mercoledì 12 ottobre 2016

Essere Nori.

Mostra di pittura a cura di:
Simona Zava
Presso  il Museo Nori De Nobili. Ripe -Trecastelli.

Da Venerdì 14 ottobre 2016 A domenica 8 gennaio 2017 
La mostra sarà visitabile:
Martedì e sabato mattina: delle ore 10:30 alle 12:30
Sabato e domenica pomeriggio: dalle 17:00 alle 19:30 
Io non ho paura, come il libro, come la musica, come certe sere d'inverno, quando il respiro si cristallizza nell'aria come se non sapesse lasciarsi andare. Era una sera di dicembre, due anni fa, quando per la prima volta ho "incrociato" Nori. Fuori il vento tagliava la pelle, faceva lacrimare gli occhi e mischiava i capelli ed i pensieri in testa, dentro però tutto sapeva di conforto. (Ne ho parlato qui) 


[Puoi ascoltare la musica del video, cliccando sulla grande freccia al centro]

Ricordo l'ingestibile tristezza che mi è salita in gola quando Laura Pettinelli, alla fine del percorso guidato, ci ha fornito informazioni su un piccolo dipinto molto diverso dagli altri.
Le lastre, carte da lettera affatto romantiche usate dai medici per comunicare falsi allarmi, fratture o strade che non prevedono ritorno; Nori sulla sua sentenza di morte, liscia e definitiva, ha dipinto la speranza di essere libera, passando per l'accettazione di ciò che non si può cambiare. Alla luce dell'ultimo dipinto, tutto quanto avevo visto fino a quel momento mi diceva: "Non ha avuto paura, e non dovresti neanche tu". 

Sono tornata altre volte a Ripe ed ho chiesto a Simona Zava dove fossero gli altri lavori di Nori. Mi ha spiegato alcune questioni burocratiche, e mi ha indicato una porta, che è dove gli altri non possono entrare. Mi è venuta una gran voglia di infilarmi in quella stanza inaccessibile ai più, dove la memoria se ne sta custodita al buio, per nessuno. Forse se avessi chiesto, avrei potuto vedere quei lavori, ma non era permesso, e così non l'ho fatto. In questi due anni pero, ho conservato una grande curiosità sulla porta  dietro la quale si nasconde un'altra Nori.


"...Il senso ultimo della condivisione... o l'isolamento, il ricorso a codici non condivisi, non compresi, non voluti, vietati da convenzioni solide come il cemento armato,  e poi le estreme misure di estremi confini. L'abbiamo chiamata "pazzia" perché era un modo come un altro per creare un confine, e situarci di qua da esso. Esiste tutta una letteratura su questo particolare argomento. Lettere propriamente dette, così come lettere scientifiche, psicanalitiche, pittoriche, cinematografiche, teatrali, infine, banalmente umane, quando la strana "malattia" si è accontentata di consumare il malcapitato senza renderlo "creativo". 
I pazzi finiscono in manicomio e a volte, col senno di poi -e degli altri questa volta- in qualche museo. I "normali" vanno al museo per contemplare i pazzi. Per strada non escludo che continuerebbero a scansarli, ma messi lì, in apposita cornice, al D'Orsay, o in ogni dove, vengono "nobilitati", acquistano infine, diritto di cittadinanza fra le nostre rigide regole e consuetudini. Da morti sembrano tutti più sopportabili, e dipinta, persino la follia può diventare affascinante, agli occhi di chi non la conosce se non per sentito dire".

Non so quanti di quei lavori saranno presenti alla mostra, e so che alcuni di essi sono stati esposti lo scorso anno a Milano, presso lo spazio Alda Merini. Ciò che conta, ai miei occhi, è l'idea che la reclusione di Nori abbia fine.

La mostra, come dicevo, sarà fruibile fino alla prima settimana del prossimo anno, e per chi ci andrà, sarà possibile ammirare le opere esposte in sede, quelle esposte a Milano lo scorso anno, e quelle che per la prima volta usciranno dal chiuso di una stanza. 

Eleonora De' Nobili. 
Pesaro 17 dicembre 1902.
Modena, 12 giugno 1968. 
66 anni. 
Artista.

La mostra aderisce alla giornata del contemporaneo, promossa dall'associazione AMACI, ovvero: Associazione dei Musei d'Arte Contemporanea Italiana,   
Ogni anno dal 2005, il secondo sabato del mese di ottobre, la AMACI  organizza in tutta Italia eventi, mostre, conferenze gratuite per tramite dei musei ed istituzioni aderenti. La mostra dedicata a Nori De Nobili, verrà inaugurata con un giorno di anticipo. 



Si parla di Nori anche in questi altri link: 

Nori De Nobili (7 dicembre 2014)
Pallida fronte sotto scura chioma
occhi incavati in espression febbrile
torbido sguardo contro il mondo vile
tragica donna, che non fu mai doma. 
-Quaderni-
Nori, donna tra le donne. (15 marzo 2015)
Il viaggiatore viaggia solo, e non lo fa per tornare contento,
lui viaggia perché di mestiere ha scelto il mestiere di vento. 
-Mercanti di liquore - Il viaggiatore.


Mirella Bentivoglio(27 maggio 2015)
L’arte non è mai una risposta, 
è una domanda.
A.B. Oliva

Arte a parte.  (1 dicembre 2016) 
In tempi duri dobbiamo avere sogni duri, sogni reali, 
quelli che, se ci daremo da fare, si avvereranno.
 Clarissa Pinkola Estés





sabato 24 settembre 2016

"Il gobbo di Notre-Dame"

"Quand vous ouvrez une ècole, 
vous fermez une prison" 
V. Hugo

Questa sera, 24 settembre 2016, a partire dalle ore 20:30, 
si terrà lo spettacolo: 
"Il gobbo di Notre-Dame" del Nirvana Club, 
presso il teatro La Fenice, a Senigallia. 

