, dramma del parcheggio etc.
In nome della macchina si costruiscono sempre più strade, superstrade, autostrade, complanari. In cielo ci sono più mezzi che in terra ormai (alza gli occhi e vedrai) i treni invece…sempre meno, e quelli che rimangono costano un po’ troppo perché sono di lusso e super veloci. Un giorno se vi avanza un secondo, spiegatemi dove andate con tanta fretta!
Piste ciclabili? Scherziamo?

Vi lascio una canzone adolescenziale,in memoria di quel tempo idilliaco delle grandi utopie, che il tempo provvederà a modo suo a mandare a male. Il tema è però, l'invito al "ritorno". Si può? 


Guardami negli occhi e prendi la mia anima
Forse sto cadendo e ho voglia di ridere
Stavo naufragando, ridevo sempre di più
Vorrei toccarti fra mille miglia di vuoto.
Stanno uccidendo il mare e noi li lasciamo fare
L'indifferenza è comoda
L'ipocrisia, peste
Peste, peste, e comincia la festa
Peste, peste, mosche intorno alla testa
Peste, peste, quanta gente in festa
Peste, peste, mosche intorno alla testa
Guardami negli occhi e prendi la mia anima
Forse sto morendo e rido sempre di più
Vorrei toccarti fra mille miglia di vuoto.
Stanno uccidendo il mare e noi li lasciamo fare
L'indifferenza è comoda 
L'ipocrisia, peste
Peste, peste, e comincia la festa
Peste, peste, mosche intorno alla testa
Peste, peste, quanta gente in festa
Peste, peste, mosche intorno alla testa



sabato 27 settembre 2014

Voltare pagina ... l'ironia ci salverà!




Dedicato a chi sta pensando di iniziare, o smettere... a chi ha la zumba nella testa, a chi attende intrepido il ritorno di Maria De Filippi...alla ministra dell'Ostruzione e a tutti i ministeri -cit. implicita Benigni- insomma... un po' a tutti noi!

martedì 16 settembre 2014

La scuola, il primo giorno.

Approccio Semiserio.
Può sembrare una provocazione e forse lo è.
I quattrocento colpi - François Truffaut
Link -clicca-  Clicca per parte due- 

Domani voi piccoli varcherete per la prima volta la grande porta del sapere, e voltandovi, potreste vedere genitori piangenti e scomposti, e potreste chiedervi perché. Potreste non capire... 
...
Loro sanno che, se tutto andrà bene, la condizionale la sconterete in innumerevoli, lunghe e non sempre comode rate. Cinque alle elementari, tre alle medie, altre cinque le superiori, ed a seguire, il tre più due dell' università. Seguiranno i vari master, sperando che non ci siano intoppi, o la pena potrebbe lievitare e di molto! Di certo lieviteranno le rette, il costo dei libri ed i vari ed eventuali. 

Perché piangono? Pagheranno tutto loro! (sanno anche che vivere in questo periodo include una quasi inevitabile crisi di coppia prima o poi, con tutto ciò che ne consegue.) Se ciò non bastasse, a casa hanno un altro figlio e tremano al pensiero che si... il solito pusher fuori dalla scuola, o dentro... ma per questo vi hanno abbondantemente informati e vi sanno intelligenti, sanno invece che esiste un rischio remoto, ma non meno terribile, contro il quale poco o nulla possono, che somiglia alle vocazioni di un tempo, ovvero temono che vi venga voglia di fare gli artisti o, Dio non voglia mai... che cadiate nella trappola ormai naïf delle facoltà umanistiche. Meglio vi vorrebbero sulla strada, a battere - che oggi è un mestiere stimato, infatti se uno sa quel che fa, arriva molto, molto lontano - Le lettere invece, portano sotto i ponti, dove un tempo si batteva.

I genitori, tutto ciò l'hanno vissuto e in fondo lo sanno che molto del tanto, non vi servirà a nulla, ma non possono dirvelo, o che primo giorno sarebbe? Si limiteranno a piangere e a chiamarle emozioni, ma lì fuori, più che altro, sarà un via vai di fazzoletti in mano da parte di stoiche mamme che mentre vi sorridono, reciteranno un sentito: " finché morte non ci separi", rivolto a voi figli, e sarà vero. 

In bocca al lupo ragazzi, in culo alla balena e tanta merda, perché vi servirà! Ci saranno nuovi ministri, elezioni, anzi non elezioni, e sarete voi i primi ad essere saccheggiati, perché è proprio dei poteri forti infierire su chi non si sa ancora difendere. Vi diranno che è necessario, e saranno così convincenti che molti fra voi e noi, ci crederanno.

