sabato 5 marzo 2011

Buon compleanno Pasolini!

Solo l’amore, solo il conoscere
conta, non l’aver amato,
non l’aver conosciuto. Dà angoscia
Il vivere di un consumato amore.
L’anima non cresce più
...
Da: "Il pianto della scavatrice"

dal blog "pagine corsare" Dale Zaccaria legge "Il pianto della scavatrice" di Pasolini.

Il cinque marzo del 1922, nasceva a Bologna Pier Paolo Pasolini, e oggi, se non l’avessero brutalmente ammazzato, festeggerebbe il suo ottantanovesimo compleanno. Mi chiedo come sarebbe, se fosse ancora vivo. Me lo immagino pacato, gentile, con quella specie di stanchezza incisa nello sguardo denso e triste, eppure sarcastico e rumoroso, a dispetto degli anni. Certo, se Biagi s’è beccato un editto Bulgaro, c’è da chiedersi che sarebbe accaduto ad uno come lui, e comunque, in nessun modo poteva andargli peggio di com' è andata. Per un uomo di chiesa, la lenta agonia del corpo che si spegne fra mille torture è come guadagnarsi un posto in paradiso. Martire e poi santo. Per uno scomodo pensatore quale era Pasolini, il percorso è diverso. Non so se ha fedeli che pregano per lui (forse si), di certo ha lettori fedeli che pensano attraverso di lui.
Dario Bellezza, che fu suo amico, disse nel 1975 (l’anno in cui l’autore morì):
“ Pasolini ci dava identità con la sua presenza in questo mondo... non abbiamo più nessuno che sia moderno e contemporaneo come lui con cui confidarci. Siamo tutti un po’ orfani”.

Mi chiedo spesso che avrebbe da dire Pasolini su questo mondo al rovescio ed appiattito in cui viviamo, e pensando al modo atroce in cui è morto, e alle ragioni (politiche) per cui è stato torturato e ucciso, realizzo una volta di più che, per dirla con parole sue, vivamo in “Un paese di temporali e primule”. Non siamo caduti da nessun paradiso insomma, perché il male, la corruzione, sono tutt’altro che un fatto recente in Italia (e ovunque nel mondo). La differenza in questi casi la fà la controparte, cioè il livello di coscienza di chi subisce i soprusi, il coraggio delle sue reazioni, e noi italiani per tanti versi, somigliamo a una bella addormentata nel bosco che, distesa in questo lungo stivale a tre colori, se ne sta scomodamente adagiata ad aspettare il famoso principe che con un bacio sappia risvegliarla. Nell’attesa la bella si lascia cullare dalla televisione, dai sondaggi e dal “popolo sovrano”.
Pasolini inorridiva alla sola parola “Televisione” che considerava un mezzo fascista per eccellenza, visto che non può esserci parità fra una voce che parla a milioni di altre voci che non possono in alcun modo replicare (oggi si, col televoto... e tutta l’ironia annessa). Mi piacerebbe sapere se alla fine sarebbe sceso a patti con questo mezzo diabolico che ormai ci domina totalmente.
Mi chiedo anche come avrebbe reagito al web, alla “rete”, a Facebook... Lui che considerava l’amicizia un rapporto vincolante e sacro, dunque necessariamente limitato a pochi, quanto ci avrebbe preso in giro per l’illusione con cui premiamo un “click” su una foto con nome e cognome annessi (e spesso contraffatti) pensando che basti a renderci “amici” di estranei ? - era tanto per notare a che livello certe parole assumano significati diversi nel tempo-
E sulla scuola?
Che avrebbe detto sulla precarietà degli insegnanti, lui che li metteva alla berlina quando ancora avevano un lavoro sicuro? Quando ancora erano socialmente rispettati? Cito alla lettera un’estratto di “Scuola senza feticci” contentuo in “Un paese di temporali e primule”in cui dice: “ L’obbiettivo della nostra polemica non è il professore severo, ma li professore convenzionale...come suscitare nel ragazzo il gusto della critica e provocare la caduta degli idoli? Evidentemente immettendolo in un clima di scandalo e incertezza, in cui le cose “eterne” non siano quelle imparate a memoria, ma quelle che più somigliano alle vocazioni che sono in lui (per esempio quelle che gli si presentano mentre gioca): La passione a creare, la curiosità, l’impulso a impadronirsi.... è ciò che poi si trasforma nella così detta “virtù premio a se stessa”, ossia la passione autosufficiente. Del resto in tal modo resta delineato lo scopo dell’educazione, che è creazione di una cultura

...Che direbbe Pasolini? Me lo chiedo spesso e in senso lato.
La mia conoscenza dello scrittore e regista è avvenuta per una fortunata coincidenza. Era il programma trattato per un esame universitario con il Prof Gualtiero De Santi, appassionato dell' autore oltre che molto preparato su tutto quel che ha attinenza con la letteratura e il cinema. Uno che a Pasolini sarebbe di certo piaciuto.  Fu lui a procurarci un libro ormai introvabile credo: “Perché Pasolini” (4.800 lire!!) del 1978, è stato attraverso queste pagine che è avventuo il mio primo approccio con la sua storia.  Un libro coi fogli ingialliti, con la carta opaca, e un inconfondibile odore di stampa antica, che è molto diverso dall’odore dei libri attuali. Non credo sia più trovabile in giro, dunque lo custodisco con attenzione e affetto, perché mi ricorda tutto uno stato d’animo, che era quello della scoperta di un uomo importante e molto diverso da tutti quelli di cui avevo sentito parlare fino a quel momento. Un portatore sano di pensiero problematico, che non si vuole mai semplificato "La sua voglia di contraddire e contraddirsi era l'unica sua folle coerenza" dice ancora Bellezza, e nel farlo cita un estratto di "Le ceneri di Gramsci" che dice:
"Lo scandalo di contraddirmi, dell'essere
con te e contro di te;
con te nel cuore,
in luce, contro te nelle buie viscere;
..."
Concludo citando ancora Bellezza:
"Non lo so se Pasolini sia in Paradiso, come dice Elsa Morante; tutti saremo in Paradiso o nessuno ci sarà; forse con la sua atroce morte un biglietto per il paradiso se lo è conquistato, ma certo io vorrei che fosse davanti a me per dirgli con brutalità: "Sono incazzato con te, Piero Paolo!" ma poi mi rendo conto che è inutile dire "Non dovevi morire così"
Tanti auguri Pier Paolo.



La bacchetta,
La bacchetta papà,
siamo stanchi di diventare giovani seri,
o contenti per forza
o criminali, o nevrotici
vogliamo ridere, essere innocenti
aspettare qualcosa dalla vita
chiedere
ignorare
non vogliamo essere subito già così sicuri
non vogliamo essere già così senza sogni
sciopero, sciopero, sciopero compagni
non ci aduli signor maestro
non ci aduli
la smetta di trattarci come scemi
che bisogna sempre non offendere, non ferire
non toccare
non ci aduli signor maestro
siamo uomini
voi pensate ai nostri doveri
che ai nostri diritti ci penseremo noi
voi pensate ai nostri doveri

che ai nostri diritti ci penseremo noi ...

Postilla in versi alle "Lettere luterane" 1976.


Elio Germano legge "Giovinezza" di Pasolini.   [...cioè i versi che ho scritto qui sopra. Bellissimo!]
Ps: mi scuso se ci sono imprecisioni, non ho il testo sotto mano e ho trascritto le parole di Elio Germano.

"Frammenti"... un altro post su Pasolini qui sulle stanze.
Luisa

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