Ho scoperto che io ed Ezio Bosso, abbiamo in comune l'anno di nascita. Il 1971.
Mi diverto spesso a darmi un tono elencando le infinite produzioni artistiche di quell'anno magico, poi però rovino tutto citando una massima di Pascal, che contrapponeva l'infinitamente grande ed il suo contrario. A me è toccata la parte "Piccola", ed il motivo è che a qualcuno doveva pur toccare quel noioso cono d'ombra. Se esistono le grandi città, devono esistere anche i paesi minuscoli, e per ogni mente geniale, ne servono tante ordinarie. Siamo sempre vissuti su questi estremi. Bisogna accettare il proprio posto nel mondo. Si soffre meno.
Ezio Bosso nasce il 13 settembre del 1971. Un mese dopo, John Lennon ci avrebbe regalato Imagine, una canzone che fatico a definire.
“Prima di tutto bisogna pensare a volare, poi si vola. Concepire l’idea è la prima mossa.” J. Lennon
La sua canzone aveva concepito la Pace, ed era successo con un pianoforte, una voce e due teste. Mentre questa grandiosa utopia si spandeva lungo le vie del mondo, in una culla di Torino dormiva e vegliava un neonato destinato a diventare un grande pianista, che allora non poteva saperlo, anche se qualche premessa forse c'era.
Sento dire di continuo che ognuno si afferma in base al suo valore, ai suoi meriti, ed è certamente vero. Mi chiedo però chi sarebbe diventato Ezio Bosso se quell'anno, la cicogna l'avesse lanciato nel mio paese, nella mia culla, al posto mio, appena un giorno dopo la nascita di Stairway to Heaven (8 novembre lei, 9, io. Pascal, nel mezzo.)
Non ho avuto zii musicisti. I miei zii erano migranti e così mio padre. Nelle mie vene c'è la malinconia di chi non se ne vuole andare ed al contempo non può restare. Ezio Bosso a quattro anni iniziava a familiarizzare con la musica, perché una sua prozia era una pianista e suo fratello era un musicista anche lui. Le mie stanze erano fatte d'altro.
Giovanissimo, talentuoso, studente al Conservatorio, che è ancora oggi l'unità di misura dei professionisti della musica, a sedici anni si esibiva già a Parigi e poi in giro per l'Europa.
Avrà fatto caso a questa storia di Imagine? Spero di si. Mi piace l'idea.
Il 14 maggio del 2020, quando aveva 49 anni, Ezio Bosso ci ha lasciati, dopo anni di lotta contro una malattia autoimmune, con tutto ciò che la cosa ha comportato.
Ascoltarlo suonare mi rende partecipe, ascoltarlo parlare mi incanta per via della sua dolcezza, per la sua intelligenza, per l'ironia che dimostra anche nel video che ho scelto di condividere. Vorrei che fosse ancora con noi, e il solo modo che conosco per riportarlo qui, è di ascoltare la sua musica e parlare di lui, nei limiti del mio possibile.
Le stanze del mio blog, prendono a prestito l'unità di misura fondante della poesia, "Le stanze" e poi si estendono alle stanze di Virginia Woolf, una scrittrice che tutte le ragazze hanno amato ad un certo punto della loro vita.
La mia stanza, quella dove dormo, è piccolissima, ed è piena di libri. Lo dico con fastidio. Detesto i feticci di quel che sia, anche se alcuni li ho anche io. Per anni, la mia stanza l'ho pensata come un nido, e non sapevo separarmene senza sentirne la mancanza.
Le mie "carte" non erano previste, forse per questo ci sono così legata.
Il mio blog poteva chiamarsi solo così come si chiama.
Le stanze sono, per me, luoghi chiusi, a tratti asfissianti, ma come dicevo, è importante l'arredo, la finestra, il punto luce, le vie di fuga e si, ogni stanza ha la sua metafora, e la metafora è poesia. Ecco perché mi piace che Ezio Bosso stia qui insieme a me.
“La parola stanza significa fermarsi, ma anche affermarsi. È una parola così importante; eppure, non ci pensiamo mai […] Sono così comuni nella nostra vita che le releghiamo ad essere vane chiamandole Vani. O le asserviamo chiamandole Camere. Le stanze dove si impara le chiamiamo aule. Che bel nome. Vuol dire libero, pieno di aria"
“Noi uomini tendiamo a dare per scontate le cose belle. La vita è fatta di dodici stanze: nell’ultima, che non è l’ultima, perché è quella in cui si cambia, ricordiamo la prima. Quando nasciamo non la possiamo ricordare, perché non possiamo ancora ricordare, ma lì la ricordiamo, e siamo pronti a ricominciare e quindi siamo liberi”. Ezio Bosso sul palco del Festival di Sanremo
In questo link trovi un bell'articolo dedicato ad Ezio Bosso.
Luisa Lù.

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