Al netto di "scherzi a parte", alla fine di questo epico ed infinibile viaggio, fra noia ed esaltazioni, uscirete dal metaforico, immenso e fatiscente edificio del sapere, armati fino ai denti di nozioni, concetti, competenze e, quale che sarà il vostro futuro, le armi più potenti che avrete, saranno parole nuove o logore che, se usate con sapienza, non è detto che vi apriranno certi famosi portoni, ma vi faranno da tom tom in prossimità di alcune zone grigie, vi diranno dove andate, vi chiederanno compagni di viaggio capaci di tenere il vostro passo, e se tutto andrà benissimo, alla fine imparerete a camminare da soli, o almeno in buona compagnia.

L'augurio che vi faccio è che tanto sapere non lo usiate per creare muri, ma per romperli e per non farvi troppo comandare da chi usa l'astuzia di farci pensare che certe strade le prendiamo liberamente. Non è sempre così. Non lo è quasi mai, e allora speriamo di capire dove sta il confine.

Buon viaggio anche agli insegnanti, che non si sa più se invidiarli o compatirli. Hanno sulle spalle un' enorme responsabilità, e sbaglia chi pensa sia retorica. Spetta a loro il privilegio di svelare mondi nuovi, a loro l'onere di farlo sembrare un viaggio sensato, e se qualche demente non sarà all'altezza del suo lavoro (che reputo ancora oggi, il più bel lavoro possibile) ci saranno gradite eccezioni. Tutti hanno incontrato almeno "un faro" fra i banchi di scuola. Il mio è stato Angela Caputo, alle medie. La mia vita -direbbe Truffaut- la devo a lei. Poi Giulietta Cipolloni, il solo momento di pace, lungo i corridoio della straziante ragioneria, e Gualtiero De Santi, col suo Pasolini, e le cose grandi. Doloroso e necessario, il bastardo di inglese due, quel po' di valore aggiunto che ho, lo devo a lui, e la Ossani che a lezione, alle otto di mattina, era sveglia ed aggressiva come gli umani normalmente possono essere verso le dieci, facciamo le undici del mattino. Lei sa staccare gli autori dalle morenti antologie e li riporta in vita con straordinaria capacità comunicativa. Gli dà un senso ed un contesto che illumina il testo. È questo che vorrei fare se mai dovessi diventare "grande".  
I miei fari sono legati a studi umanistici, e nel dirlo penso ai loro genitori in lacrime, ai miei, a me medesima, e tanta è la suggestione che, se non la smetto, piangerò a mia volta, come se domani avessi un figlio da portare a scuola, o come se fosse tutto molto sbagliato e molto necessario.

mercoledì 7 maggio 2014

Il male di vivere ho incontrato ma...

... niente è come sembra! Titoli inclusi! 


Insomma, c'è questo tipo no?
Lo conosco da circa vent'anni, ma solo di vista. 
Non so se ci siamo scambiati più di 100 parole, per giunta generiche. Ci ho lavorato insieme in un noto ristorante di collina, diciamo così. Il ragazzo era mediamente fuori luogo, ma allora capitava spesso lo studente di filosofia che nelle geometriche questioni di piatti e bicchieri, non si trovava esattamente comodo, e mettiamoci che noi scaricatori di porto, ormai veterani del piatto, non è che ci mettessimo tanta grazia con queste anime gentili.
Gli anni sono passati, gli studenti si sono in qualche modo sistemati, alcuni di quei celebri imbranati stanno vivendo ora il loro momento di gloria, alla faccia degli scaricatori di cui prima, i quali non sempre, in effetti ...
Ebbene, non è il caso di costui che, per l'occasione, chiamerò "Il male di vivere ho incontrato".

Riccio mediamente piatto, pelle un po' lucida, occhiali un po' troppo occhiali, ma non abbastanza da nascondere quel transfert di angoscia di cui egli è portatore molto malsano.
Lo vedo e mi prende male. Sempre! E poi è uno che ti fissa da cinque chilometri prima, quindi non è che ti puoi eclissare "alla senigalliese" guardando una vetrina o fingendoti morto. 
-Ciao + sorriso e per risposta: 
-Ciao + ma che rottura doverti anche solo concepire. 
Vuole parlare purtroppo!