L'ingresso è a offerta libera, e il fine è quello di raccogliere fondi da destinare all'Orfanotrofio Mahanaimi, per la cura e la protezione di 18 bambini orfani e disabili nella poverissima periferia della capitale Freetown Sierra Leone Africa. 
Nb: non sapevo che parte del ricavato andrà anche ai bambini colpiti dal recente sisma, sicché lo aggiungo adesso! 
A capo di questa impresa, c'è la ONLUS I compagni di Jeneba, del grande Massimo Max Fanelli e della sua compagna di vita, Monica Olioso, che di recente ha assunto il ruolo di presidente dell'associazione.
Una delle tante versioni italiane...
Mondadori. 
Non posso dire molto sullo spettacolo perché non ho avuto modo di vederlo, ma so che deriva da una lunga tradizione di adattamenti e rivisitazioni di un noto capolavoro della letteratura francese. Si tratta di "Notre-Dame de Paris" di Victor Hugo, pubblicato nel 1831 a Parigi.
Questo libro viene ristampato ben otto volte fra il 1831 e il 1832, quando infine approda alla sua versione definitiva. A seguire, nel 1836, viene rappresentato a teatro, senza avere troppo successo. Negli anni tornerà sotto forma di muscial, di film (1956, per la regia di Jean Delannoy, fra le versioni più fedeli all'originale, anche perché conserva il finale tragico) e di cartone animato, come è stato per la Disney e lo stra noto Il gobbo di Notre Dame, che, come si intuisce già dal titolo, tende a spostare il soggetto dell'opera, dalla cattedrale al suo sfortunato abitante Quasimodo e, per necessità di copione, si sceglie di abbellire il finale con un necessario happy ending. 
Colonna di luglio. Parigi -1840-
Piazza della Bastiglia.
Con questa colonna, Luigi Filippo vuole ricordare la caduta dei Borbone
 e quindi della restaurazione, che permette l'avvento al potere grazie alla
monarchia di luglio. (Lo stabile a destra è: L'Opéra), e
 il museo dedicato a Victor Hugo, è molto vicino a questo luogo. 
Ogni testo ha il suo contesto... 
Durante il XIX secolo la Francia conosce tre rivoluzioni importanti: 
1_Quella del 1830 detta: "Le tre gloriose"  di cui si conserva una colonna a Parigi, nello stesso luogo in cui, nel secolo precedente, ovvero nel 1789, la presa della Bastiglia aveva generato la rivoluzione per antonomasia,  "La" rivoluzione francese. Non certo la sola, come dicevamo, ma fra le più importanti.  
2_Quella del 1848 Che mette fine alla monarchia di Luigi Filippo d'Orléans, riportando la Repubblica in Francia, che tempo tre anni, si convertirà di nuovo in Impero per via del colpo di stato di Napoleone III. 
3_Quella del 1870, che mette fine al secondo Impero (di Napoleone III) in nome della III Repubblica, di cui Hugo finisce col rappresentare lo spirito, almeno nell'immaginario collettivo, visto che trascorrerà tutto il tempo dell'Impero, esule a Guernsay, fra Francia ed Inghilterra [che gode di uno statuto speciale]
Victor Hugo negli anni 
Senza troppo tergiversare, negli anni che precedono la monarchia di luglio, un ragazzo di provincia, Victor Hugo, nato a Besançon nel 1802, figlio di un generale napoleonico e di una monarchica, è invaso da un'ambizione straordinaria che lo porta a voler essere uno Chateaubriand o nulla (autore e uomo politico di spicco a inizio ottocento), ma anche un Napoleone o un Cromwell delle lettere, e perché no? un Walter Scott di Francia. E' inutile precisare che finirà col diventare tutto ciò che desidera e anche di più, pagando un prezzo, come è nell'ordine delle cose.
Hugo Scriverà poesie, opere teatrali, romanzi, saggi critici, racconti di viaggiodipinge e si occupa di politica, riuscendo a raggiungere vette importanti in tutti i settori citati. 
Mettendosi contro Napoleone III, sarà costretto per decreto di espulsione, a vent'anni di esilio, guadagnandosi per altro una dedica importante nella poesia Il cigno di Charles Baudelaire, allora quasi disprezzato, e di lì a poco riscoperto dai giovani poeti per i suoi Fiori del male e la loro ingombrante eredità. 

Ispirato ed ispiratore, con la stoffa del leader ed uno sguardo dal respiro epico, Hugo occupa tutto un secolo, attraversandolo, e trovando sempre il mondo per mettersi in luce. "L'immenso vecchio", come lo definrà l'autore di Madame Bovary, Morirà nel 1885, e verrà sepolto al Pantheon, fra i grandi della patria, lasciando un patrimonio artistico piuttosto consistente e raro per importanza e qualità. 
E. Delacroix La liberté guidant le peuple. 1830
Quando nasce Notre-Dame... 
Nel 1830, l'autore è a capo di un gruppo di artisti che desidera mettere fine al classicismo nelle arti, e soprattutto a teatro, dove le "regole" di composizione soffocano ogni possibilità creativa. 
Nb: ricordiamo che in questo periodo Stendhal, outsider delle lettere francesi, dava alle stampe Il Rosso e il Nero, scegliendo di narrare episodi di cronaca locale in un romanzo, laddove la regola generale includeva grandi affreschi di storia, possibilmente datata. Passeranno altri 27 anni prima del successo di Mme Bovary, a sua volta figlia di un fatto di cronaca, ma con tutti i distinguo del caso.

