venerdì 27 giugno 2014

E' quello che dice, e come lo dice

Listening  "eye in the sky"  -The Alan Parsons Project 
Don't ask me
that's how it goes
cause part of me knows what you're thinkin'
I can read your mind! 


Cosa?
La frase... è quello che dice, e come lo dice. 
E' preferibile che sia comprensibile, poco barocca anche quando ad elaborarla è un sapiente "pittore"; che non sbocchi di digressioni o finirebbe col sembrare un'aggressione a mano armata ai danni della concentrazione. Se si potesse evitare l'orgasmo da "io mi capisco, tu arrangiati", sarebbe grande davvero, ma chi ragiona così ha la sindrome dell' azzeccagarbugli e quella, si sa, non passa mai di moda.  
Come?
Si scrive col Pc-laptop-portatile-notebook-Iphone/pad, o col telefono e il computer, per gli antichi come me, quindi tutto si risolve nella scelta del carattere. 

E' quasi archiviato il tempo delle penne, quando l'attenuante, o l'escamotage erano cose tipo la grafia incomprensibile, la punta della penna (a sfera o a cilindri) l'umore del momento etc etc etc. Non più la biro, dicevamo, e che prezzi ultimamente! Come se volessero farla pagare a quei due nostalgici che ancora si ostinano! Le poste, in sostanza, gli sportelli...e qualche studente.

La grafia è ormai ridotta a mera questione di "carattere", nel senso... Times new Roman per le occasioni formali, Garamond per risparmiare inchiostro e tutto il resto per chi ha tempo da perdere o voglia di sperimentare. La grandezza del carattere potrebbe suggerire il tasso di cecità o megalomania, non so... certo, laurearsi in grafologia il secolo scorso forse, e dico forse, non è stata una grande idea! Conosco gente che ci ha investito tempo e denari, e me ne dispiace. 

La frase è come dice quel che dice. 
Certo, la grammatica è importante, sicché verbi, congiunzioni, accenti, apostrofi e "cazzi vari" -volgarizzazioni volute o no-, andrebbero mediamente ponderati. 
Poi ci sono le "modernizzazioni", lo "slang" dicono gli inglesi, la lingua della strada, la routine, le abbreviazioni, la lista della spesa... e se un tempo ci si compiaceva di riuscire a dire in tre pagine, cose che ne domandavano una a stare larghi, oggi è proprio il contrario. Twitter, dico a te! 120 caratteri per racchiudere ogni pensiero in un minimo spazio vitale! Non è questa novità, vedi alla voce "massime". Esempio:
 "Le nostre virtù, non sono che vizi mascherati" 
La Rochefoucault.  

I più ansiosi di comunicare, in questi frangenti, subiscono il piacere delle abbreviazioni. Ecco il tipo di concetti che potrebbero venire fuori: 



Tutto.logare sulla nullo.logia? Su si può! ed è divertente l'asino che dice cornuto al bue mentre si fanno un video/selfie.

Il linguaggio è cambiato da quando avremmo detto: 

Si nota, nel consultare qualche video su "youtube", una tendenza marcata ad esprimere concetti banali ed affatto specifici che definirei, volendo coniare un paio di neologismi: "Tuttologare" o "Nullologia", termini che ben raccontano, mi sembra, l'impressione derivante dalla visione di alcuni pietosi tutorial online. Non che tutti siano di quel livello, ma alcuni hanno del pietoso, soprattutto quando occorre la pazienza di osservare e ascoltare un bue che dice cornuto all'asino, mentre si fa un autoscatto, che oggi chiamiamo "selfie", come se nella nostra lingua, non ci fossero abbastanza termini per definire il tutto! Che noia. 
Alla luce di cotanta solfa, benvenuto twitter, perché ci obblighi ad esercitare la pratica della sintesi, che c'è, esiste, ed è spesso attuabile! 
Su più ampia scala, non credo sia troppo diverso, e non credo sia troppo un dramma. 

L'organo: 
La lingua è un organo preposto a trasmetterci il senso del gusto, attraverso papille gustative. 
La lingua è un organo preposto alla produzione di suoni che ci permettono di dialogare, parlare e se uno se la sente, cantare. 
La lingua è un organo sessuale, per ovvi motivi. 
La lingua è il nome attribuito al linguaggio che da lì viene fuori, e cambia col cambiare della localizzazione geografica, ovvio? 
La lingua è di tipo istituzionale, quando parla "corretto" più che può, perché deve, ma è anche parlata e scritta, e qui risponde alle esigenze forse, meno "accurate", di tutti i giorni. 

Prima di essere una cornice, la lingua me la immagino una tela e chi parla, oltre a raccontare il suo timbro di voce, le sue emotività, più o meno nascoste, il suo carattere, più o meno ombroso, o il suo luminoso ego, ci racconta un insieme ... le cose che legge, che guarda in tele, che ridice, che vorrebbe dire, quello che assimila dai media (o se li ignora del tutto)  il suo lavoro... ogni cosa risponde ad un codice. 
Parlare con qualcuno significa sfogliare un libro stracolmo di informazioni, e più si è neutri, meno tutto ciò viene fuori, sicché non provo ostilità verso chi non è sempre impeccabile, e se devo scegliere fra contenitori di perfettibilità e contenitori e basta, scelgo i secondi. Solo i "vuoti" mi mandano in depressione. 

Conclusioni: 
Non mi offendo per un accento andato a male, perché le cose più offensive, se uno ci fa caso, sono scritte in lingua impeccabile, sotto forma di leggi usurpatrici, o articoli spietati, o anche sotto forma di volgari insulti, per non parlare delle offese arrecate agli occhi, quando qualcuno muore di fame ai margini di una strada e nessuno se ne frega. 
Non posso non ricordare che nei secoli la lingua si è evoluta per contaminazione, dunque, nel 2014 come nell'anno mille, seguirà le stesse direttive, ci piaccia oppure no! 

Non è un invito all'ignoranza, al contrario! in un tempo così sfibrato e nervoso, spero che almeno il linguaggio non diventi ennesimo campo di battaglia, ma invito all'esercizio dello stile.
-Naftalina addicted are not necessarily welcome-  

cito infine un sempreverde:
" I limiti del mio linguaggio, sono i limiti del mio mondo*" Wittgenstein 
*Scopro che vale  nei due sensi; cioè 
per i troppo "colti" così come per i troppo ignoranti. 


Nelle orecchie "Eye in te sky":  -link-

Non ho voglia di rileggere. Buona la prima?! 



3 commenti:

  1. non sono un nativo digitale ma il corso di dattilografia fatto alle superiori mi fa apprezzare la tastiera come mezzo veloce di scrittura. tuttavia, resto fedele alle frasi complete, senza abbreviazioni e con la punteggiatura al punto giusto. unica eccezione che mi concedo quando scrivo al pc è la lettera minuscola dopo il punto. è vero che la lingua si evolve e si modifica in rapporto al mutare della società ma almeno nella scrittura cerco di essere impeccabile, dato che, al contrario, faccio sempre una gran fatica a parlare

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    1. Io al contrario tendo ad usare le Maiuscole per evidenziare un concetto o una parola chiave. Il dramma è che a un certo punto diventa automatico, e si fatica a notarlo! :-)

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    2. Comunque... il post era per sottolineare che dall'altra sponda (i super precisi...) ci sono spesso lacune di contenuti, una specie di intransigenza che mi scazza in ogni dove. Mica sempre? Ovvio...ma quando la riconosco, mi pare fastidiosa. La cattedra, concetto... non amo.

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