-Che fai, che racconti, come va? 
Così! 
Tripla interrogativa fotovoltaica tutta d'un fiato!  
-Niente, le solite cose. Un momento difficile. 
Macché! sono anni che mi alterno fra difficile, molto difficile, impossibile, a domani non arrivo, e quest'ultima parte è ora. Mi passa il suo male di vivere come John Coffey con Tom Hanks nel Miglio verde. Voglio solo che passi, che se ne vada via, lontanissimo. Ma che gli è capitato? Mi chiedo?! 
E' uno dei due laureati su due miliardi che è riuscito a lavorare per quel che ha studiato. Gioisci cazzo! No? E' depresso, ma si comporta come se non lo sapesse. Ha una moglie, un figlio, e si racconta come se gli piacesse. Sta male per vizio. Mi chiedo se certe facoltà finiscano col rovinare il buonumore della gente o se è solo un fatto di carattere. 
Spero solo che non ci si veda più. Mai più. 

Ma alla fine, Terence di mette con Candy?



Mi ricordo come un sogno confuso, di questa soap a cartoni che ho visto da piccola. Ci tenevo come alle cose serie. C'era questa disgraziata bruttarella che si faceva sempre le code, e aveva una vita terrificante. Orfana, sola, e invece del cane o del gatto, aveva una puzzola, il che, se uno ci pensa, è un po' strano. Insomma, le piaceva uno biondiccio, "Anthony" mi sa. Particolarità: Pare Terence...ma è biondo e arriva prima. Inoltre, ha la fissa per le rose, ma a Candy ... non la coglie. Mi sa che muore. 
Poi c'è 'sto artista maledetto, Therence... Si può fleurtare con un cartone? Tutte quelle della mia età l'hanno fatto (e il prossimo che dice che "prima eravamo meglio" lo colco di botte! Oggi riderebbero di noi, e a ragione. ) 'Sto Therence, però stava con Susanna...fragile nella psiche, e ferita da grave incidente. Una ragazza malata, non si lascia, si sa... 

E poi arriva Albert. Non ci piaceva affatto, senza contare che 'sta qua, non è che fosse un fiore, dunque tre maschi (biondo, nero e rosso....) mi pare un po' troppo! A tratti pareva un ritorno di Anthony, forse un fratello, o un alter ego, o solo un sogno, ma poi era veramente un altro. 
Il guaio è che non mi ricordo... chi si mette con chi!? 
Terence si scopre gay e va con Albert, il quale si scopre zoofilo, e va con la puzzola, la quale si scopre lesbica, e va con Candy?! E suor Pony e suor Maria? Lavorano ancora alla segreteria di lingue a Urbino? -Solo chi c'era la capirà- 
E quella pianta fuori? L'hanno potata per farci la complanare o è una messa in scena? E alle rose, chi ci bada? E soprattutto...ma questa possibile che non avesse altro da fare che mettersi con qualcuno tutto il tempo?! Lo so, era infermiera, e medicava il mondo, ma le avanzava tanto tempo per le frivolezze. Oggi una così, l'assumerebbero dritti dritti al Seattle Grace, o in quello di Private Practice! 


Ps: Chandy e Therence...tutte 'ste acca da dove mi piovono? Come si scrivono i loro nomi?? siamo a questi livelli qua! 

lunedì 21 aprile 2014

Ridere di tutto, ma con molta serietà. That's Ammore!

Io e i mezzi di comunicazione,  è il tema di codesto post. 




Al momento dispongo di: 
  • 5 indirizzi mail: Uno collegato a Facebook, uno a questo blog, uno ad un altro blog, un altro ancora a G mail, e poi ho perso il conto. 
  • La messaggeria diretta Fb, collegata a Libero, che pertanto, non guardo mai. 
  • Gli arcaici esse emme esse, e ora si capisce perché Vodafone etc etc ... fanno a gara a chi ne regala di più. Stanno andando in disuso. 
  • Il recentissimo ed evoluto whatsapp ... che è il motivo per cui gli esse emme esse vanno in declino. 
  • Il noiosissimo Skype. Ogni volta che perdo la password, o rinnovano il sistema, devo creare un nuovo account, e non posso trovarmi, rispondere, rispondermi, stile: Chi sono e perché sono lì??? 
  • Il telefono di casa ... oh! C'è anche lui! 
  • La penna ... just in case... 
  • I Blog ... tipo 5, ma forse più, per raccontare a tutti quanto mi piacciono certe cose, e sempre più mi chiedo, se poi a "tutti" glie ne fotta niente di quel che tanto mi piace, ma siamo qua, non facciamo del male a nessuno, e che cazzo! (che sta per "Volgarizzo" ovvero "sdrammatizzo") 
  • I Tweet ... che sono un modo diverso per dire le stesse cose, ma con molta sintesi. 