Perché proprio il teatro? 
Nel settecento il teatro ha generato talenti quali Racine, Corneille, Molière, e rimane il genere più nobile a inizio XIX secolo. Da cui l'esigenza di Hugo di passare oltre,  imponendo proprio a teatro le esigenze creative del romanticismo e la sua libera ispirazione. 

L'Hernani (opera teatrale di Hugo) nel 1830, genera una vera battaglia fra classici e romantici per via del fatto che l'autore non rispetta le regole classiche, e lo fa di proposito. L'episodio rimane alla storia col nome di "Battaglia dell'Ernani":  Abito nero contro giubbe rosse... e fu subito romanticismo! 
Per una specie di ironia, il teatro romantico si spegnerà fra le mani di chi l'ha creato. Succederà nel 1843, con Les burgraves, autentico fiasco visto che il pubblico gli preferità "Lucrèce" di Ponsard, un'opera classica. "Pura reazione" sentenzierà l'amico-nemico Sainte-Beuve. 
Forse non a caso, l'autore non tornerà più a comporre opere da rappresentare sul palcoscenico, ed è altrettanto vero che ci saranno altri episodi di teatro romantico dopo questa data, ma non per mano di Hugo. 

Quanto al romanzo, la Francia sembra posseduta da Walter Scott, infatti quasi tutti gli scrittori della prima metà del secolo, sognano di diventare uno Scott di Francia.

Hugo ha già scritto diversi romanzi prima di Notre-Dame de Paris, anche se qui per la prima volta darà l'esatta misura del suo genio, in un romanzo ambientato nella delicata fase di passaggio fra il medioevo ed il rinascimento, a un passo dalla nascita di uno stato moderno, quindi gli scontri fra potere e borghesia servono a ridistribuire i poteri in una nuova Francia. Da questo gioco però sono esclusi gli ultimi, i vagabondi e gli zingari. In un certo senso, le tre gloriose sembrano fare eco all'attacco alla cattedrale! 
Una scena dello spettacolo del Nirvana in merito a Notre Dame.

Trama del romanzo. 
(Si svolge in un breve lasso di tempo, nel 1482

Il 6 gennaio 1482, giorno dell'epifania, si tiene a Parigi la Festa dei folli

In zona di  periferia si stanziano degli zingari (di origine franco-spagnola) e Clopin Trouillefou, ladro ed assassino di professione, è a capo del gruppo. Questo posto diventa: "La corte dei miracoli"  e gli spettacoli che gli zingari offrono alla popolazione, servono in realtà a coprire le loro malefatte visto che gli introiti maggiori del gruppo derivano da furti ed omicidi. La sola a prendere le distanze da questo stile di vita, è Esmeralda, bellissima zingara che danza in piazza con la sua capra Djali. 

Quasimodo è un ragazzo deforme, ed ha a sua volta origini gitane. Come Esmeralda è stato abbandonato dai genitori davanti a Notre-Dame, ed è stato raccolto dall'arcidiacono Claude Frollo. Disprezzato da tutti, è cresciuto appollaiato vicino ai gargouilles (i mostri di pietra della locandina), come fosse egli stesso uno di loro, dunque materia vivente della cattedrale, e  facendo il campanaro è diventato sordo per via del rumore a cui le sue orecchie sono state a lungo sottoposte, e quindi muto. 
Gli zingari eleggeranno Quasimodo "Papa dei folli" per via delle sue stranezze. 

Frollo, l'arcidiacono, pur odiando gli zingari e nonostante la sua carica ecclesiastica, ordina a Quasimodo di rapire Esmeralda, essendosi invaghito di lei e provando un desiderio morboso. 
Phoebus, capitano delle guardie, fa fallire questo intento, e la zingara si innamora di lui ma sposa il poeta di corte Pierre Gringoire, per salvarlo dalla condanna all'impiccagione stabilita da Clopin che così intende punire il poeta introdottosi furtivamente nel campo degli zingari. 
Quasimodo viene fustigato e messo alla gogna per il suo tentativo di rapire la zingara che, colta da pietà, gli porta dell'acqua, facendolo innamorare di lei. 
Phoebus a sua volta, decide di sedurre Esmeralda, ed approfittando della sua ingenuità, la invita in una locanda ambigua dove si nasconde Frollo, intenzionato a spiarli da un armadio, salvo poi essere invaso da gelosia e pugnalare alle spalle Phoebus prima che la donna gli cedesse. Esmeralda rimane sola con Phoebus, creduto morto e viene arrestata con l'accusa di omicidio e di stregoneria. 
Secondo la testimonianza della locandiera, erano entrate tre le persone riunitesi in quella camera, e non due, quindi la terza non poteva che essere il demonio in persona. 

Frollo assiste al  processo religioso di Esmeralda accusata di stregoneria e torturata al punto che, credendosi spacciata, e pensando che Phoebus fosse morto, confessa di aver ucciso il capitano con la complicità del demonio.
Frollo le confessa tutto infine, offrendole la libertà in cambio di favori sessuali che lei rifiuta sdegnata, finendo così sul patibolo.  
Di nuovo è rapita da Quasimodo che prova a salvarla nascondendola dentro Notre-Dame, il cui suolo è inviolabile per via del diritto d'asilo.
Gli zingari, guidati da 
Clopin, si riuniscono davanti alla cattedrale con l'intento di chiedere la grazia per Esmeralda. Quasimodo gli lancia piombo fuso addosso dall'alto della chiesa perché è convinto che vogliano farla uccidere.
A questo punto interviene il re, Luigi XI che ordina la morte della zingara, motivo di disturbo pubblico e considerata strega da tutti. L'esercito decima gli zingari, uccidendo anche il loro capo. Esmeralda è salvata da Frollo, travestitosi e non è riconoscibile. L'arcidiacono rinnova la sua proposta: Sesso in cambio di salvezza, e ancora lei rifiuta preferendo il patibolo al compromesso. Frollo la consegna ai militari. 

