sabato 27 agosto 2011

Quali sono i confini di una certezza?



M.C. Escher "Relatività"
Pare che il dipinto abbia ispirato lo scenario labirintico della biblioteca nel film: "Il nome della Rosa"
Qualche anno dopo, se uno ci pensa... anche il castello del maghetto Harry Potter gli deve qualcosa.


Anni di “addestramento” dietro ai banchi di scuola, pretendono di portarci ad una visione che definirei: "omologata" dell’esistenza, riducendola ad un cumulo di nozioni (a volte inutili, ma è un modo come un altro per abituarsi a campare in un mondo che, se può, sceglie l'ovvio).
Disponiamo di verità inopinabili (così pare) come la matematica, la fisica… poi le scienze, in continua evoluzione e che comunque esistono solo in quanto dimostrabili.
Esiste anche, nel nostro sapere, una zona meno "recintata", che è quella delle arti: letteratura, pittura, cinema… che dicono delle cose, ma non si pretendono assolute (viceversa, alcuni saccenti ed insegnanti... si!) Una buona opera d’arte è quella che sa raccontare il suo tempo e qualcosa di universalmente vero negli individui di ogni tempo, così mi disse una insegnante di americano, il secolo scorso, e non credo avesse torto. Scuola a parte, esiste la vita sociale, l’educazione familiare, e la somme del tutto crea il nostro essere, e le nostre convinzioni, che spesso (se ne abbiamo!) siamo pronti a difendere con la spada, tanto ci crediamo.

M.C. Escher. "MONKEY MAN MIRROR"

Fenomeni come il “MIND TRICKS” però sono un invito al “relativismo” delle nostre percezioni su quel che ci circonda. Si tratta di un meccanismo attraverso il quale la mente anticipa il messaggio anche prima che l’occhio registri con precisione quello che in effetti c’è scritto sulla pagina. 
Come funziona? 
Si prende un testo composto da parole che, prese singolarmente, non hanno alcun significato, ma associate in un modo particolare riescono quasi miracolosamente, a trasmettere l'idea di una frase di senso compiuto,  in pratica del tutto assente! Non importa l’ordine delle lettere in una parola, ma solo che la prima lettera e l’ultima stiano al posto giusto.
Un esempio: 

Sceodno una rcircea dlel’Uvitrisenà di Cmbairgde non ipromta l'odirne dlele lrteete in una proala, l’uinca csoa che cnota è che la pimra e l’ultmia ltetrea saino al psoto gusito. Ttute le atlre lrteete dlela poalra psonoso esrsee itinvtere snzea carere prleombi alla letutra. Qstueuo acdace pcherè la mtene non Igege ongi Iteetra senigolnarmte ma la proala cmoe un ientro qudini il clrveelo è cnoouqme in gdrao di asblsemare le Iterete e iernttaprere la ploara crottrea.

L’esperimento è stato attribuito all’università di Cambridge, però i ricercatori dell’Ateneo britannico non ne hanno mai sentito parlare. Si tratta allora di una leggenda metropolitana che, ripetuta all' infinito sul web, si è tramutata in realtà. Ecco dunque con che facilità le nostre convinzioni fanno a pugni con la verità.
A ben vedere scambiare reale per virtuale non è una cosa di cui vergognarsi. Il trompe l’oeil (tecnica pittorica ben più datata del web) si poneva come obbiettivo (sin dalla nascita) di “ingannare l’occhio” con un gioco complesso di prospettive.
E se è vero che lo spettatore ideale è colui che si fa ingannare... nessuno è più bravo di noi!


Escher.
 @_Luisa.




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