mercoledì 3 novembre 2010

"The tiger" by William Blake

Tiger! tiger! Burning bright
In the forests of the night,
What immortal hand or eye
Could frame thy fearful symmetry?

...In what distant deeps or skies
Burnt the fire of thine eyes?
On what wings dare he aspire?
What the hand dare seize the fire?

And what shoulder and what art
Could twist the sinews of thy heart?
And when thy heart began to beat,
What dread hand and what dread feet?

What the hammer? what the chain?
In what furnace was thy brain?
What the anvil? What dread grasp
Dare its deadly terrors clasp?

When the stars threw down their spears,
And water'd heaven with their tears,
Did He smile His work to see?
Did He who made the lamb make thee?

Tiger! Tiger! Burning bright
In the forests of the night,
What immortal hand or eye
Dare frame thy fearful symmetry?

                                                                              William Blake
 
Tigre! Tigre! Ardente e luminosa,
nella foresta della notte,
Quale mano o occhio immortale
potè forgiare alla tua spaventosa simmetria?

... In quali distanti profondità o cieli
bruciò il fuoco dei tuoi occhi?
Su quali ali osa egli librarsi?
Quale mano osa afferrare il fuoco?


E quale spalla, e quale braccio
riuscì a torcere le fibre del tuo cuore?
E, quando il tuo cuore iniziò a battere,
quale spaventosa mano, e quale spaventoso piede?


Quale martello? E quali catene?
In quale fornace fu la tua mente?
Quale incudine? Quale terribile presa
osa afferrare il suo mortale terrore?


Quando le stelle lanciavano a terra le loro lance
e inondarono il cielo con le loro lacrime
egli sorrise nel vedere il suo lavoro?
Fu colui che creò l'agnello a inventare anche te?


Tigre! Tigre! Ardente e Luminosa,
nella foresta della notte,
Quale immortale mano o occhio
potè forgiare alla tua spaventosa simmetria?



William Blake

William Blake [1757-1827]
Come accade spesso nella storia della letteratura, la notorietà per un autore arriva a posteriori, così è stato per William Blake che quando muore è quasi ignorato negli ambienti pittorici, e poco noto per la sua poesia, che rompe con gli schemi classici del settecento, creando opere  meno didattiche, didascaliche e impostate rispetto ai tempi. L'immaginazione, ovvero la più esaltata fra le virtù romantiche, in lui ha un ruolo non sottovalutabile. Questa la sua idea in proposito:
La caduta dell'uomo non è imputabile alla mela (Eva e relativa disobbedienza) ma al fatto che la ragione si è imposta sull'immaginazione, confinando l'uomo dentro ai suoi sensi, e ponendolo in lotta contro i suoi simili per avidità e potere, per questo egli si ritrova a vivere in un mondo che è solo un'ombra debole del  mondo reale ed eterno dell'immaginazione. Cos'è dunque l'immaginazione? E' la capacità di vedere più profondamente dentro la vita delle cose, e questa capacità è tipica del bambino, (innocente, al netto delle esperienze che lo renderanno "dotto" e dunque prudente.) ma anche del poeta, cioè di un uomo capace di vivere, ovvero di preservare la sua originaria innocenza.
Il poeta, Blake (come Hugo in Francia), lo vede come un profeta che deve svegliare la sua generazione e ricondurla al mondo dell'immaginazione. (ricordiamo che, storicamente parlando, siamo ancora vicini alla "age of reason", cioè l'era dei classici, cioè al tempo in cui l'arte nasce da "ricettari" creativi).
Sceglie di ispirarsi alla bibbia e non ai classici (e al loro principio dell'imitazione). Il suo intento è di scrivere una bibbia moderna, che si basi più sulla forma che sul tema. Da ciò deriva l' inevitabile unione di mito privato e mito bibblico. 
Alcune delle sue celebri affermazioni:
"la natura del mio lavoro è visionaria o immaginativa". "...Se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe per quello che è, infinita" [se sentite echi di Jim Morrison e relativo film "The Doors" ...è perfettamente logico!]  Dice anche "ciò che può essere esplicito ad un idiota, non merita la mia attenzione". Infine "tutto ciò che so è nella bibbia". Questo ci  basta per sapere che la sua arte è piena di simboli, volutamente complessa, ricca di metafore. La bibbia è per definizione, il luogo in cui significato e significante si colorano di ambiguità.
"Songs of innocence" e "Songs of experience", sono due raccolte poetiche del 1789/1794 e riassumono la sua essenza umana ed artistica. In questi libri unici, associa la scrittura all'immagine per realizzare qualcosa di profondamente nuovo e visionario.
Il linguaggio è semplice eppure la simbologia è complessa. I poemi sono brevi (20/25 per ognuna delle due raccolte) e sono uniti da una comune ispirazione, oltre che da interconnessioni strutturali volute da Blake.

L'innocenza e l'esperienza sono i due confini "naturali" dell'uomo, i due stati contrapposti dell'essere. Se l'innocenza è la condizione ideale dell'uomo, essa è tipica del bambino e del poeta, come ho già detto. L'esperienza è la fase che segue, cioè la crescita. Il prezzo da pagare è che, accanto alla felicità (che è tipica dell'innocenza) si conosce la sofferenza. Di fatto non si può scegliere, perché senza contrari la vita si ferma.
Secondo molti critici, le due poesie che meglio raccontano questo dualismo irrisolvibile sono:
The lamb (la pecora) [ Songs of innocence] e
The tiger (la tigre)      [Songs of experience]
I due poemi rispondono alla domanda "Who made thee?" (chi ti ha creato?) Il poeta trova stupefacente che colui che ha creato l'agnello, simbolo del bene, dell'innocenza e della purezza, abbia creato anche la tigre che è il suo contrario, simbolo del male, dell'aggressività, eppure così affascinante.
Di fatto, le "virtù" della pecora, l'uomo le ricava dalla ragione, che "costringe" l'istinto. La pecora, a ben vedere, è simbolo di passività (e la metafora bibblica lo ricorda più e più volte, a partire dal sacrificato "Agnello di Dio").
La tigre invece, oltre a incutere timore, incarna il simbolo dell'energia umana nuova, che riemerge nonostante le repressioni morali e sociali. L'istinto, dunque la propensione ad agire, è più forte nella tigre che nella pecora. 
Pecora e Tigre, come bene e male, innocenza ed esperienza,  finiscono con il rappresentare un dualismo irriducibile dell'essere umano, e questa idea ricorda le fondamenta su cui poggia "I fiori del male" di Baudelaire, del 1857, solo qualche anno dopo di Blake (e ovviamente, in Francia anziché Inghilterra.)  

(il resto della solfa... me la risparmio per non abusare della pazienza altrui!)

Nessun commento:

Posta un commento