In prigione Esmeralda incontra una prostiuta, la sachette, che riconosce in Esmeralda sua figlia, rapita dagli zingari anni addietro. Ciò non servirà a salvarle la vita.
La ragazza verrà impiccata, e sua madre morirà nel tentativo di salvarla. 
Frollo morirà spinto nel vuoto dall'alto di una torre di Notre-Dame da Quasimodo che lo sente ridere per l'esecuzione di Esmeralda. 
Phoebus, ripresosi dalla pugnalata, sceglierà un matrimonio di convenienza. 
Gringoire, simbolo dell'arte formale e classica, continua a scrivere. Ma Hugo preferisce un'arte libera da vincoli creativi. 


Esmeralda verrà gettata nelle fosse comuni, e qualche anno dopo verrà rinvenuto vicino a lei il cadavere di un uomo con la spina dorsale deforme ma non spezzata alla nuca, come accade in caso di impiccagione. E' il corpo di Quasimodo, che in queste nozze mistiche e tragiche, si è lasciato morire accanto alla sua sposa.  


Il finale, come si può notare, è molto più triste della versione Disney, e come in un'opera romantica che si rispetti, qui si muore per amore! 


Esmeralda è contesa da tre uomini. (succede spesso nelle opere di Hugo) 
Frollo incarna la chiesa teocratica ma anche un desiderio malato e forte. E' come un Don Giovanni rimasto vergine. 
Phoebus è un libertino a cui l'autore concede un destino tragico: un matrimonio di convenienza. 
Quasimodo personaggio fra sublime e grottesco, incarna dedizione e passione. Vive fra le campane, ed e come pietra viva della cattedrale, rappresenta dunque una possibilità di rigenerazione della chiesa, anche se l'avvenire religioso dell'umanità appare incerto. 
Il suo essere "mostruoso" somiglia alle fattezze di un popolo bambino la cui forza è ancora male impiegata e la cui bruttezza è primitiva.  Quasi-modo... 


NB: 
Nel 1832, Hugo aggiunge un capitolo importante, dal titolo: Ceci tuerà cela laddove "ceci" è la stampa, e "cela" è la pietra, l'architettura. La stampa, ovvero: "L'invenzione di Gutemberg", risale al 1448, e cambierà per sempre il modo di narrare presente, passato e futuro dell'umanità. 

Notre-Dame è  un sole dormiente confuso con l'aurora, mentre il libro è la seconda torre di Babele del genere umano! (Nel 1836 nascerà la stampa moderna.). La cattedrale è il vero personaggio principale del testo. Il libro nasce da una fantasia dell'autore davanti alla chiesa. 
Grazie al romanzo, l'arte gotica, denigrata nel settecento dai classici, viene pienamente riabilitata, e Notre-Dame viene salvata da distruzione per abbandono!  

Parigi, centro nevralgico del romanzo e della vita di Hugo, che ne è ossessionato, come il suo coetaneo Balzac, che ambienterà la sua commedia umana quasi interamente a Parigi. 



La versione teatrale invece... sta sera, presso La Fenice, Senigallia. 

Aggiungi didascalia
Per un evento speciale... una partecipazione speciale ! 
Special guest di questa sera MR LizHard Sennin!!!!! (Giorgia D'emidio, via Facebook) 


Anche qui abbiamo parlato di questo spettacolo! 


Link you tube al film di Delannoy, in francese!  Essendo un link you tube, rimarrà finché qualcuno non lo cancellerà! 


mercoledì 7 settembre 2016

Dalia

Concita de Gregorio dal libro: "Malamore"
Repost da: (link) 6/4/2012 
Qui in versione ridotta
video

(Se potete, ascoltate il video con le cuffie, l'esito è più soddisfacente)
In caso di problemi col video, cliccate su questo link, ma poi tornate qua!
Concita de Gregorio
Nel video, leggo (Senza Dio, lo so!) "DALIA", un racconto estratto dal libro "Malamore" , libro di Concita de Gregorio (Ai tempi direttrice de "L'unità")

Mi scuso per l'audacia di pretendermi "Lettrice", in verità non mi pretendo niente. Volevo parlare del racconto, ma volevo anche che chi non lo ha mai letto lo conoscesse, così mi sono adoperata a creare il video. Sono cosciente di non essere propriamente all'altezza di questo tipo di cose, soprattutto perché l'ansia di sbagliare mi fa sbagliare, ragione per cui mi  ostino a continuare.
Ci sono imprecisioni, ma spero non vi creino troppi fastidi.

"Le forme della violenza"
2011 Sengiallia.
L'anno scorso, verso fine marzo, mi è capitato di leggere "Dalia" in pubblico . Avevo il cuore in mano per l'emozione, sentivo l'eco della mia voce sospesa fra la gola che la produceva e il microfono che la diffondeva. Avevo paura che l'emozione prendesse il sopravvento dopo l'ultima riga del racconto. Era già successo a casa, almeno un paio di volte, ma per fortuna, in pubblico mi sono controllata.
Credo di non aver alzato gli occhi dal foglio nemmeno un secondo. Ciononostante, leggendo, capivo quanto piacere mi procurasse l'esperienza che stavo vivendo. Forse anche per questo, ogni tanto mi torna la voglia di rifarlo.
Perché una persona che si paralizza alla sola parola "palco" ha accettato di leggere in pubblico quattro pagine di un racconto? Perché mi è stato chiesto. Perché quel giorno una parte della mia città era piena di sagome di donne, come potete vedere nelle foto, anche se la suggestione di esserci era molto più forte. 
  • Le sagome arancioni: Piene = Donne sopravvissute alla violenza.
  • Le sagome viola: Vuote = Donne morte di "malamore", direbbe la De Gregorio.  
Sagome ad altezza naturali. Qualche riga sul busto (Arancione) o di lato (Viola) per raccontare vite abusate: Nomi, cognomi, età, tipo di violenza subita, grado di parentela o amicizia e poco altro. L'esito lo si sapeva a priori, in base al colore. 
"Le forme della violenza" Maratona di lettura.
Marzo 2011 Senigallia.
L'aria era ferma quel giorno, e la gente  si aggirava attorno alle sagome vivendosi addosso una commistione di strane emozioni: Stordimento, rabbia verso tutto e niente allo stesso tempo. Padri, fratelli, fidanzati, amici... pochissimi gli "stranieri" responsabili, a differenza di come ci ripetono di continuo i media per alimentare la paura di chi è altro da noi e, paradossalmente, per rassicurarci, si perché è rassicurante sapere che i buoni sono quelli con cui si vive e i cattivi, sempre gli altri.

