lunedì 14 marzo 2011

Le forme della VIOLENZA. Il vuoto del silenzio, la vita delle parole.


Foto scattata in prossimità del Foro Annonario. Senigallia.

 E’ in corso nelle Marche, una campagna di sensibilizzazione avente a tema la violenza sulle donne, dal titolo “Le forme della VIOLENZA, il vuoto del silenzio, la vita delle parole".
Si tratta di un progetto avviatosi in Ancona, l'8 marzo, e che si concluderà il 25 novembre a Urbino (a fine post scriverò tutte le date per chi fosse interessato a partecipare)
Si parla di “forme”, perché si è scelto per la manifestazione un impianto scenografico di grandissima suggestione emotiva, pur nella sua semplicità.
Il 12 marzo, Piazza Manni a Senigallia si è riempita di  100 figure che richiamavano per altezza (reale) e per forma (sagome umane) delle donne che, a seconda del colore del cartone: arancione: [la vita delle parole], o viola [Il vuoto del silenzio], sono sopravvissute oppure no agli abusi subiti. Cento simboliche presenze di identità violate... simboliche ma fisicamente rappresentate.
Una folla di pensieri e dolore da attraversare a piedi, o in bicicletta, leggendo su ognuno di questi cartoni, riassunto in qualche riga, il destino delle persone che essi rappresentano. Nessuno dei passanti, per attento o distratto che sia, sembra indifferente. Osservando i loro volti si scorge una specie di curiosità, di smarrimento, forse per via di frasi tipo "All'improvviso un giorno, dopo anni di convivenza....". Anch' io me lo sono chiesta: Qual'è questo giorno fatidico in cui un tuo conoscente si mostra davvero per quel che è? Forse egli stesso non si conosce ancora a fondo, forse sarà per entrambi una brutta sorpresa, ma quel che conta è saper reagire, e questo potrebbe spiegare lo sgomento del passante, me inclusa. Saper reagire non è cosa da tutti, ed è molto più facile se non si è emotivamente coinvolti. "L'affetto" è stato spesso l'anello di congiunzione fra queste donne e la morte. Ma affetto di che? Verso chi? Penso al titolo del libro di Concita De Gregorio "Malamore", che racconta le distorsioni di questa parola così inflazionata e spesso, completamente vuota oltre che potenzialmente autolesionista.
"Sono la vittima e il carnefice" scriveva Baudelaire in una poesia che voleva sottolineare la coesistenza irrisolvibile di bene e male in ognuno di noi, eppure esiste una capacità di autocontrollo. Quand'è che questa viene meno? Cosa muove una mano ad uccidere una persona "Amata"? Non riesco a capirlo. Non l'ho mai vissuta questa tentazione, neppure nei momenti di maggior rancore verso qualcuno. Fortuna, mi dico.
Mi chiedo anche, cosa spinga una donna a rimanere per anni incastrata nel giogo della sottomissione, dell'umiliazione, nel dolore fisico, quando basterebbe scappare via. La risposta sta nei meccanismi che generano la paura, e ricordo di averne capito parecchio leggendo: "Se questo è un uomo" di Primo Levi. Certo, il tema è diverso...ma poi quanto diverso? Nei campi di concentramento c'era gente debole e senza diritti in balia di altra gente, forte e in divisa, che si arrogava il diritto di mettere fine alle vite che avevano iniziato ad ammazzare già dal principio, togliendo loro i vestiti in cambio di divise a righe, tagliando loro i capelli, costringendoli a mostrarsi nudi di fronte a tutti gli altri, trattanodoli come bestie per giorni e giorni, finché lo sguardo perdeva la sua fierezza e si abbassava per evitare la morte, o anche solo per rimandarla di un giorno. Ovviamente è un paragone azzardato, eppure... Succedono cose atroci all'interno di certe pareti domestiche, e la paura è un sentimento paralizzante che si appiccica addoso a chi un giorno si sveglia e scopre che l' uomo che gli dorme vicino, in un momento di fredda lucidità si è ricordato che tanti secoli fa è stato una bestia, e che una bestia vuole tornare.
A casa non si è in guerra, in teoria si è "in amore", in armonia quanto meno, e allora lo sgomento, la sorpresa, il senso di tradimento, immagino che siano ampliati oltre ogni possibile comprensione per chi questo inferno non lo vive di persona. Immagino che la mente vada in confusione e che riemergano memorie "storiche" circa i comportamenti remissivi delle nostre antenate, e parlo di realtà durate secoli e secoli, per altro ancora raccomandate da certe religioni che, per diverse che siano, bisogna riconoscerlo, su un punto sono tutte allineate, cioè sulla necessaria sottomissione/inferiorità della donna. Giorni fa nella trasmissione di Daria Bignardi "Le invasioni barbariche" una tizia di cui ho rimosso il nome per radicale indisposizione nei suoi confronti, è andata a presentare un libro in cui dice che la donna deve tornare ad accettare il suo ruolo di "sottomissione" che significa semplicemente, stare sotto, cioè...alla base! Mamma mia...se ci penso mi riprende l'orticaria!
Camminando in mezzo a queste sagome ho pensato di avere avuto fortuna. C'è stato forse nella mia vita un episodio che avrebbe potuto portarmi a tali estremi, c'è stato qualche "lampo" d'avvertimento che ho saputo cogliere per poi andare via appena un secondo prima il punto di un possibile non ritorno...e ancora oggi mi sembra che comunque sti lampi siano arrivati troppo tardi, che il prezzo c'è e si paga a vita se si ha buona memoria, memoria "visiva".