Ora, in tutto ciò, spero che mi venga qualcosa di molto ingombrante e sostanzioso da dire, o davvero mi prenderà una crisi da carta bianca, e dovrò constatare la frustrazione di avere tanti mezzi per non avere poi tanto da dire! 
E comunque... non importa quanto io possa apparire "Seria". Rido di tutto, ma con serietà. Che strazio i serini seriosi.  

mercoledì 5 marzo 2014

Rapporto Confidenziale (storia della rana e dello scorpione) .m4v

La rana e lo scorpione... 
Per capire fino a dove si può spingere un "carattere".

Ed ora vi racconterò la storia dello scorpione. 
Uno scorpione voleva attraversare un fiume e chiese ad una rana di portarlo. 
-No disse la rana, no grazie, se ti portassi sul dorso tu potresti pungermi e la puntura dello scorpione è mortale. 
-Ma, disse lo scorpione, dov'è la logica? -gli scorpioni cercano sempre di essere logici- se io ti pungessi, tu moriresti ed io affogherei. 
La rana si convinse e lasciò che lo scorpione le salisse sul dorso, ma proprio nel bel mezzo del fiume sentì un dolore terribile, e si rese conto immediatamente che lo scorpione l'aveva punta. 
- E la logica? gridò la rana cominciando a discendere  verso il fondo insieme allo scorpione. Non è logico quello che hai fatto!   
- Lo so, disse lo scorpione, ma non posso farci nulla, è il mio carattere! 
"Beviamo al carattere" 



venerdì 6 dicembre 2013

Closer... ed è subito ormone.

La musica, mi pare ovvio: "The blower's daughter"  Damien Rice. 

L'ora è molto tarda, o forse il contrario. Tornare a dormire non vedo manco l'ipotesi, allora che si fa? Penso a "Closer", fra tutte le cose possibili. E' che si parlava di Julia Roberts in una pagina dedicata al cinema, e come sempre c'è chi la detesta e chi la adora. A me rimane mediamente indifferente.
Non mi spiego perché un sorriso basti a fare una carriera, ma non sarà solo quello, almeno... anche le gambe sono da premio Oscar. Dopo tutto il gusto si riduce spesso ad una questione di sensi, e parlare di sensi implica discorsi che vanno a finire su... "Closer". Perché?
Dunque... Natalie Portman, la bambina di "Léon" , un concentrato di sensualità in un minuscolo spazio vitale (Pare sia bassa. Si deduce che Dio, in qualche modo, esista per davvero). 
Poi c'è Julia Roberts, che è quel che è. La grande novità è che in questo film non ride. Non le è permesso. Al massimo ci prova, ma non è la solita lei... e le giova molto mi sembra. Una "prova d'attrice" fra le più riuscite.
Poi abbiamo Jude Law, ho detto Jude Law... insomma, c'è sto Jude Law... scrittore, un mestiere che sembrerebbe presupporre una superiore capacità di scannerizzare il mondo che uno ha attorno, ma lui non vede oltre il suo naso, non vede che le sue proiezioni. In sintesi, non capisce niente di quel che vive, e nel film finisce con l'essere "the biggest looser". Non perde peso, ma tutto il resto si. 
Poi abbiamo Clive Owen, un marcantonio di maschio dai tratti fortemente latini, che quando cammina rilascia testosterone mandando in confusione chiunque gli stia attorno, Dio (non) voglia! Perché non ho studiato per fare l'attrice? Voglio dire... il sorriso lo avevo pur'io, il resto non era da buttare, e vuoi mettere lavorare con Clive Owen e Jude Law? Lavorare? Vabé... ho un'altra idea di si(s)fatta parola.

Il setting, tornando a noi, è una meravigliosa e grigia London, quella che piace tanto agli studenti emancipati e non che, come i mussulmani alla Mecca, prima o poi un giro ce lo vanno a fare, scoprendo dispiaciuti che a Bergamo, per dirne una, ci sono meno italiani, ma è bellissimo lo stesso. In un posto dove nessuno sa parlare davvero inglese, perché i nativi si nascondono come gli apaches, into the wild, e tutti gli altri sono lì con un massimo di 50 parole in tasca, preferibilmente mal pronunciate, è chiaro che l'autostima ne trae qualche giovamento. 
Londra è un gran bel posto, dite quel che vi pare, e anche questo film è davvero bello. Semplice e un po' banale. E' la fine del romanticismo, è la vita reale, moderna, è la menzogna dell'abito sociale, è il web che ti porta verso lo sconosciuto, e lo sconosciuto che ti prende per il culo, laddove poi, tu prendi per il culo lui. Una catena che non finisce più, anzi si. Finisce in mano al più forte, laddove "Forte" sta per "Strategico".  Non vissero mai più felici e contenti. Vissero e gli sembrò il massimo che si potesse fare. 