M'è parso logico rispondere: "...Certo che leggo anch'io".
Il progetto di maratona di lettura, si è protratto per tutto l'anno, ed ha raggiunto molte piazze della mia regione. Sarebbe bellissimo se accadesse in tutta Italia, ogni anno. Utile più che bello, perché utile è ciò che interroga le coscienze.

Perché fra tutte le letture possibili ho scelto questo racconto?
Ho la netta impressione che negli ultimi anni si sia sviluppato un nuovo tipo di pornografia mediatica: Consiste nell'accanirsi su un caso di cronaca e smembrarlo fino al minimo dettaglio.
Lo si spulcia per mesi e mesi, provocando morboso piacere al pubblico che, Auditel alla mano, sembra avido di sangue. Una specie di Colosseo per gente del duemila.
Esagero?
Chiara Gambirasi, Sara Scazzi, Meredith, La Franzoni e relativo figlio, Erica... e così via.
Alzi la mano chi non ha visto almeno una volta questi nomi comparire nei TG o in qualche trasmissione, con tanto di plastico+criminologo+moralizzatore.
Che c'entra con la domanda iniziale?
Mi è stato chiesto di scegliere un pezzo da leggere. Non proprio facilissimo, così su due piedi.
Davanti agli occhi avevo una cartella stracolma di storie narranti casi  di stupro e violenze raccontate in modo più o meno esplicito, in linea (ai miei occhi) con la moderna pornografia di cui sopra, e io non volevo soddisfare il palato che ama assaporare dettagli macabri e voyeristici. Volevo una storia che evocasse la violenza con forza, senza nominarla mai per nome. Volevo un'opera propriamente letteraria, che somigliasse quanto più possibile al mio pensiero sull'argomento.

Una ragazza ha scelto "I promessi sposi", ed essendo attrice di teatro, l'ha letto benissimo, peccato che a me quel libro ispiri noia solo a nominarlo. Lo sento lontano. Sono cambiati i valori, le esigenze, le tematiche. Insomma, senza nulla togliere a Manzoni, direi che è giunto il tempo di voltare pagina.
Ho scelto "Dalia" alla fine, preferendola a Dacia Maraini, a Franca Rame e a tanto altro. Forse è più corretto dire che Dalia ha scelto me, a partire dal nome, dalle prime righe, così solari e fresche.

Dalia è una bambina di dodici anni, venduta da sua nonna a dei mercanti di sesso per  800 miseri dollari. Si parla di un mare che la separa dalla sua terra, di una lingua che non capisce. E' presumibile che sia stata portata in Italia. Quanto al paese di provenienza... qualunque posto necessiti di una nave per raggiungere la penisola.
Questo racconto forse senza volere, racconta anche altre storie: A tradire la donna è ancora una volta la donna, come da tradizione. Succede anche per l'infibulazione. Un grande classico insomma. Nel racconto è la nonna che vende la nipote, quella che la chiamava "Regina", un mito tutto romantico-maschilista che non smette di mietere vittime. La ragazzina si sognava sposa di un re (Che conclude, anche a livello etimologico, la parola amo-re) e si trova in contatto con maiali da accoppiamento, che ridono, non parlano, tagliano carne di donna, e ridono ancora. Il resto la ragazza non vuole raccontarlo, e si può capire. Che senso avrebbe?
Dalia è la sola voce realmente femminile che compare nel racconto. La nonna pensa e parla come un uomo, dirige gli affari di famiglia. E' lei che comanda. Sua madre invece, vittima a sua volta, lascia che il rito della dissoluzione si compia anche sulla figlia. Si limita a piangere. Non vede alternativa.  Lei stessa morirà di un'orribile sorte.
Il tipo di scrittura usata è semplice. Alcune parole ritornano costanti durante il testo e, in generale, somigliano a quelle che pronuncerebbe una ragazzina straniera, poco colta ed abusata. Un linguaggio disincantato e poco articolato, sebbene, molto efficace perché arriva molto più di quanto avrebbe potuto fare qualora fosse stato troppo esplicito.
Il finale schiaccia l'anima a pedate, e lo fa in modo diretto, perentorio ma con semplicità.
 "Ho ventitré anni, sono vecchia... Le femmine vivono solo 12 anni".

Rileggendo il racconto dopo qualche tempo, vi ho trovato un elemento che mi ha ricordato un modo di fare piuttosto tipico per chi soffre  di disturbi alimentari, bulimia soprattutto (chiamata "Mia" da chi ne soffre, così come "Ana" sta per Anoressia. Somiglia alla personalizzazione della parte del proprio essere che mira all'autodistruzione).
E' molto frequente fra chi è affetto dalla malattia, l'istinto di martoriarsi la pelle. Braccia, viso...  Ci si punisce per colpe che quasi sempre sono altrui, ci s'imbruttisce per mettersi al riparo. Chi ha subito violenze sessuali spera che imbruttendosi non sarà più desiderabile, spera di diventare invisibile agli occhi del mondo. Succederà il contrario purtroppo. Le umiliazioni aumenteranno, perché la gente attacca ferocemente le situazioni che non è in grado di comprendere, rafforzando il senso di frustrazione di chi vive il disagio, e  creando così un circolo vizioso da cui sarà molto difficile uscire. 
  