A monte di ogni relazione c'è ...uno specchio.
Succede di cercare nell'altro qualcosa che dietro la maschera del tanto inflazionato "amore", altro non è che lo specchio dell' auto-stima che si possiede, e l'autostima, in gran parte, deriva da quello che sei stato da piccolo, da come ti hanno insegnato a vederti allo specchio, da quel che ti hanno insegnato ad aspettarti da te stesso e dagli altri. Un fatto molto complesso dunque, e credo che incontrare qualcuno, incontrarlo per davvero, dipenda da due fattori: Il caso, e la fortuna. Occorre un'elevata percentuale di fortuna negli incontri, ma anche una buona dose di buon senso, una mente limpida e non inquinata da idee vecchie eppure sempre attuali che, dalla religione al marketing, si ostinano a stritolare la femminilità, pretendendo che sia sempre "altro" da sé.
La violenza più dolorosa è evidentemente di natura fisica, ma anche quella psicologica ha un suo peso specifico e specifiche conseguenze, senza contare che, quasi sempre, quest'ultima precede la prima.
L'esito più evidente, quando vieni preso a schiaffi o malmenato, è che la tua dignità "lentamente muore", come quella famosa poesia dai toni a mio avviso un po' troppo aulici e staccati dal pratico della vita. Perdere dignità è il peggio che possa capitare a chiunque, perché é come la costituzione. Un'insieme di valori su cui si fonda tutto l'essere.
Questa idea originale e incisiva promossa dalla regione Marche, mi ha fatto pensare alla pittrice Georgia O’Keeffe che dipingeva fiori enormi perché voleva in qualche modo costringere l’occhio distratto a portare attenzione su un particolare della natura che l'umanità si ostina ad ignorare. Allo stesso modo, queste sagome hanno materializzato, sebbene simbolicamente, qualcosa che da una parte ci tarpina giorno e notte via TG e quant’altro in forma di cronaca nera (e relativo show), e dall’altra però, ci da sempre l'illusione che siano cose che accadono solo agli altri, lontano da noi, e non è quasi mai così.
Anni fa in collegio a Urbino, ho visto un ragazzo che ha preso a sberle la sua ragazza con una violenza spaventosa. Era vicino la mensa, un punto di passaggio, e nessuno ha detto nulla. Lei era seduta in un angolo, spaventatissima, lui arrogante, come una bestia, non temeva nessuno, anzi...si sentiva forte, e io mi sono odiata per non aver fatto niente.
L’argomento insomma, non mi è indifferente.