Colonna sonora che mi si impalla spesso nella mente, perché la associo a Jude Law (si è capito il messaggio subliminare?) che cammina per Londra... The Blower's daughter (spero di averlo scritto bene... my english is dying day by day, forse perché parlo sempre troppo senigalliese, god bless me! Ma poi si dice "God" o "Good"? Due OO = Cose, una O = Dio. Mi sa... 
... I Can't take my mind off you . And so it is, just yuo said it would be. Life goes easy on me, most of the time...  La tipica canzone melensa inglese, ma che importa... Jude cammina lungo le strade della città e io mi impallo sull' eterno progredire, restando fermi sul tapis roulant, come Jude Law, ma senza la fortuna di dover "lavorare" con lui o con quel manzo di Clive. 

L'apostrofo è sin troppo ormonale, ma l'ora è quella che è, Jude Law è quello che è, e Clive Owen...pure! Io? ma Basta parlare di me! Mi scuso invece coi cinefili, con gli anglofoni e con chiunque prenda le cose sul serio. A volte mi diverto a dissacrare.

Ps: Ho scritto che è tarda notte, perché quando l'ho scritto, cioè il 31 agosto, alle 5:54 ...era tarda notte, praticamente mattino. Ho deciso di postarlo anche qua, perché penso ancora cosi. Al massimo ripeterei più spesso Clive... ma i gusti si sa, sono incostanti per natura. 

venerdì 15 novembre 2013

L'impressione giusta al momento giusto, e fu subito...storia!



Si parla del più e del meno, più o meno, così, fra le mille cose, mi si dice che il passato non è di quelle entità che alla lunga ci stira le gambe, e un po' me ne dispiace. 

Mi si dice che se uno "viene con te" la prima volta che ci esci, poi che vuoi pretendere? Davvero? Vale anche a 40 anni?! Sgomento. Già a 20 mi sembrava una logica molto argomentabile. Voglio dire... lo sfregamento, per paradossale che sembri, non è la cosa più logorante che possa capitare. 

E' che bisogna aspettare almeno il terzo appuntamento per dare l’impressione giusta al momento giusto:
-Seria, interessata ma non morbosa. E si… il sesso esiste, ma chi se ne cura? L'uomo è cacciatore e la donna, una vergine strappata alla santità dall'obbligo coniugale, e vale anche nel secolo in cui l'obbligo non c'è più e le donne guardano porno quasi più degli uomini stando alle statistiche, ma diamo la colpa alla sociologia! 

Certo, dopo tre incontri,ovviamente uno capisce meglio con chi ha a che fare, ma è altrettanto vero che dopo una vita, ancora non si è capito con chi uno  abbia a che fare (Vai alla voce “Chi l’avrebbe mai detto” ed infinite declinazioni) dunque si tratta solo di assecondare uno schema: istintivo o schematico, e la scelta, mi sento di dire,  viene direttamente dal lontano DNA, parcheggiato ovunque e “Nulle part” nel corpo di chi lo campa a 'sto bastardo.

Mi si dice che la spontaneità  sia la più bella virtù del mondo. In teoria, è un sentimento molto, molto incoraggiato, poi in pratica, mi si dimostra a parole, opere o  missioni (Per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa)  che per vivere bisogna essere giocatori di scacchi e d’azzardo e mai, e sottolineo MAI  troppo spontanei, concetto che inevitabilmente va a cozzare con la sincerità. Penso quindi sono, e quel che sono in questo secondo, siccome sei tu e non un altro, te lo voglio dire, ti faccio questo regalo. 
Ma no, no! Errore!!  Non lo vuoi sapere e non te lo devo dire! 

-Vediamoci, ma non è tempo per una relazione. “in questo periodo” è un casino, dice lui e si guarda bene dal precisare in che decade è iniziato sto casino, né se mai passerà. 
-Io mi affeziono come i cani. Dovrei scappare. dice lei. (...) 
La domanda logica ora potrebbe essere… uno che "cogita" a fare se poi fa sempre il contrario di quello che l’istinto gli urla nel chiuso di una zona ristrettissima del cervello?!!  
Queste le coordinate di partenza e, svaniti di fumi, ognuno dei due tornerà a questo punto, alla prima volta che si sono detti il nome dei confini che mai si sarebbero attraversati, le sole due cose che dovevano fortemente "ascoltarsi" a vicenda. 
Perché non l’hanno fatto?  
Prima di entrare in un altro, ci si sente molto forti, padroni di sé, e poi la curiosità di scoprire se c’è almeno un grammo di verità nella bocca di chi parla con tanto e fastidioso ardore di orgasmi da spavento  dovuti alla semplice alchimia del caso! E se fosse lui il portatore sano di cotanta speme, uno lo lascia andare via solo perché ha detto quella cosa là? Poi “gli umori” si intrecciano,  il corpo si scivola addosso, gli odori, i sapori, il tatto, il respiro, il calore, le mani, tutto il resto, e soprattutto… addio lucidità, addio ragione...quale che sia la resa "orgasmica" dell' introvabile mister G! 
Try again, you'll be lucky enough...maybe.