Auto annientarsi così che non lo facciano altri. E' un modo per crearsi uno scudo, ma è anche e soprattutto, autolesionismo, e questo in culo a chi si ostina a ripetere che siamo donne evolute, in un epoca evoluta. Per moltissime fra noi,  non è così.
Nei paesi ricchi e mediamente civilizzati, esistono varie forme di schiavitù imperanti. Gli scettici possono comodamente sfogliare riviste come "Panorama", o "La Repubblica delle Donne" o "Chi". Possono guardare i TG. ( le giornaliste sono tutte giovani e belle. Sarà l'aria della facoltà!). Infine, possono dare un'occhio sul web, che è lo specchio più immediato di come va una parte di mondo. L'impressione è che le donne per prime si recepiscano come pezzi di carne sul bancone di una macelleria. Una mera questione di peso e forme. Troppe le aspiranti "Mannequines" detto alla francese. Che triste se uno ci pensa, intendo... avere ambizioni così ...magre? 
Il discorso è ancora lungo, quindi lo taglio qui. Magari ci tornerò più avanti.
Se non vi ho rotto troppo la pazienza, v'invito a leggere quest'altro post, in cui racconto i dati oggettivi, numerici della violenza sulle donne in Italia.
In questo invece, parlo di Isoke, prostituta nigeriana... un happy ending, ma solo in parte (se leggerete i commenti a fine post, capirete perché)











giovedì 1 settembre 2016

I AM/ WE ARE.

Behind the dreams, 6 ways ...
24 agosto - 7 settembre 2016 
Ex Chiesa S Leonardo, 
Via Cavour Fano.
Mostra collettiva di arti visive.
Da lun/sab ore 10:00-13:00 // 15:30-19:30

domenica: Su appuntamento tel 388 43 82 110 


Francesca De Rubeis
Susanna Doccioli
Alessandro Fornaci
Paolo Garau
Giovanni Piccini
Maria Semmer.

"I Am/We are" è una mostra collettiva ed itinerante che fra luglio e agosto del 2016 è stata presentata presso la galleria Bruggarten  di Rothenburg ob der Tauber per poi spostarsi in Italia, a Fano, presso l'Ex Chiesa San Leonardo, ad un passo dallo Studio Drago di Giovanni Piccini, che da anni si occupa di promuovere eventi in questo luogo  un tempo sacro, ed oggi... anche. 

Ho visitato la mostra il 25 agosto, un giorno dopo l'inaugurazione, ed ho portato a casa una quantità di suggestioni che meritano nota.
Ho rivisto con piacere il mio amico Giovanni, ho osservato ogni elemento contenuto nella mostra, dunque fotografie, incisioni, sculture, dipinti, e siccome era lì, ho conosciuto di persona Maria Semmer, che è, nel gruppo di questi sei artisti, la sola "straniera". Lei è tedesca, e per quanto ci si affanni ad erigere muri ed a temere rischi di contaminazioni fra il paese/casa nostra, e il paese/casa loro...chiunque siano essi e chiunque siamo noi, a me pare che ci sia sempre da uscire più relativi, con qualche domanda addosso, e potenzialmente più ricchi di umanità dall'incontro dell'altro, dei suoi costumi, del suo modo di esistere, che traspare anche dalla banalità di un atteggiamento, di un pensiero, dalla fluidità con cui si esprime in lingue diverse dalla propria, dal mondo che ha visitato, da come l'ha elaborato ed, in quanto artista, da come l'ha trasformato in opere d'arte. Tutto ciò merita attenzione, e merita di essere riflettuto, guardato, per questo mi piacerebbe se il lettore inciampato in questo blog, fosse colto da curiosità nei confronti della mostra e degli artisti che hanno coniugato le loro intelligenze e la loro professionalità per renderla possibile.

Il titolo della mostra Io sono/noi siamo, mi ha fatto pensare anche all'importanza di verbi che tendiamo ad usare in modo distratto, e che sono invece la nostra colonna portante. Non "chi sembro", "cosa possiedo", ma "chi sono". Una domanda? un'affermazione? il frutto di una fusione probabilmente, fra ciò che eravamo prima di nascere per tramite dei nostri genitori, e i nostri paesi, passando per ciò che siamo diventati incontrando gli altri, a volte sbattendoci contro. Mi piace pensare che si diventi individui "per sottrazione di materia" come per le sculture o per i sassi a contatto con l'acqua del mare e dei fiumi, dunque il contrario dell'accumulazione così caldamente incoraggiata nell'epoca dei consumi che tutti ci consumerà. 




Allego qui di seguito qualche riferimento per ognuno dei sei artisti della mostra in questione, tanto per avere un'idea. I Radiohead invece sono qui per riempire il silenzio con un daydreaming, che sembra sposare bene il concetto di "behind the dreams", il sottotitolo della mostra.

Francesca De Rubeis. 
L'artista nasce a Ortona a mare, in Abruzzo, nel 1978. Vive e lavora a Roma. 
Foto di Maria Semmer. 
Lavoro di Francesca De Rubeis, 
presso la chiesa S Leonardo.