Non sapevo della manifestazione, l’ho scoperta per caso, e attraversando questa piazza piena di spettri colorati, ho chiesto informazioni sul senso del tutto, così mi sono trovata coinvolta in un progetto di lettura di testi “a tema”.  Quando una signora mi ha detto di “tagliare” delle parti qualora il pezzo da me scelto fosse troppo lungo, ho scoperto che l’associazione maratona/lettura, non mi piace molto. Credo che il senso delle parole non sia quello di correre, ma di "arrivare", e in un racconto di 3 pagine, tutto è funzionale alla mèta, dunque o si legge, o si tace, e tagliare solo per leggere qualche trama in più, mi sembra un po’ stupido.
Avevo davanti tre cartelle piene di scritti fra cui scegliere, dai Promessi sposi, passando per Dante e la sua Divina commedia, o per la osannata Dacia Maraini, fino alle testimonianze di processi e fatti di cronaca, o la storia di Franca Rame (che qualcuno ha letto).
Io ho scelto (non so bene chi ha scelto chi) un racconto di Concita De Gregorio, dal titolo “Dalia”, estratto dal suo libro Malamore, e ho preteso di non tagliare nemmeno una virgola, o non l’avrei letto affatto. Il testo mi ha catturato il cervello dalle prime righe. Sin dal titolo direi, che per ironiche vie traverse e opposte alla violenza, mi ha ricordato qualcuno a cui voglio molto bene.
Questo racconto narra di una ragazzina di dodici anni che viene costretta al mercato del sesso.
Non ci è detto il suo paese di provenienza, ma si può intuire “A voi che vivete nelle case di città sembrerà una baracca, lo so che le chiamate così le nostre case: Baracche”.
Non ci è detto il nome della madre della ragazza, intuiamo solo che si prostituisce e che a un certo punto, non torna più a casa.
Della nonna sappiamo che è lei il capofamiglia, sappiamo che è vecchia e che ha la pelle liscia e sana, e capiremo a fine racconto che errore sarebbe stato tagliare le due parole per motivi di sintesi. Questa famiglia è composta da sole donne: “Mio padre non lo so chi è, non c’è mai stato un uomo a casa nostra”. Ci sono dei fratelli, ma sono ancora piccoli, ed è quasi paradossale, visto il ruolo dell’altro sesso sulla vita di Dalia e su sua madre. Uno dei motivi per cui mi è piaciuto questo racconto è che l’autrice non cita nulla di esplicitamente sessuale. Nessun dettaglio “pratico”. Dice solo: "Non c'è niente da raccontare.Era uguale ogni giorno. Orribile" e riprende verso la fine non voglio parlare con nessuno di quello che è successo”. Eppure le sue parole raccontano molto di più di quei dettagliatissimi elenchi di pose e sevizie, che a volte confinano con un sadico voyerismo, mi sembra, e puntano alla "pietà", che è quello che il personaggio di questo racconto non vuole. Lei vuole solo che si ascolti la sua storia, perché potrebbe essere anche la nostra. Narra in modo esemplare, mi sembra, lo stato d'animo di un furto d'identità ai danni di una bambina tradita dalla nonna “...io avevo paura, ma la nonna è sempre la nonna... ed io ero la sua regina”e dai "grandi" che raccontano favole sui Re e le Regine, ma poi ti trattano come fossi carne da bancone, da comprare, vendere al chilo e poi macellare quando si ha fame.
Capito che la bellezza è per gli uomini fonte d' attrazione, Dalia approfitta di un “piccolo” incidente per imbruttirsi e smettere così di essere desiderabile. Funziona! Finalmente libera di morire o di tornarsene a casa.Chi ha letto qualche libro che parla di disturbi alimentari, o chi l'ha vissuto di persona, noterà straordinarie associazioni psicologiche fra questi meccanismi. Abbruttire, mortificare il corpo per smettere di essere desiderati. I bulimici spesso si tagliano, si feriscono (e il recente film “il cigno nero” lo mostra in più occasioni), magari per altri motivi, ma è pur sempre un meccanismo di autodistruzione che inizia per creare un muro invalicabile fra la propria presona e il resto del mondo, cioè l'altro sesso. Paradossalmente nel racconto, è l’autodistruzione la sola cosa che può salvare Dalia, che, come lei stessa ricorda, ha per nome, un sostantivo pensato per un fiore, un fiore “malaticcio” direbbe Baudelaire che di mestiere, in quanto poeta, trasformava il fango in oro, rendendo poesia quel che poesia non è.  Dalia a modo suo, è un'autentica forma di poesia. Pura nonostante tutto. La conosciamo a 12 anni e la salutiamo a 23, quando si sa vecchia e brutta.
Che succederà nella sua vita quando cercherà di essere come tutti gli altri? Questo non ce lo racconta nessuno. Sappiamo solo che “ora” il capo famiglia è un maschio, il fratello quattordicenne, e non sappiamo come deciderà di comportarsi con la sorella. Sappiamo anche che lei dovrà sopportare l’evidenza che il suo corpo, nonostante tutto, conoscerà  il desiderio prima o poi, ma difficilmente sarà soddisfatto, perché nel mondo del bello inteso come valore assoluto, una donna consumata come lei, sarà costretta a grandi solitudini o forse avrà fortuna. Non si può sapere. Ho visto in una trasmissione la donna che un tempo fu la bambina  immortalata mentre correva nuda e piangente durante l'esplosione di Hiroshima. Una specie di simbolo anche lei, di una violenza se vogliamo...più "democratica", che ha danneggiato e ucciso uomini, donne, bambini e vegetazione per cause politiche, dunque vane. Tutto il danneggiabile è stato danneggiato. Questa donna, nel suo piccolo, nonostante la pelle distrutta, le incredibili sofferenze, il numero impressionante di interventi chirurgici, nonostante tutto questo si è fatta una famiglia e sembra serena. Davvero, non si può mai dire, ma le premesse di questa storia, sono di natura molto diversa rispetto al "malamore" della storia di cui ho parlato.