Dall' #affetto all'affezione... basta un niente e diventa 
un'infezione,
 motivo di (quasi sempre) inutile
#afflizione. #io

-Dove ho sbagliato? Dove ho sbagliato? Dove ho sbagliato?
Non è una preghiera orientale, ma il rosario che si sgrana quando è chiaro, in un qualunque “giorno dopo” che di là è calato un sipario e uno più uno non fa più due, ma uno più uno. E’ ovvio come il sole che la colpa può essere sempre e solo di chi ci sta più male, non perché sia vero, ma perché è così che chi ci sta più male se la vive. Non è altrettanto ovvio il motivo per cui uno che era partito tanto prudente, poi ci stia male. Non è chiaro nemmeno se ci sta realmente male. Forse è un alibi come tanti, per coltivare il romantico mito della decadenza. Certo è, che uno ci sta come un cane. Il respiro non sale, e se sale si affatica. La voglia del tutto scema, e il caso vuole che “Scema” sia il complimento che più sovente ci si tiri davanti allo specchio. Poi comincia la conta di quelli per cui tutto ciò è già accaduto… ben più dei canonici tre che fanno di una donna, una santa donna. E vaffanculo pure alla santa donna.
-Dove ho sbagliato?  E da lì, un lungo ed ininterrotto flashback, come al cinema, ma in pratica è sempre meno bello che sul grande schermo, dove sembra che stare di merda sia davvero una favola, con quel capello che ti casca sulla fronte, un po’ sfatto, ma comunque seducente, e quella faccia decomposta, eppure bella. In pratica non è così, forse perché manca una regia decente, non so.
… Il primo incontro. Il primo sms e i trecento a seguire, la cena, il pranzo, le infinite colazioni, i film visti insieme, quella volta in cui forse c’era da capire… e quell’altra in cui, porca troia!!! Uno poteva uscirne vincente, perché tutto era predisposto in quel senso. Ma poi, il vizio di rimandare a domani… ed ecco che è troppo tardi. La porta si chiude, ma dall’altra parte, e fuori certi giorni fa veramente freddo.
-Dove ho sbagliato?
La verità  è che “se stessi” spopola sulle bocche del mondo perché se  è vero che "qualche volta è importante vedersi più belli" è ugualmente vero che nessuno, assolutamente nessuno desidera incontrarsi col vero “se stesso” dell’altro. Anche il più sregolato fra gli artisti, sta seguendo un suo schema, che è uno “sregolamento ragionato”, si deduce che questo tipo umano, andrà in cerca di sregolate come lui, che si mettono la sua stessa posa sregolata, e insieme faranno  sempre finta che tutto li tocchi e niente li tocchi, perché guai a dire chi sei, come sei, in cosa stai inciampando proprio ora.
-Vietato avere paura. E’ sbagliato! Non ...averne, ma farlo notare.

E poi ci sono quelli del mondo dei giusti. Loro si che sono sempre giusti. Conoscono i tempi, i moduli da compilare, le frasi da dire, le procedure sociali. Che invidia! Loro vivono come se davvero fosse la cosa più semplice del mondo. Siccome tutti ci fanno, ci faccio pur’io. Ma  tutti chi sono? E che fanno esattamente? Quanto mi interessa vivere così? E’ questo il punto, a limite.

Fare sesso dopo un’ora o fra tre anni, non inciderà in alcun modo nel rapporto fra due individui che solo prima di conoscersi possono illudersi che avranno qualcosa di lungo e prolungato da dirsi, e non è cinismo ma qualcosa che ha detto Stendhal nel milleottocento e qualcosa e che mi sento di condividere. L’hanno detto in tanti in verità, ma lui viveva nel fiorire del romanticismo che ancora oggi ci sfiata, quindi lode al coraggio del pensiero sregolato.