“Il contorno non è un accessorio: è parte dell’opera. Ma fino a dove arriva il contorno, e quindi l’opera? Immagine, cornice, parete, galleria, via, quartiere, città. Stato, pure. E perfino continente. L’opera è quello che si dice e come lo si dice, ma anche quando, e certamente dove....  l’identità e la femminilità non sono di per sé valori, come non lo sono il colore o l’incolore, la ridondanza o la neutralità. Nessun’entità al mondo – che la si veda oppure no – detiene virtù intrinseche: il pregio di ogni cosa dipende da quello che ci si fa, e come; e quando e dove.
In questo sentire, riconoscersi è un capirsi al volo: dirsi molte cose non serve. Né è utile, a ben riflettere, raccontarne troppe al pubblico: egli stesso contorno – si sa – può e deve, di fronte all’opera, decidere se farne parte o rimanere suo ignavo accessorio.”
Carlo Gallerati da http://www.museomuspac.com/

http://www.francescaderubeis.it/
http://www.museomuspac.com/  
http://www.microgalleria.it/2009/
Francesca De Rubeis  (Link al profilo Facebook)


Susanna Doccioli. 
L'artista nasce a Roma nel 1983, dove vive e lavora come insegnante, grafica ed illustratrice.
"SOS, il mondo è di tutti"
Xilografia* di Susanna Doccioli.
L'opera è fra quelle esposte a Fano. 
http://www.susannadoccioli.it/
Susanna Doccioli  (Link al profilo Facebook) 

*La xilografia consiste nell'incidere immagini su tavolette di legno che fungeranno poi da matrici da cospargere di inchiostro ed usare "a timbro" per realizzare più esemplari dello stesso soggetto su carta o su stoffa, col torchio. Susanna frequenta i laboratori Bethanien a Berlino, e la Stamperia del Tevere (con Alessandro Fornaci) dal 2010. 

Alessandro Fornaci. 
L'artista nasce a Roma nel 1974, dove vive e lavora.
Foto di Maria Semmer.
Lavori di Alessandro Fornaci, presso la chiesa S Leonardo.

Le opere di Alessandro sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private, italiane ed estere, ed il suo nome è legato alla Stamperia del Tevere.


LABORATORIO SPERIMENTALE PER LA GRAFICA INCISA
"Il nostro scopo è quello di facilitare il contatto e sensibilizzare alla conoscenza della grafica incisa quale una delle espressioni culturali di lunga tradizione nella storia dell’arte del nostro paese, ma che racchiude nella sua forma e concezione un’originalità espressiva ed una singolare artigianalità che ha ancora molto da sperimentare e da scoprire." 
http://lnx.stamperiadeltevere.it/


Paolo Garau. 
L'artista, nato nel 1975, vive e lavora a Roma. 
Foto di Maria Semmer.
Sculture esposte a Fano, 

presso la chiesa S Leonardo.
"...l’arte di Paolo ...è composta (fra statue, opere pittoriche e grafiche) da frammenti, segmenti anatomici di un’umanità non meglio identificata, silenziosa, dormiente. Una morfologia, che può essere definita – forse impropriamente – classica, perpetua un biancore che richiama gli antichi marmi e la loro compostezza grave nelle espressioni dei volti; richiama le gallerie degli antichi uomini illustri, le raccolte archeologiche da cui lui stesso si dichiara particolarmente affascinato ma anche le gipsoteche, luoghi in cui la riproduzione delle statue antiche diventa strumento di mediazione e di studio, ai fini di una migliore comprensione dello spirito dell’antico".
Da: http://www.altritaliani.net/


Giovanni Piccini. 
L'artista nasce a Fano nel 1977, dove vive e lavora. 
Foto di Susanna Doccioli,
scattata in Germania. 
Studio Drago è il laboratorio d' arte che Giovanni gestisce a Fano. Qui tiene corsi di disegno, pittura e scultura, inoltre organizza mostre ed eventi presso la ex Chiesa S. Leonardo.

http://studiodrago.blogspot.it/
Studio Drago, pagina Facebook.


Giovanni è allergico alla tecnologia, che gli fa arrossire ulteriormente i capelli, così tende a delegare. La pagina Facebook è più aggiornata del blog, anche se qua e là non mancheranno occasioni per qualche aggiornamento.
La sua arte, vista da me è... rossa, enigmatica come lui, e racconta la costante di un tormento che non mi è dato di conoscere, ma che sento come un'ossessione per lui, che non manca di rivolgere uno sguardo all'alchimia, alle scienze inesatte del medioevo, al nemico storico di Gesu Cristo, a tutto ciò che è lontano da oggi, dal presente ipertecnologico e praticamente inconsistente. 

Maria Semmer 
L'artista nasce nel 1979 a Rothenburg ob der Tauber e vaga un po' ovunque, se ho ben capito. 
Foto di Maria Semmer. 

"A young woman is dreamily looking into the future. Or is she looking into the past? Maria Semmer’s photographs are connected by one common topic: The characters in the photographs all look - lost in thought - into a world that is unknown to the observer. With a hidden smile, they sit in deteriorated ruins or self-absorbedly stand in the middle of idyllic and untouched nature. The artist’s central motif is transcendence: the mystic moment between consciousness and sleeping, the submersion into an invisible world between observer and character. Each of her characters finds themselves on a dreamful journey." Da: www.mariasemmer.com


A grandi linee, il testo introduttivo del suo sito - qui riportato- parla di una giovane ragazza che guarda al futuro o al passato, non è chiaro. I personaggi ritratti da Maria Semmer sembrano immersi nei loro pensieri, in un mondo del tutto precluso all'osservatore. Malinconici, siedono fra rovine di edifici o nel mezzo della natura incontaminata, diventando essi stessi natura. All'artista interessa il momento che sta fra la veglia ed il sonno, fra razionalità ed incoscienza, quello in cui ci si cala in un mondo altro.
 

Aggiungo che spesso si tratta di autoritratti e di foto scattate alla fine di un attento processo di composizione, in cui ogni elemento è incastonato all'altro con attenzione, il tutto senza fare uso di filtri o di scorciatoie tecnologiche. 