Ma tornando al soggetto del blog, leggere in pubblico, prestare la  voce a una "qualsiasi" Concita De Gregorio, autrice di una storia così intensa, e trovarmi in un contesto praticamente surreale, fra spettatori di carne ed ossa e spettatori di carta viola e arancione, ha avuto su di me un effetto catartico. Ho ascoltato la mia voce uscire fuori dalle labbra e raccontare una storia, ben cosciente che non si trattava solo di “una storia”, ma della testimonianza di qualcosa che succede ogni giorno, in ogni angolo di mondo, anche nella nostra evoluta e civile Italia che a volte sembra occupata a tempo pieno in una crociata tutta a ritroso, verso la regressione, la bestializzazione. Un' Italia che ha imparato ad avvinghiarsi su alcune delle malcapitate vittime come fa la iena sul corpo ormai marcio, per il gusto del macabro, del sangue, del dettaglio ripugnante che un tempo faceva la gioia degli spettatori del Colosseo, o delle piazze in cui i francesi tagliavano teste a ritmi sostenuti.
La notizia terribile è che quest’anno, a differenza di come tanti telespettatori sono tentati di credere, non sono morte solo Yara e Sara, ma tantissime altre persone. E’ giusto parlarne, ma è un sacrilegio farne spettacolo, perché denota mancanza di umanità, mancanza di pietà e anche di rispetto verso tutti gli altri, che se ne sono andati nel silenzio più assoluto.
La Pietà che Dalia non desidera quando ci racconta la sua storia, in "casi televisivi" come quello di Sara e Yara, è invece, si rende necessaria, auspicabile.
La colpa credo sia dello spettatore. Sogno un mondo in cui alla terza puntata di “approfondimento” sul colore delle chiazze di sangue sulla maglietta della bambina, il paese intero spenga la televisione, invece di stare lì ad ascoltare montagne di aria fritta. Non sono i giornalisti o gli opinionisti che arrivano alla verità, non è il loro lavoro. Loro devono raccontare fatti di attualità del nostro paese e del mondo intero, e non solo cronaca nera.
La mia teoria (di certo non solo mia) è che si parli sempre di cronaca nera per fini come dire... manipolatori?  La gente alla lunga si abitua ad avere paura, dunque è più ben disposta a farsi comandare da un potere forte. Ma paura di chi? Dell'uomo nero? dello straniero? Ecco alcuni dati percentuali esposti in questa manifestazione e che voglio riportare anche nel blog, tanto per capirci...
La violenza sulle donne in Italia.
Violenza fisica:
6milioni 743 mila donne fra i 16 e i 70 anni hanno subito violenza fisica nel corso della vita.
5 milioni di queste hanno subito violenza sessuale.

Violenza psicologica.
7 milioni e 134 mila donne hanno subito o subiscono violenza psicologica.
46,7% isolamento o tentativo di isolamento
40,7% controllo
30,7% violenza economica
23,8% svalorizzazione
7,8% intimidazione

Stalking
Quattromilacentoventuno gli stalker denunciati, di cui 723 arrestati.

Le vittime sono per il 19,1% UOMINI e per l’80,1% DONNE.
2milioni 77 mila sono state le donne vittime di comportamenti persecutori.

Autori della violenza:
70% partner
17% conoscenti
6% estranei.

Stando a queste statistiche, che parlano solo di casi denunciati, pare che il peggiore dei nemici abiti nella nostra casa, dorma nel nostro letto o poco distante. Solo il 6% delle violenze proviene da estranei. Sia chiaro.... non sto dicendo che è meno grave, solo che a volte mi sembra che si strumentalizzino i fatti per fomentare l’intolleranza verso il prossimo, e non credo ce ne sia bisogno... giacché esso cresce a dismisura anche senza sollecitazioni.

Riporto alla lettera un tabellone esposto durante la manifestazione:
NON E’ VERO CHE...
Non è vero che il fenomeno della violenza familiare sia limitato, invece è un fenomeno molto esteso, anche se ancora sommerso e quindi sottostimato.

Non è vero che riguardi le fasce sociali più disagiate, con reddito e livello d’istruzione basso, invece è un fenomeno trasversale che non conosce differenza di età, ricchezza e livello culturale.

Non è vero che la violenza riguardi soprattutto comunità straniere, invece è persente in ogni cultura, non solo fra gli immigrati e le minoranze.