 L’assenza di sesso enfatizza la fratellanza, la presenza di sesso enfatizza il piacere, pertanto, sarei per non demonizzare niente. Spero solo di perdere oggi stesso l’istinto all’attrazione. Sono stanca che non si racconta. Sfinita. Esausta. Impossibilitata ad accettare che con una mano mi devo aprire, e con l’altra mi devo armare e con entrambe devo abbracciare quel che non conosco. Posso fidarmi oppure no. 
Una persona posso volerla, oppure no. Posso stimarla, ed è necessario affinché sia una cosa vera, e se per mille motivi, la mia fiducia dovesse venire meno proverò a capire, perché non sono dio e non voglio il suo strapotere. Io sbaglio, tu sbagli, egli sbaglia, e tutti noi sbagliamo, dunque non voglio fare il giudice, non  voglio mettere in croce nessuno, ma voglio capire o divento matta. Il problema è che gli schemi non si rompono mai, il passato non muore mai, e se uno mostra il lato fragile, lo specchio si rompe sempre dalla parte di chi guarda, e io sono stanca. 
Questa sono io. L'idea è di "andamento". 

PS: Quello che scrivo in casi come questo (ovvero sempre) deriva dall'intreccio di riflessioni fra cose sentire, parlate, provate, ma non per forza insieme, non per forza ieri.


Per la cronaca, sto ascoltando: "Everybody's gotta learn sometime". The Korgis

sabato 31 agosto 2013

I postumi di una fiera.

http://profumodimare.forumfree.it/?t=50289481

Non si tratta certo di uno stato d'animo; "Fiera" sta per sconfinato mercato in cui tutti provano a vendere tutto, sebbene, tutto si risolve in quintali di ... mutande e calzini, piadine e crèpes alla nutella, qualche trovata per pulire i vetri senza usare le mani e stirare senza ...fare una piega? Materassi che ad ogni sonno ci guadagni vent'anni, così ti ritrovi come Benjamin Button, bambino a settant'anni. E naturalmente, attrezzi ginnici, bomboloni giganti, foulard coloratissimi, bistecche argentine che, secondo indiscrezioni, non sono esattamente argentine, il solito arcaico e splendido zucchero filato, macchine a metano-gasolio-benzina-pedali, piscine, giardini finti e veri... e così via. 

Dalle mie parti, la fiera ha una valenza temporale; Significa che tempo qualche giorno, l'estate, cioè quell'orgia di colori, abiti striminziti, mare, sabbia, gelati, turisti, caos e tutto il resto, entreranno in pausa fino all'anno che verrà. 
E' una strana malattia l'estate. Tocca subirla in ogni salsa, fra sindrome paranoica tipo "Speriamo che non ci brucerà", passando per la sindrome paranoica tipo: "Se l'ho tanto odiata, perché ora che se ne va, sto comunque come una pila scarica?". E' che, semplicemente, l'estate non è per tutti. I caratteri saturnini come me, così ci chiamavano un tempo, preferiscono il clima indefinito e quel che comporta. Detto questo, mi piace vagare nella folla, contemplare la gente che si azzuffa per la mutanda, come se le vendessero solo in questi tre giorni dell'anno. Fa ridere e non si è ben capito il motivo di questa fissa, ma è innegabile che ci sia. 

La brutta notizia, se c'è, si scopre a giochi finiti, come i postumi di una sbornia:
1_La mutanda costava un euro, ma era monouso. 
2_I vetri che si lavano da soli, in sostanza non esistono. 
3_I pavimenti... come sopra. 
4_Le pentole anti aderenti... a volte sono aderenti. 
5_Le guaine contenitrici di ciccia e brucia grassi le hanno posizionate vicino allo stand per le Crèpes! Chiediti perché, e ricorda che niente brucia... senza la fiamma!!
6_La piadina di Urbino merita tutto lo sperco di denaro degli altri punti. 

Ci rivediamo il prossimo anno! E più o meno sarà la stessa solfa. 

sabato 16 giugno 2012

L'amico è...?

"Qualcosa che più ce n'è meglio è" cantava DariO BaldamBemBO il visionario, in una canzone che, a sua insaputa, anticipava di qualche decennio la trovata miliardaria di Mark Zuckemberg, il tizio con la faccia lievemente da beota (allego foto testimonianza) che, nevertheless, ha ideato la macchina da soldi a tutti nota come: Facebook. Ovvero Fb, o Face, o Faccia libro o come vi pare. In questo social, succedono tante di quelle cose, che è difficile riassumerle in due righe.

Diciamo solo che passando per la tastiera, farsi nuovi amici è davvero facile. Sebbene, pensandoci un attimo, perderli è persino più semplice! Ma non bisogna disperare perché è come avere un serbatoio umano sempre aperto, basta cliccare su una nuova foto e la festa, se uno vuole, ricomincia dal principio, fra un brindisi per ritrovate affinità e il disappunto per prossime, inevitabili e  definitive incomprensioni.
Mark Zuckemberg.
Tornando all'amicizia A.F. (Avanti Facebook... per il post cristianesimo che vive in alcuni di noi, è un'utile unità di misura) Ci sarebbe pure la versione romantico-utopica di Riccardo Cocciante, secondo il quale, se serve "Un amico prende anche le botte, e poi te le ridà". Come no!! 