Nella foto che segue: "The farewell" per esempio, Maria immortala il suo saluto ad un gatto che non avrebbe più visto, e per farlo sfrutta la simbologia secolare legata all'animale che più di altri si avvicina all'irrazionale, all'inquietudine, inoltre colora il muro con della fuliggine e vi incolla pezzi di carbone, così da creare un effetto malinconico che ben racconta lo stato d'animo. Infine, la sinuosità del gatto in movimento si intreccia alla lunghezza dei capelli di lei, quindi sembra che, letteralmente, l'animale stia lasciando il suo corpo, facendosi spazio fra i capelli, che sono quanto di più prossimo al cervello ci capiti di avere, e ciò mi suggerisce un distacco emotivo oltre che fisico. 


The farewell (l'addio) 2008. 
http://www.museomuspac.com/collezione/


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In ogni caso, ricorda che la mostra sarà aperta fino al sette settembre, cioè per altri sei giorni a partire da oggi!!

Preciso ancora una volta che il fine di blog come il mio, è di portare a conoscenza di eventi, personaggi e situazioni chiunque capiti da queste parti, raccontando sinceramente, e si spera, in modo non troppo banale, qualcosa che a parere di chi scrive, merita di essere diffuso.

lunedì 22 agosto 2016

"Il gobbo di Notre Dame"

Spettacolo realizzato dal Nirvana Club. 
Inizio prevendite: 12 settembre 2016 presso Nirvana Club, via Abbagnano 13 (di fronte al cinema UCI) a Senigallia, o tramite mail da indirizzare a: info@compagnidijeneba.org

Data dell'evento: 24 settembre 2016, ore 20:30 presso La Fenice, Senigallia AN. 



Per il secondo anno consecutivo, il Nirvana propone un interessante spettacolo di danza a sostegno di un progetto pensato e gestito dalla ONLUS "I compagni di Jeneba", di Max Fanelli e Monica Olioso. Quest'anno si tratta di occuparsi dell' Orfanotrofio Mahanaimi, per la cura e la protezione di 18 bambini orfani e disabili nella poverissima periferia della capitale Freetown Sierra Leone Africa. 

Appena possibile, intendo scrivere un altro post dedicato al soggetto dello spettacolo, per ora approfitto per rivolgere svariati pensieri a Max Fanelli. 
Sono passati due anni da quello storico incontro in pescheria a Senigallia, e li abbiamo sentiti tutti vista la mole impressionante di cose accadute attorno a noi. Max ci ha lasciati nel frattempo, ma è ancora con noi.
Non si può impedire al commercio di promuovere scarpe o quel che sia in ogni occasione alla maniera della "pornografia" più volgare, ma si può spegnerne la voce, cliccando sulla X a destra dello spot che compare in sovrimpressione. 





Altri post in cui, in questo blog, si è parlato di Max Fanelli: 

Alla pescheria del Foro Annonario...  
Grazie a questo evento ho incontrato Max dal vivo per la prima volta. Uno di quei giorni che non verranno dimenticati. 

Nasce l'hashtag #IoStoConMax e chi aderisce lo fa con piena cognizione di causa, oltre che con molto affetto. Non potevamo sapere quanto lontano Max si sarebbe spinto con la forza di una "voce" che già da qualche tempo non poteva usare, ma poteva ancora scrivere, e l'ha fatto. 

Imbracciata la guerra delle buone intenzioni, si partì armati di cartoline ed hashtag per sconfiggere certi nostri imbarazzi in merito al fine vita. Si arrivò molto lontano, ma non abbastanza, causa palude in zona politici. Per la cronaca: La guerra continua. 

Serve una condotta idrica affinché l'acqua arrivi dove ora non c'è. Servono cento miliardi di ... no, solo 3.400 euro... prontamente raccolti, inviati, e l'acqua è passata dove prima non c'era. 

Il sogno di Max ...
In questo post si parla di Cleopatra, lo spettacolo di danza del Nirvana Club.
"L'obbiettivo che si pone questo evento, ha a capo la ONLUS I compagni di Jeneba (creata da Max Fanelli). L'intento è infatti quello di raccogliere un totale di ottomila euro che serviranno a costruire due classi, la quarta e la quinta, in una scuola di Goderich," 
Ancora una volta, i sogni di Max diventano realtà, 
e sono sempre sogni altruistici, ci tengo a ricordarlo. 

Un occhio sul mondo. 
Qui è quando Max ci ha lasciati, quando ha smesso di soffrire, incastrato in un corpo che aveva più del supplizio che della vita. Certe persone vivono anche dopo morte, altre invece muoiono molti anni prima di chiudere gli occhi. Non si tratta di giudicare, ma di guardarsi attorno, dentro anche, e di constatare che il non fatto è sempre troppo di  più rispetto al fattibile.
E' stato un privilegio incrociare Max Fanelli, e ora che non c'è più, il nostro compito consiste nel tenere accese le sue intenzioni, che è ciò che ci ha lasciato alla maniera di un testamento etico e morale. Ora come allora #IoStoConMax, e con Monica naturalmente. 


Ribadisco il concetto:
Inizio prevendite12 settembre 2016 presso Nirvana Club, via Abbagnano 13 (di fronte al cinema UCI) a Senigallia, oppure tramite mail da indirizzare a: info@compagnidijeneba.org
Data dell'evento: 24 settembre 2016 dalle ore 20:30 


Qualche utile link di riferimento: 
www.compagnidijeneba.org   -Sito ufficiale della Onlus di riferimento. 
Pagina Facebook dei Compagni di Jeneba.   - Iscrivetevi così potrete rimanere aggiornati. 
http://www.nirvanasenigallia.it/ Link al sito del Nirvana Club