Non è vero che sia causato da momentanee perdite di controllo, invece, nella maggior parte dei casi è un episodio di violenza premeditato.

Non è vero che “le vittime avranno fatto qualcosa per meritarselo”, invece il ricorso alla violenza verso il proprio partner non può essere giustificato da alcun tipo di comportamento.

Non è vero che alle donne che subiscono violenza piace essere picchiate, altrimenti se ne andrebbero di casa, invece è difficile per le donne interrompere la situazione di violenza per paura, dipendenza economica, isolamento, riprovazione sociale.

Non è vero che gli uomini violenti siano alcolisti, tossicodipendenti, o individui con problemi psichiatrici, invece è solo un modo per allontanare il problema, confinandolo in casi particolari che riguardano gli altri, un modo per trovare agli abusi una giustificazione che non hanno.

Non è vero che la violenza sessuale sia per la maggior parte dei casi compiuta da estranei, invece è più spesso compiuta da familiari e conoscenti.

Non è vero che “i panni sporchi si lavano in casa”, invece è fondamentale che le violenze vengano alla luce e che le donne cerchino aiuti esterni.
E fra questi aiuti esterni ci sono varie soluzioni, fra cui case di accoglienza.

Questi i punti di riferimento per chi avesse bisogno di aiuto o informazioni più dettagliate:

In Ancona:
http://www.lagemma.org/.
E mail: casarifugio@lagemma.org
Tel: 071/ 2075383
Cell: 335/ 7681975

Ma anche:
Associazione delle donne e Giustizia – Via Cialdini n 24/A
Da lun a ven ore 09:00/12:00
Pomeriggio: solo mar-merc ore 17:00- 19:00
Ven: servizio telefonico.
N° verde 80032810
Tel 071/205376

E mail: donne.giustizia@libero.it

A Pesaro:
Parla con noi - Via Diaz n° 10 (merc. Ore 8:30-12:30) (Giovedi. Ore 16:00-18:00)
Tel: 0721-639014

www.eurogiovani.provincia.it
E mail: parlaconnoi@provincia.ps.it
http://www.laprovinciadelledonne.it/.

A Macerata:
Centro SOS donna –Piazza Veneto 14 (S Giovanni) (merc-giov Ore 15:00-18:00)
Tel: 0733/1990133
E mail: sosdonna@provincia.mc.it

A Fermo:
Sant’Elpidio a mare. Piazza marconi 14

Lun-merc-giov- ven: 09:30-13
Pomeriggio: merc 14:30-17:30
N° verde: 800215809 (24 ore su 24)
E mail: percorsidonna@ontheroadonlus.it



Ad Ascoli Piceno:

Consultorio ASUR –Via Torino 4
Merc ore 16:30/ 18:30
N° verde: 800021314 (24 ore su 24)
Tel: 0736/358915 (orario sportello)
E mail: centroviolenza.ap@alice.it



S. Benedetto del Tronto
Distretto sanitario Asur 12-via Romagna 7
Lu-mar ore 10:00-12:00
Lun-mar-giov-ven- solo pomeriggio: ore 16:30/18:30
Sabato pom. Per appuntamento.
N° verde 800021314 (24 ore su 24)
E Mail centroantiviolenza.ap@alice.it



Altri link di riferimento:

http://www.regione.marche.it/
http://www.pariopportunità.regione.marche.it/
http://www.donne.marche.it/
http://www.pariopportunità.marche.it/

date:
8 marzo Ancona Piazza Roma
12 marzo Senigallia Piazza Manni
17 marzo Castel di Lama Piazza della libertà
20 marzo Fabbriano Piazza del comune
27 marzo Jesi Piazza della Repubblica.
31 marzo Fermo Piazza del Popolo.
2 Aprile S. Benedetto del Tronto Piazza Giorgini
8 aprile Fermignano Piazza Garibaldi
9 aprile Ascoli Piceno Piazza del Popolo
8 maggio San Severino Marche Piazza del Popolo
20 maggio Fano Piazza XX settembre
21 maggio Civitanova Marche Largo Melvin Jones
4 giugno Osimo Piazza Boccolino

1 ottobre Falconara Marittima Piazza Mazzini
8 ottobre Sant Elpidio a mare Piazza Matteotti
14 ottobre Recanati Piazza Giacomo Leopardi
16 ottobre Loreto Piazza della Madonna
12 novembre Macerata Piazza della libertà
19 novembre Pesaro Piazza del popolo
25 novembre Urbino Corso Garibaldi.



LINK CORRELATO: DALIA racconto di Concita de Gregorio. (Clikka qui!)

@_Luisa

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