Esistono sul "mercato" abusi linguistici che finiscono con lo stravolgere del tutto il senso originario di una parola. Parlo evidentemente di Maria de Filippi e dei suoi "Amici". Il titolo è solo un ripiego. La trasmissione nasceva infatti come: "Saranno famosi" ma i produttori del noto e datato serial americano "Fame" hanno reclamato i diritti d'autore, ragion per cui, la nostra si è affrettata a cambiare titolo. Ne aveva in mente uno perfetto, ma per evitare che s'inferocisse pure Ridley Scott ha dovuto rinunciare -non senza dispiacere- a: "Il gladiatore -Vivere o morire" Si perché in quella trasmissione bisogna essere leoni o pecore. Il più debole è massacrato e il più forte massacra con la voce e piange con gli occhi, e lo fa per ogni motivo possibile! Se perde, se vince, se è felice, se è triste, se insulta e/o se è insultato. Piange pure il più debole in verità ma per lo meno, forse quello ha un motivo. No, non ce l'ha, ma fa audience, oltre che sfogo personale, nutrimento del Narciso che vive in tutti noi e danni collaterali di varia natura!!
C'è posta per me?
Non l'avevo considerato!
Ho altri esempi in testa, ma sarebbe noioso elencarli tutti, così arrivo al dunque. Un anno fa una persona mi ha chiesto via mail : 
"Ma quest'amicizia, alla fine... che cos'è? ". 

Era quasi indispettita a dire il vero. Non pensavo parlasse di noi. Pensavo che la domanda fosse da intendersi in generale. Ci ho riflettuto molto prima di rispondere. Volevo evitare l'effetto Bacio Perugina, ovvero: "Sono banale e cario i denti."
La risposta alla fine, anche in memoria delle mie non proprio riuscitissime esperienze umane è stata"La volontà".
Ai miei occhi l'amicizia è il prodotto alterato dell'immortale romanticismo, quindi è facile che il cervello si faccia idee sbagliate in proposito. Procedendo come farebbe uno scultore... Che cosa l'amicizia non è?
Non è una vocazione
Non è un colpo di fulmine
Non è obbligo di frequenza
Quindi? 
Partendo da punti di vista non troppo dissimili, ci s'intreccia agli interessi di quell'altro, tenendo a mente i propri limiti (e quelli dell'altro) - per evitare la delusione romantica alla fine del capitolo.
Le parole esatte non le ricordo, e non andrò a rileggere tutto l'incartamento per ritrovarle, anche perché, alla fine la pregiatissima amicizia in questione è andata a farsi fottere. Mentirei se dicessi che non ci sono rimasta malissimamente. In ogni caso, la conclusione è che aveva ragione a porsi la domanda. 
"Ma quest'amicizia, alla fine... che cos'è?"

Le persone con cui ti senti del tutto a casa tua, due o tre nel corso della vita, a volte se ne vanno e non ti spiegano il motivo. Questo basta a farmi capire che è giusto che se ne siano andate e che non ha senso esserne dispiaciuti. Alcuni ritornano. Rarissimo che funzioni ancora, che ci sia ancora voglia di perdere tempo a raccontarsi storie su di loro.


Dicembre 2010.
Pieno inverno, ma non si direbbe.

Pensando la cosa più in generale, noto che  c'è una differenza considerevole fra chi si conosce da una vita e da una vita si frequenta, e chi invece s' incontra strada facendo. Ai primi si tende a perdonare più cose. Di solito vince l'abitudine del guardarsi in faccia, del parlarsi sempre di tutto, gossip altrui incluso. Coi secondi si è molto più inclementi. Basta davvero un niente per avviare le pratiche del "Vaffanculo", e ogni volta è un piccolo dolore, perché ci si mette in discussione, ci si sente un po' stupidi per il tempo che si è perso dietro la vana causa. 

Forse come De André penso che sia comunque meglio essersi lasciati che non essersi mai incontrati. Lo penso perché la gente m'insegna qualcosa  in più sui meccanismi che muovono il mondo e sulle mie utopie che non accennano a morire col passare degli anni. 
Non sempre mi piace quello che scopro, di loro e anche di me. Giuda continuo a trovarlo un personaggio fra i più spiacevoli,  ma non posso smettere di scoprire solo perché non mi piace l'eventuale finale.